Beat Assilant, il rap'n'roll che viene dall'America

Articolo pubblicato il 27 giugno 2012
Articolo pubblicato il 27 giugno 2012
Beat Assaillant è una ricetta esplosiva, un’oncia di vibrazioni di Atlanta, dichiarata capitale dell’hip hop, con una sorsata di jazz e soul, cosparsa di ritmi elettro- rock parigini. Beat Assaillant è innanzitutto un amante della poesie e di vecchio hip hop, che ci parla del suo nuovo album “B”. Il tutto in un perfetto "franglais".

Il suono attraversa le due pesanti porte dello studio del quartiere di Oberkampf a Parigi. I muri e il soffitto vibrano sotto i colpi della batteria e la voce di Adam risuona nel cemento. Adam è Beat Assaillant, l’MC (acronimo inglese, letteralmente il "maestro di cerimonie") pieno di energia che si era fatto conoscere nelle radio con “Hard Twelve” nel 2005 e “Spy” duetto con Ben l’Oncle Soul nel 2009. È dall’altra parte del muro, mentre prova con il suo gruppo. Entro per qualche minuto nello studio e ho le orecchie piene. Divano in cuoio, muri in mattone e tappeto persiano. Accogliente. Un arredamento che stona con l’ambiente elettro-rock dei cinque musicisti e del rapper. Si, “elettro-rock”, perché per il suo nuovo album Beat Assailant vuole un approccio “più organico, con rock, rap e samples” Nel periodo in cui i giovani rapper iniziano a mettere gli ottoni nei loro pezzi, lui preferisce toglierli per creare un album più “puro”. Questo risuona in tutti i momenti dell’album. Il batterista si diverte alla destra, il dj mixa sulla sinistra e Adam fa delle piroette verbali al centro.

Un ritorno alle origini

Adoro la poesia. Quando ho iniziato veramente a scrivere testi, mi sono lanciato nella poesia prima della musica, per imparare le rime, i ritmi, uno stile

C’è un’altra vibrazione in 'B'. Avevo voglia di fare un album un po’ più hip hop. Ritornare alle origini” . Stressato dalle due settimane di prove, Beat Assilant rimane sorridente e non lascia il suo iPad. Un berretto nero della squadra di baseball d’Atlanta avvitato sulla testa, Adam non ha rinnegato le sue origini. Nato nel 1977 a Miami, ha passato la sua infanzia nella capitale dello stato della Georgia e ha esordito al liceo sul ritmo di A Tribe Called Quest e di De La Soul. Tempesta le battute con rime vorticose e diviene presto Beat Assailllant agli occhi dei suoi amici. Atlanta, città costruita interamente sulle rovine della guerra di secessione, si è trasformata in un trampolino per i giovani rapper e nella culla dei movimenti hip hop. Ha visto nascere Gucci Mane e il duetto Outkast, che Beat Assillant ha incontrato ai suoi esordi. Negli Stati Uniti, non ci torna “molto spesso”. Recentemente ha trascorso un po’ di tempo a San Francisco dove ha preso “molte vibrazioni. È anche perché avevo voglia di fare un ritorno alle origini. Nei testi del mio ultimo album, in quasi tutti i pezzi, cito e faccio l’occhiolino a un vecchio successo dell’hip hop americano”.

La dolce Francia

"B", il suo nuovo album, è innanzitutto un’opera più personale, tra Parigi e gli USA. “B, sono io, sono proprio io B, ‘be myself’. Per i featuring ho lavorato con alcuni amici. Ho fatto tutto l’outwork, ho scritto canzoni a mano per le copertine dei dischi. Ho preso quasi tutte le foto, sotto casa mia a Parigi. Avevo voglia di qualcosa che mi somigliasse e che fosse il riflesso della mia vita di oggi”. Beat Assillant vive da dieci anni nella capitale francese e attinge dalle fonti del paese per registrare i suoi album. Ha collaborato per molto tempo con dj Pfel di C2C e Ben l’Oncle Soul che lo ha accompagnato per molte date. Nel suo ultimo album, ha fatto un duetto con il rapper Oxmo Puccino. In breve, “B è un miscuglio di vecchi suoni americani, il suono di casa mia a Parigi e un po’ di elettro”.

Del resto, gli piacerebbe cantare in francese: “Ho scritto una canzone in francese, perché avevo voglia di farlo per questo album, ma non è stata una buona idea. Parlare, va bene, ma scrivere è un’altra cosa. Scrivere per dire qualcosa di profondo con le rime è più complicato”. Perché più che dalla musica, Beat Assailant è stato colpito dalla poesie, dai versi di John Keats, dal lirismo di William Wordsworth e dalle cadenze di Walt Whitman: “Adoro la poesia. Quando ho iniziato veramente a scrivere testi, mi sono lanciato nella poesia prima della musica, per imparare a fare le rime, i ritmi, uno stile”.

Rap'n'roll

La musica forse viene dopo, ma le sue ispirazioni non sono di meno e danno vita a un miscuglio vulcanico. Quando gli chiedo dei tre album che hanno segnato la sua vita musicale, risponde senza esitare: The low end theory di A tribe called Quest, Kind of Blue di Miles Davis e Dummies di Portishead. Hip hop, jazz e trip hop, ma anche buon vecchio rock: “ho molte fonti d'ispirazione. Ascolto anche rock, dai classici come Jimi Hendrix ai più moderni come i White Stripes e i Black Keys passando per il grunge di Pearl Jam". E si vede nel live. Con Beat Assillant, l’hip hop non è morto e neanche il rock.

Foto di copertina © cortesia del sito d'IVOX-music; video : Won't Dance (cc) darkfalco3/YouTube.