Belfast: l'avventura di due città?

Articolo pubblicato il 19 maggio 2003
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Articolo pubblicato il 19 maggio 2003

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Candidata a divenire “Città della cultura 2008”, Belfast cerca, da anni, la sua rinascita. Ma i drammi politici del passato sono spesso insormontabili. Reportage.

“Belfast”. Il solo nome evoca immagini di bar alla moda o pietre miliari colorate, suscita molte fantasie tra i curiosi e quasi tutti se ne fanno un’idea, anche senza averla mai visitata. La sua immagine mediatica non è sempre stata delle migliori (per dirla breve) ed è stata descritta da una delle più popolari guide turistiche come “l’incubo delle agenzie di comunicazione sin dal 1960”. Lonely Planet invece afferma che “il nuovo millennio vedrà la città reinventare se stessa e liberarsi dalla sua cattiva reputazione reinventandosi così come fanno le altre città che iniziano per B: Berlino e Beirut.”

Esistono infatti prove di questo “reinventarsi”, ma non è ancora un concetto diffuso dovunque.

Belfast è una città divisa, ma non solo nel senso ovvio del termine. Essa è infatti divisa tra l’immagine che i politici al potere vogliono proiettare al mondo esterno e l’immagnine, spesso deludente, della triste realtà.

Una città spaccata dal “Muro della Pace”

Situata sulla costa est dell’Irlanda del Nord, Belfast è racchiusa tra tre verdi colline che le forniscono anche un’ottimo panorama. E’ dal belvedere che si puo’ facilmente individuare il tracciato del fiume Lagan che si dirige verso il mare; si possono osservare le tante guglie delle tante chiese luccicanti nei rari momenti di tramonto; ci si può meravigliare di come anche le guglie più alte sembrano nani davanti alle due grandi e ampie gialle crune di Harland e Wolf

Da qui la città sembra una qualsiasi altra città...

Si guardi da più vicino però e ci si accorgerà del tracciato della “Linea della Pace”- un muro alto 2,20 metri che separa i “repubblicani” e gli “unionisti” della Belfast occidentale; si possono vedere le tante torrette di controllo dell’esercito e i posti di osservazione ancora visibili; ci si può meravigliare dei talenti artistici ma un pò bigotti dei murales colorati che adornano molti muri e che ritraggono persone ed eventi importanti e di significato storico da una parte e dall’altra. A questo punto ci si rende conto che questa non è una città come le altre in Europa ma possiede un passato pesante e un futuro fragile e incerto.

Città della Cultura?

Dal nostro punto di osservazione sulla collina, si possono comprendere le decisioni intraprese l’anno scorso dal City Council di Belfast per la nomina di Belfast come “Città della Cultura 2008”. Sin dal 1998, anno di firma dell’ accordo di Belfast, molti sforzi sono stati fatti per la rinascita del centro storico e per la rivalutazione dell’immagine di Belfast. L’area che porta dalla collina fino al mare è stata completamente ri-sviluppata e ora ospita l’impressionante sala concerti ‘Waterfront’, un hotel Hilton, un’arena sportiva e artistica e un blocco impressionante di appartamenti. Allo stesso modo uno sforzo è stato fatto nel ridefinire l’area di St. Anne’s Cathedral – che prima era un quartiere industriale di poco conto – come quartiere culturale nel tentativo di replicare il successo del Temple Bar, Quartiere Latino di Dublino. Il festival della ‘Cathedral Quarter’ è stato inaugurato cinque anni fa e ha sempre maggiore successo e molti sono i visitatori attratti dalle performance teatrali, musicali e dalle commedie. Aggiungiamo a questo anche la proliferazione di bar alla moda, ristoranti e nightclubs che continuano a fiorire nella città e ci accorgeremo di come Belfast possa veramente aspirare al titolo.

Anche se all’inizio, la battaglia per migliorare l’immagine di Belfast sembra essere vincente.

Se è vero, però, che il mondo sembra convincersi della trasformazione, si è fallitto nel convincere coloro a cui questa immagine importa maggiormente: i cittadini di Belfast.

Ad una più attenta visione di Blefast come Città della Cultura infatti si trovano delle discrepanze. Il giorno che la sfida fu lanciata, il Consiglio Artistico Nord Irlandese ha tagliato il 20% dei fondi per i teatri, gruppi locali drammatici etc. C’è ancora oggi in giro una mancanza di impegno e di investimenti nel mondo artistico. Lo Slogan usato “Una sola Belfast” era un (discutibile) tentativo di bypassare le doppie e distinte tradizioni di Belfast accomunandole in un’unica identità culturale. La chiave di lettura insita nell’immagine della città non risiede nell’ignorare le ricche risorse che la città possiede ma è nella separazione della problematica violenza (scudo per entrambe le fazioni) con la nozione di identità culturale. Sforzi in questo senso sono stati fatti dalle stesse comunità. Feile an Phobail – un festival estivo organizzato nella Belfast occidentale- ha attratto migliaia di turisti e molti attori internazionali da quando è iniziato circa dieci anni fa. I collegamenti con i terroristi repubblicani non sono certo ignorati, dato che questa comunità è stata molto influenzata dagli stessi, ma sono presentati e spiegati tramite un background storico e culturale, sottolineando la voglia di guardare avanti.

Il problema dell’immagine che i decision-makers di Belfast stanno tentando di veicolare non è il fatto di essere troppo visionaria. Risiede invece nell’essere una visione di un futuro costruito su fondazioni forti di nuove e luccicanti costruzioni e molto verde. Ma è una visione lontana dalla realtà delle esperienze popolari con una chiara mancanza di strategia su come ridurre il divario. Una parvenza di cultura non può essere creata solo dando nuovi nomi alle strade, né può essere una strategia dall’alto verso il basso. La cultura è fatta di persone. Deve essere facilitata, accompagnata e aiutata ma soprattutto permettere lo scambio di esperienze. Chiunque sia stato a Belfast probabilmente vi dirà che la sua caratteristica più attraente è l’approccio amichevole dei suoi cittadini. Può sembrare ovvio dire che i cittadini devono essere inclusi in qualsiasi progetto di riforma della città, ma provate a dirlo al Consiglio. Fino a che un collegamento tra la storia turbolenta di Belfast e il ruolo che essa deve giocare nel proprio furturo non sarà fatto, Belfast rimarrà una citta divisa tra la sue contraddizioni. Una Belfast metà Dott.Jekyll e metà Mr Hide.