Barroso è l’uomo giusto per l’Europa?

Articolo pubblicato il 17 settembre 2009
Articolo pubblicato il 17 settembre 2009
Il Parlamento europeo si è pronunciato: con 382 voci a favore e 219 contro, José Manuel Barroso è stato riconfermato per un secondo mandato alla presidenza della Commissione europea. Ha ottenuto la maggioranza, eppure la stampa europea rimane scettica sulle sue capacità ad essere l’uomo della situazione.

Diario Económico - Portogallo

Il Diario Económico, un quotidiano di finanziario, dà per scontata la rielezione di José Manuel Barroso, Presidente della Commissione dell’Ue: «Il dubbio è solo se la otterrà con la maggioranza semplice o assoluta (…) I primi cinque anni di Presidenza non sono stati facili per Barroso, soprattutto perché sono stati segnati, verso la fine, dalla crisi economica. Non si sa neppure se il Trattato di Lisbona sarà sottoscritto o no da parte di tutti gli Stati membri. (…) Ammettiamo però, che non deve essere facile neppure mettere d’accordo ben 27 paesi su chi vogliono come Presidente. Neppure tra i programmi di aiuto in tempo di crisi, c’è stata unanimità. C’è da dire anche che se la riforma dell’Unione Europa entra in vigore, Barroso si dovrà confrontare con una nuova organizzazione al potere e con un Presidente permanente del Consiglio Europeo (…) avrà maggiore visibilità nelle grandi decisioni, soprattutto nel caso in cui fosse Tony Blair, il precedente primo ministro britannico (…). Tutti questi elementi ci fanno pensare che Barroso si meriti una seconda opportunità».

(16/09/09)

Knack - Belgio

IL settimanale e portale di notizie di politica ed opinione, Knack dubita che un secondo mandato dell’attuale Presidente di Commissione si riveli positivo per l’Europa : «José Manuel Barroso non dispone di nessun progetto per l’Europa. È un peccato che i cristiano-democratici non presentino nessuno candidato che possa concorrere all’Unione in un modo credibile. Da un lato, l’Olanda fa di tutto per non attuare l’accordo riguardante il fiume Schelda e di conseguenza ampliare il porto di Aversa. Dall'altro lato, la Germania compra posti di lavoro alla Opel a discapito delle fabbriche di Aversa, tra l’altro. Il referendum che si celebrerà ai primi di ottobre in Irlanda è più importante della guerra a sangue per aggiudicarsi i posticini a Bruxelles. (...) Il trattato di Lisbona deve convertire l’Europa in una realtà più funzionale, forte, anche se molti politici europei non stanno dando dimostrazione che ciò gli interessi veramente e di sicuro non sarà Barroso l’uomo che gli farà cambiare idea.

(16/09/2009)

Le Monde - Francia

L’euro-deputato socialista e Presidente della Commissione dell’Economia e della Difesa, Pervenche Berès discute, sul quotidiano Le Monde, a proposito di una ri-elezione del Presidente della Commissione dell’Ue: «Nel suo Documento di orientamento politico, José Manuel Barroso dichiara che la crisi è economica, finanziaria e di valori. Poiché dimentica che è anche sociale ed ecologica, non è l’uomo di cui hanno bisogno l’Europa ed il mondo. Per riuscire a cambiare partendo dalla crisi attuale, bisogna possedere un punto di vista completo e tanto coraggio: Barroso non ha né l’uno né l’altro. Pretende di sostenere un punto, ma alla fine si presta ad una bieca manovra elettorale, che giustifica il suo soprannome di “camaleonte” Il punto non è sapere se si tratta o meno di un orientamento politico o dell’uomo che lo rappresenta, nel caso di Barroso è la combinazione delle due cose che fa giungere ad un risultato inadeguato». (15/09/2009)

 Gazeta Prawna - Polonia

(Chesi-Fotos CC/flickr)Andrzej Talaga denuncia, tramite le pagine del quotidiano Gazeta Prawna, che due grandi paesi comunitari, Germania e Francia, accetterebbero di nuovo José Manuel Barroso come Presidente della Commissione solo nel caso in cui potessero continuare a condurre una politica nazionale forte: «Le divergenze intorno alla rielezione del presidente della Commissione Europea sono la dimostrazione che il motore dell’integrazione europea si è bloccato. Francia e Germania si sono trasformate, passando da forze propulsorie più importanti della Ue a freni. Questa è un’opportunità per i paesi più piccoli, Polonia compresa, di prendere il loro posto e di diventare paesi importanti.

Al giorno d’oggi, ci si può chiedere: c’è, nonostante tutto, qualcosa che Berlino e Parigi possano fare contro i principi comunitari? Sostengono i loro interessi economici rompendo i criteri prestabiliti da Maastricht o i principi della libera concorrenza e lasciano pure nel ridicolo le istituzioni della Comunità».

(16/09/2009)