Bechdel TEST in svezia: se gli uomini sono l'unica cosa di cui le donne parlano

Articolo pubblicato il 11 novembre 2013
Articolo pubblicato il 11 novembre 2013

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Luoghi comuni sul genere? Quattro cinema svedesi hanno recentemente adottato il cosidetto "Bechdel Test", un test che prende il proprio nome da una fumettista statunitense e valuta i film in base alle loro attitudini sessiste verso le donne.

Elle Tejle, direttrice ventinovenne del cinema d'essai Bio Rio a Stoccolma, spiega perché la gente dovrebbe prendere il test con più ironia.

Ellen, il tuo ci­ne­ma usa il co­sid­det­to Be­ch­del test per mi­su­ra­re che cosa esat­ta­men­te?

In real­tà, nes­su­no sa come pro­nun­ciar­lo cor­ret­ta­men­te (ride). Per ot­te­ne­re una A, un film deve avere al­me­no due donne che par­la­no tra loro di qual­co­sa che non siano gli uo­mi­ni.  La gente però do­vreb­be pren­de­re il test con un po' più di iro­nia. Non do­vreb­be nem­me­no es­se­re con­si­de­ra­to più un pro­ble­ma. Fem­mi­ni­smo per me si­gni­fi­ca sem­pli­ce­men­te che gli uo­mi­ni e le donne hanno gli stes­si di­rit­ti. C’è an­co­ra bi­so­gno di di­scu­ter­ne?

Una con­ver­sa­zio­ne sugli uo­mi­ni può es­se­re anche fi­lo­so­fi­ca ... dove si traccia la linea?

Non è un pro­ble­ma se le donne par­la­no di uo­mi­ni. Di­ven­ta però un pro­ble­ma se l'u­ni­ca cosa che fanno è par­la­re di uo­mi­ni. Il punto è che anche un ra­gaz­zo o una ra­gaz­za di 12 anni può guar­da­re un film e ca­pi­re se passa il test. Nel no­stro ci­ne­ma tutti aiu­ta­no a va­lu­ta­re i film. C'è anche il sito Bechdeltest.​com che può dare ul­te­rio­ri sug­ge­ri­men­ti, si trat­ta di una piat­ta­for­ma sulla quale per­so­ne pro­ve­nien­ti da tutto il mondo si con­fron­ta­no sui film. Il test, però, non deve es­se­re frain­te­so: noi mo­stria­mo an­co­ra lo stes­so re­per­to­rio che mo­stra­va­mo prima. Ab­bia­mo in­ten­zio­ni po­si­ti­ve. L' unica dif­fe­ren­za è che ab­bia­mo ag­giun­to ai film un’e­ti­chet­ta fem­mi­ni­sta. Siamo ci­ne­ma in­di­pen­den­ti e vo­glia­mo sem­pli­ce­men­te aiu­ta­re l'in­du­stria ci­ne­ma­to­gra­fi­ca di­ve­ni­re più ega­li­ta­ria.

 

Al gior­no d’og­gi ci sono quote rosa pre­vi­ste dai go­ver­ni e dalle gran­di com­pa­gnie. Anche l'ar­te do­vreb­be es­se­re li­mi­ta­ta da una quota of­fi­cia­le?

Non ho un'o­pi­nio­ne a ri­guar­do. Per noi è solo uno modo per far apri­re gli occhi e ali­men­ta­re il di­bat­ti­to, e – si spera – un nuovo stru­men­to nel­l’am­bi­to delle te­ma­ti­che di ge­ne­re. Una cosa che ab­bia­mo sco­per­to è che non im­por­ta a quale ge­ne­re ap­par­ten­ga il film o se i film siano eu­ro­pei, asia­ti­ci o ame­ri­ca­ni. Al mo­men­to ab­bia­mo "The Per­ver­t's Guide to Ideo­lo­gy" che non ha pas­sa­to il test, cosi come "Red Ob­ses­sion" e un muc­chio di altri film sve­de­si. Penso che il fatto che ve­dia­mo solo uo­mi­ni sullo scher­mo abbia un ef­fet­to sulla no­stra de­mo­cra­zia. Ab­bia­mo que­sta con­sue­tu­di­ne, siamo così abi­tua­ti a que­sta si­tua­zio­ne che non ne par­lia­mo nem­me­no più. Sono ri­ma­sta scioc­ca­ta usan­do il test, pen­sa­vo che fos­si­mo molto più con­sa­pe­vo­li di ciò che ve­dia­mo sugli scher­mi.