Barbara Coudenhove-Kalergi: «L’appartenenza a uno Stato non avrà importanza che nel calcio»

Articolo pubblicato il 05 luglio 2008
Articolo pubblicato il 05 luglio 2008

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Intervista con la giornalista e scrittrice austriaca, considerata “la buona coscienza dell’Austria”. Nata a Praga, nipote di uno dei padri fondatori dell’Ue, la 76enne continua con l’impegno: oggi la libertà di stampa è minacciata dalle grosse multinazionali.

Per gli editoriali che pubblica nel quotidiano austriaco Der Standard, la “Contessa Rossa” è ritenuta essere la coscienza morale dell’Austria. Nata nel 1932 à Praga, Barbara Coudenhove-Kalergi ha lasciato la Cecoslovacchia a causa dei decreti Beneš, 143 leggi presidenziali, con le quali quasi tre milioni di tedeschi dei Sudeti sono stati espulsi dal loro Paese natale alla vigilia delle Seconda Guerra Mondiale. Malgrado il duro colpo per la famiglia, o proprio grazie a questo, la giornalista e autrice è diventata quello che è oggi. A 76 anni è ancora impegnata, come ha fatto durante tutta la sua vita, per l’intesa tra i popoli e il dialogo tra gli europei.

Una famiglia europea

I Coudenhove-Kalergi sono conosciuti a livello mondiali. Suo zio, Richard, è uno dei padri fondatori dell’Unione europea, il fondatore dell’Unione paneuropea nello specifico. Suo nonno era un diplomatico austriaco. Gli occhi neri li ha ereditati dalla nonna giapponese e, forse per questo, suo padre fu professore di studi orientali. Cosmopolita, cittadina del mondo, europea e austriaca: queste sono di solito le definizioni che si sentono dare di Barbara Coudenhove-Kalergi. È d’accordo? Lei stessa considera le differenziazioni non troppo importanti. «Con l’annullamento delle frontiere tutti i cittadini europei avranno presto più identità», dice con entusiasmo.

Nel suo libro Meine Wurzeln sind anderswo (Le mie radici sono altrove), si interessa al fatto di essere divisa tra due identità. «In fin dei conti, l’appartenenza a uno stato, in un momento o in un altro, non avrà più importanza che il calcio o la religione», spiega. 

La coscienza morale della buona Austria

Come giornalista ceco-austriaca, Coudenhove-Kalergi ha scritto per numerosi giornali: Neues Österreich, Die Presse, Kurier et la Arbeiter-Zeitung der SPÖ, per citarne alcuni. La sua partecipazione all’ultimo gli ha valso il soprannome di “Contessa Rossa”. Impegnata per i diritti degli immigrati, partecipa al movimento Land der Menschen (Paese degli uomini) e alla piattaforma Christen und Muslime in Österreich (Cristiani e musulmani in Austria). Questa militanza le ha valso un altro soprannome, datole dal giornalista della televisione austro-ungherese Paul Lendvai: «La coscienza morale della buona Austria».

Nel 1989 commentava in diretta dalla Polonia, quando Solidarność, il movimento sindacale cattolico che ha spinto la rivolta, prendeva il potere. Allo stesso modo era corrispondente dell’Europa dell’Est, al momento della rivoluzione di velluto a Praga e della caduta del muro di Berlino: «Nessuno credeva che le cose stessero avvenendo così rapidamente», ricorda a proposito di questi momenti fondamentali della storia europea.

Secondo lei, il giornalismo è molto cambiato nel corso degli anni e, negli Stati dell’ex blocco sovietico, in modo positivo: «La stampa è diventata ovunque più democratica», dice. Oggi ci sono altri pericoli per i media. Le multinazionali comprano i giornali e ne definiscono la linea editoriale. La libertà della stampa è oggi veramente minacciata dagli interessi economici.

Coudenhove-Kalergi ha voltato le spalle, dal 1995 a Orf, la televisione nazionale austriaca, perché troppo orientata da un punto di vista economico. Dal 2006 il suo impegno è rivolto soprattutto ad un’iniziativa cittadina, SOS ORF, per un’offerta televisiva di qualità.

Eletta, tra i giornalisti austriaci “Donna dell’anno 1990” vede Internet come una novità pratica per il giornalismo. «Utilizzo sempre Internet per il mio lavoro. È estremamente pratico poter leggere on line i giornali di altri Paesi. Detto questo, alla mia età non mi metterò certo ad aprire un blog».

Lisbona e il blocco della Costituzione europea

Coudenhove-Kalergi constata che grazie a Internet, l’informazione circola oramai più veloce rispetto a quando lei lavorava come corrispondente della televisione, nel 1975, soprattutto in Europa dell’Est. Oggi ne è convinta: «I Paesi europei sono ben integrati nella Grande Europa, ma per quello che riguarda l’allargamento, l’Austria si è svegliata un po’ tardi».

In effetti, l’economia austriaca, e in particolare le banche, secondo lei hanno investito all’ultimo momento in Europa dell’Est e nei Balcani. E, al di là dell’economia, non c’è stata attenzione da parte degli uomini politici. Le continue critiche sull’allargamento costituiscono un pericolo, perché le conquiste dell’Europa non vengono capite. Detto questo, almeno fino ad oggi, l’Europa ha evitato di parlare di «questioni sociali».

Per quanto riguarda il Trattato di Lisbona, secondo la Coudenhove-Kalergi non è la miglior soluzione possibile. Riflette un’Europa delle élite, ma non quella dei cittadini. Il fatto che i simboli europei siano stati tolti dal Trattato (la bandiera europea è stata proposta da suo zio Richard Coudenhove-Kalergi) la preoccupa meno dei pericoli concreti: l’euroscetticismo, i referdum e il populismo.

Visto che il quadro di Pieter Brueghel il vecchio, «La Torre di Babele, si trova proprio a Vienna al Kunsthistorisches Museum, la questione del multilinguismo arriva da sola. Il pluralismo al quale aspira l’Europa è significativo? Ne è certa: «Gli europei imparano, oggi, molte più lingue di prima, aprendosi di più al mondo. L’Europa è il miglior modello che potremmo avere, il più umano e il più democratico», dice la Coudenhove-Kalergi in un eccesso di superlativi.