Benvenuti alle forche caudine

Articolo pubblicato il 06 ottobre 2003
Pubblicato dalla community
Articolo pubblicato il 06 ottobre 2003

Attenzione, questo articolo non è stato ancora editato, né pubblicato in alcun gruppo

Mentre le diplomazie di mezza Europa affilano i coltelli, la presidenza italiana comincia un tour de force di tre mesi. Riusciranno i nostri eroi a salvare la bozza Giscard?

Il quattro ottobre prossimo si aprirà a Roma la Conferenza Intergovernativa che prenderà in esame la bozza di Trattato Costituzionale approvato a luglio dalla Convenzione europea.

Come noto, il testo che il 18 luglio Valery Giscard D’Estaing ha consegnato alla Presidenza italiana dell’Unione europea, non costituisce ancora la solida base di uno Stato federale in grado di agire attivamente sulla scena internazionale, come auspicato da molti cittadini europei. Tuttavia oltre a segnare importanti passi avanti nel rafforzamento dell’integrazione politica fra i paesi del vecchio continente, questo testo consolida l’impalcatura istituzionale europea consentendo all’Unione di allargarsi ai dieci nuovi paesi dell’Europa dell’Est. L’allargamento ad Est, che a volte viene ingenerosamente visto come un processo scontato, costituisce infatti la più grande e significativa azione di politica estera che l’Unione europea abbia realizzato nella sua storia, e la Convenzione europea è stata lanciata nel dicembre 2001 a Laeken proprio con l’obiettivo prioritario di preparare le strutture istituzionali europee a questo storico evento.

Ce la farà il testo approvato “per consenso” dalla stragrande maggioranza dei 105 membri della Convenzione ad attraversare sano e salvo (ovvero con piccoli ma non sostanziali mutamenti) le forche caudine della prossima CIG? C’è da sperarlo con tutto il cuore. E’ ormai largamente diffusa, infatti, la consapevolezza che se all’interno della CIG si dovesse riaprire il negoziato, il testo approvato dalla Convenzione ne uscirebbe certamente “peggiorato”, poichè gli aspetti comunitari verrebbero ulteriormente indeboliti a vantaggio delle prerogative dei governi nazionali (che nella CIG, a differenza che nella Convenzione, sono protagonisti incontrastati). Una recente indagine condotta dall’Istituto Affari Internazionali (Convention Watch, second issue) che verrà pubblicata nei prossimi giorni su www.euconline.net, rivela che quasi tutti i governi dei paesi partecipanti alla CIG sono disposti ad adottare il testo uscito dalla Convenzione senza rivoluzionarlo. Ma nel contempo affermano che se si dovesse riaprire il negoziato, non esiterebbero ad avanzare le proprie rivendicazioni su questo o quel punto.

La Presidenza italiana dell’Unione, che coordinerà i lavori della Conferenza, ha già annunciato che si batterà, insieme agli altri cinque paesi fondatori (cui si è sorprendentemente aggiunta l’Inghilterra), per mantenere il più possibile integra la bozza Giscard. Per agevolare il raggiungimento di questo obiettivo il Ministro degli Esteri italiano Franco Frattini ha anticipato che la CIG adotterà il metodo del “dissenso costruttivo”, per cui “si aprirà una discussione su un tema solo se contestualmente verrà presentata una proposta sostitutiva di cui il proponente spiega l’effetto migliorativo”. In questo modo si taglia la strada al caos che esploderebbe se ogni paese si presentasse alla festa con la propria “shopping list” di esigenze nazionali.

In preparazione della CIG la Presidenza italiana sta anche intessendo una fitta attività diplomatica con Spagna e Polonia per disinnescare la loro opposizione al cambiamento del sistema di voto “ponderato” in Consiglio. I due paesi si riterrebbero infatti danneggiati dal nuovo e più semplice sistema della “doppia maggioranza” (di metà degli Stati e tre quinti della popolazione) proposto dalla Convenzione.

Ma la Polonia compare nella lista dei paesi “rivoltosi” anche per quanto riguarda il superamento della presidenza semestrale del Consiglio e la nuova composizione della Commissione: dal 2009 la comporrebbero solo 15 membri con portafoglio e diritto di voto, con altri 10-15 “junior commissioners”. Contro questi due punti la Commissione di Prodi ha compattato le fila di tutti i “paesi piccoli”, tranne quelli del Benelux. I paesi più piccoli, fra cui molti dei nuovi entranti, ritengono infatti che queste due soluzioni li indebolirebbero rispetto ai grandi.

La posizione politica assunta dalla Commissione, che nel suo documento propone anche una ulteriore estensione del voto a maggioranza qualificata, più che una concreta incidenza sul dibattito che si svolgerà nella CIG, ha il chiaro obiettivo di controbilanciare eventuali proposte “intergovernativiste” che potrebbero “improvvisamente” erompere nel corso dei negoziati. Qualcuno ipotizza infatti che sotto questa apparente quiete inaugurale alcune diplomazie stiano lavorando per scompaginare le carte. Ma forse è solo un cattivo pensiero…

Nonostante l’Economist affermi che la CIG dovrebbe durare solo quei quindici minuti necessari a strappare tutte le pagine del nuovo Trattato costituzionale di Giscard, i brokers di Londra danno diverse chances di sopravvivenza al testo della Convenzione. E c’è veramente da augurarselo, viste le condizioni politiche che hanno caratterizzato questi ultimi faticosi mesi europei. Pur nella consapevolezza che, ad allargamento finalmente compiuto, ci sarà ancora tanta strada da fare.