Barroso: poche idee e molto peso

Articolo pubblicato il 05 luglio 2004
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Articolo pubblicato il 05 luglio 2004

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Se l’Europarlamento dirà sì, José Manuel Durao Barroso sarà il nuovo Presidente della Commissione. Cosa aspettarsi da un portoghese a Bruxelles?

Ormai alla fine del suo mandato di Presidente del Consiglio dei ministri Ue, il premier irlandese Bertie Ahern ha concluso con l’ennesimo avvenimento poco significativo. L’attuale premier portoghese José Manuel Durao Barroso diventa il nuovo Presidente della Commissione europea. Scegliendo quest’uomo d’Europa meridionale, i leader nazionali hanno chiamato in causa uno dei loro colleghi. Un collega che però non ricoprirà la carica di Presidente con particolare carisma, con proposte politiche per l’integrazione realmente convincenti, o restituendo nuovo splendore all’istituzione Commissione. Finora questo conservatore ha semmai colpito per le qualità di pragmatico fra le fila dei capi di governo. Ad esempio proprio qualche anno fa, alla vigilia della guerra in Iraq, è stato proprio lui ad organizzare in un battibaleno il summit delle Azzorre tra Bush, Blair ed Aznar.

Prova di forza dei conservatori

Va detto per la precisione che anche qui il presidente francese Jacques Chirac e il cancelliere federale tedesco Gerhard Schröder hanno fatto fronte comune contro il portoghese conservatore bloccandone a lungo la candidatura. Alla fine, però, anche il potente asse dell’Europa centrale non ha retto davanti a Barroso. “Una grande maggioranza

di capi di governo”, secondo Bertie Ahern, ha sostenuto da subito Barroso. E a favore del portoghese si è schierato anche un attore di primo piano sulla cartina del potere di Bruxelles: Hans-Gert Pöttering. Per il presidente del gruppo popolare all’Europarlamento di Strasburgo. Barroso è “un europeo convinto e degno rappresentante del sistema comunitario”. Dopo la vittoria alle Europee del 13 giugno, i conservatori avevano fatto rapidamente e chiaramente capire che la poltrona del prossimo Presidente della Commissione era già prenotata da un conservatore.

Ma l’Europarlamento potrebbe dire no

Tuttavia, che la prova di forza dei conservatori sia coronata dal successo, è ancora tutto da vedere. Il Parlamento Europeo deve infatti pronunziarsi il 22 luglio sulla nomina del Presidente della Commissione. E non sta scritto da nessuna parte che il gruppo parlamentare di maggioranza debba imporre le sue leggi. Con 280 deputati, il Partito Popolare Europeo costituisce il primo gruppo parlamentare a Strasburgo. Per un successo di Barroso occorrono però ben 367 voti. E da dove dovrebbero spuntare le preferenze restanti, non è ancora del tutto chiaro. Perché i rappresentanti dei popoli d’Europa non paiono proprio soddisfatti dalla proposta avanzata dai capi di Stato e di governo. “Non vedo alcun motivo per cui dovrei votare Barroso”, ritiene il capogruppo dei Verdi Dany Cohn-Bendit. “Sembra molto difficile convincere i socialdemocratici ad appoggiare la nomina di un loro ex", avverte il deputato del Partito Socialista Europeo Poul Rasmussen. Anche i liberali sono scettici. Così una questione personale, del resto legata al consenso della rappresentanza popolare europea, potrebbe regalarci una baruffa politica in piena regola in seno ai maggiori partiti.

Possibilità tutt’altro che remota. Perché la corazzata Barroso in viaggio dai vertici del governo portoghese verso il cuore (burocratico) dell’Europa non sembra assolutamente muoversi in acque tranquille. Barroso non si è finora distinto per il gran carisma o per un particolare profilo di uomo politico attento all’Europa. “Il carisma viene con le responsabilità”, è una della frasi preferite di Barroso. Il suo grado di notorietà oltre il Portogallo sembrerebbe tendere allo zero, e a Bruxelles il conservatore moderato è considerato un foglio bianco. Cos’abbia in mente esattamente per la presidenza della Commissione è ai più sconosciuto. Come professore di politica e di diritto, sembra pur sempre portarsi dietro una qualifica professionale idonea.

Il camaleonte

Anche per Barroso non si può dire che sia portato dal suo paese sull’onda di un euro-entusiasmo. Un duro corso in economia ha portato Barroso a bassi livelli di popolarità. A casa sua il marxista di un tempo è paragonato a un camaleonte perché ha spesso e vivacemente cambiato i suoi orizzonti politici in passato. Quale successo possa riscuotere quest’uomo “nuovo” tra i federalisti europei e gli scettici dell’integrazione, è ancora da accertare. Inoltre sembra sia sua intenzione gettare un ponte tra chi critica gli Usa e gli atlantisti convinti. Dopo il disastro in Iraq “l’Europa deve ritornare unita”, questo il proposito principale annunciato da Barroso dopo la sua nomina. Un motivo per sostenerlo però potrebbe venire altrove: venendo dal Portogallo, Barroso rappresenta un piccolo paese membro, e non è certo il candidato tanto desiderato da Francia e Germania. Questa situazione lo mette in buona luce presso tutti gli altri paesi. Anche questo fatto va notato per la prossima mano che si giocherà sui tavoli del potere di Bruxelles.

Città in cui lo attende un’impresa delicata e ben ricco di compiti. L’attuazione stentata della strategia di Lisbona, attraverso la quale l’Europa intende diventare entro il 2010 l’economia più competitiva del mondo, aspetta nuova linfa. Per il portoghese Barroso si tratta di un’onorevole sfida. Inoltre la Commissione deve elaborare un programma finanziario che partirà nel 2006: un’ardua impresa vista la volontà di risparmiare già espressa da parecchi capi di governo. Vanno poi condotte in porto le ulteriori trattative di adesione. Ed i fossati spalancati dalla guerra in Iraq e dal dibattito sulla Costituzione tra Stati piccoli e grandi, fra Paesi atlantisti e paesi critici verso Washington, potrebbero affossare definitivamente un fautore del conflitto in Iraq ed un tiepido sostenitore dell’Ue, per di più proveniente da un piccolo paese membro. Certo forse è meglio che restare a guardare.

In definitiva il predecessore di Barroso, Romano Prodi, è andato avanti con molte semi vittorie agli esordi, brancolando nel buio in seguito per una serie di gaffe commesse a Bruxelles. Speriamo che quest’uomo nuovo segua un cammino esattamente inverso.