Barroso: il nemico di Barroso

Articolo pubblicato il 08 giugno 2009
Articolo pubblicato il 08 giugno 2009
Con la terza vittoria della destra in Europa, Barroso spera di essere unto dal Consiglio europeo per un secondo mandato. Ma gli europarlamentari vogliono che presenti un programma chiaro prima di dare il loro appoggio al conservatore portoghese.

«Sono a favore di un'Europa politica, ma a sfavore di un confronto politico tra partiti in Europa. Se apparteniamo a una realtà sovrannazionale, dobbiamo essere politici che vanno oltre le ideologie di partito». Lo ha detto il Presidente di quello che sarà il Governo d'Europa: la Commissione. Questo dice tutto sulla concezione che il conservatore Durão Barroso ha della democrazia europea: è meglio non fomentare il dibattito critico sulla gestione dei suoi cinque anni di mandato ora che è in gioco la sua rielezione. «Non occorrono candidati alternativi a presiedere la Commissione», si azzardò a dichiarare qualche settimana fa a Varsavia,durante il Congresso dei conservatori europei.

 Parlamento europeo

Come in un colpo di Stato

Il tedesco Gerhard Schröder, il portoghese Mário Soares, lo spagnolo Felipe González e il francese Lionel Jospin: sono quattro degli otto ex dirigenti europei socialisti hanno firmato la scorsa settimana una lettera in cui lamentavano il fatto che la famiglia socialista europea non presentasse un candidato alternativo a Barroso. Come ha segnalato l'ex presidente socialista del Parlamento, Enrique Barón Crespo, «queste elezioni europee si celebreranno secondo il Trattato di Nizza che impedisce al parlamento di proporre e di eleggere il Presidente della Commissione, mentre la prossima Commissione lavorerà secondo il Trattato di Lisbona». Ha molto a che vedere con un colpo di Stato all'Europea. I governanti del Consiglio europeo vogliono accelerare l'elezione del loro favorito, Durão Barroso, prima che venga approvato il Trattato di Lisbona che pretenderà che questo si sottometta al Parlamento, sapendo che questo può trovare candidati a lui alternativi anche nello schieramento di Destra. «O tutto secondo Nizza, o tutto secondo Lisbona!», reclama il leader dei liberali, Graham Watson.

Durão Barroso dovrà unirsi ai politici

È per questo che i partiti europei chiedono spiegazioni a Barroso. Molti vogliono che presenti un programma di legislatura prima di dargli il loro appoggio. «I giovani stanno vivendo come prima esperienza del mercato liberale la disoccupazione», afferma il socialista Hannes Swoboda, il quale aggiunge che «il sociale dovrà essere più presente nella prossima Commissione». Dai liberali, Andrew Duff crede che «bisogna esercitare un po' più di pressione sulla Commissione se aspira che Durão Barroso ripeta il mandato». Secondo i liberali, la Commissione dovrebbe consentire un aumento del budget europeo, accelerare l'ampliamento dell'Eurozona e promuovere una politica fiscale più rigida. «Ci aspettiamo che Durão Barroso presenti un manifesto o un programma dei suoi progetti e che tragga conclusioni dalla crisi», conclude Duff. Tra le file della Sinistra Unitaria europea, l'inarrestabile Ilda Figueiredo denuncia «la falsa indipendenza della Banca Centrale europea che si preoccupa solo degli interessi privati», mentre propone lo scioglimento del Patto di stabilità e l'appoggio agli investimenti pubblici in settori innovativi, come la Sanità e la Formazione dei lavoratori e dei giovani.

Alla ricerca della leadership di fronte alla crisi

Foto, guillefotos / FlickrPrima di sostenerne l'investitura, i socialisti pretenderanno che il prossimo presidente della Commissione s’impegni a difendere un programma sociale e che nessun Paese permetta ai propri lavoratori salariati di lavorare più di quarantotto ore settimanali. «Che Barroso apporti al Consiglio europeo del 18 di giugno un nuovo piano di recupero economico per far fronte ai 27 milioni di disoccupati e alla caduta del PIL del 4%, con i quali si coronerà il 2009», esige il Presidente del Partito Socialista europeo, Poul Nyrup Rasmussen. Quest'ultimo è il primo ad attaccare con maggiore tenacia la gestione e la “passività” di Barroso: «Avere la leadership significa sapersi assumere dei rischi» e conclude invitando Barroso a non «aspettare di sentire ciò che dicono da Parigi o da Londra per proporre riforme». Questo è stato così fino ad oggi per volontà dello stesso Barroso che si difende implorando che gli venga chiesto «il possibile e non quello che non è possibile a causa della mancanza di ambizione degli Stati e del loro rifiuto ad aumentare il budget comunitario. Quando gli conviene Durão Barroso sputa sul piatto in cui mangia, il piatto dei capi di Stato e di Governo che sono contenti che Durão Barroso si limiti ad essere un «semplice intermediario tra governanti», tale come si definì cinque anni fa accedendo alla carica.

È in gioco la legittimità dell'Unione

«Sono contro la drammatizzazione artificiale da parte dei politici», insiste Durão Barroso, senza mezzi termini. «Bisogna parlare d'Europa in positivo, perché ciò che più alimenta gli euroscettici in momenti di crisi è il pessimismo degli europeisti». Senza alcun dubbio, i grandi progetti politici si forgiano in situazioni difficili. La crisi attuale è il momento più difficile della storia dell'Unione. Se si lascia che siano gli Stati a tirarcene uscire, si tarderà ancora e l'Unione avrà perso un'opportunità storica per riaffermare la sua legittimità ed uscirne rafforzata. È quello che i politici del Parlamento tentano di spiegare a Durão Barroso. Sembra che quest'ultimo non riesca a capire. Se accede ad un secondo mandato e non cambia atteggiamento, rischia che i rappresentanti dei cittadini europei gli rendano la vita impossibile.