Barack Obama e lo scudo antimissile: a qualcuno piace

Articolo pubblicato il 27 aprile 2009
Articolo pubblicato il 27 aprile 2009

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La visita del 5 aprile di Barack Obama a Praga è stata interpreta da alcuni come un segno di pace e di miglioramento delle relazioni tra gli Usa e la Repubblica ceca. Il Primo Ministro, Mirek Topolanek, ha salutato quest’avvenimento come «il discorso europeo dell’anno», ma non tutti nella capitale ceca hanno avuto la stessa reazione.

«Considero questa visita come un premio di consolazione, Foto: zionsiva / Flickrperchè i politici cechi sarebbero molto contrariati se gli Usa vendessero alla Russia», afferma Krystof Kozak, del dipartimento di Studi Americani alla Charles University di Praga. È convinto che la visita di Obama a Praga, segni l’inizio della fine per le due nazioni. Ci incontriamo per bere qualcosa al caffe Therapy, al numero 30 di via Skolska, non lontano dalla piazza San Venceslao, poche settimane prima della visita di Obama e poco dopo che trapelasse la notizia della “lettera riservata”, inviata al Presidente russo Dmitri Medvedev, la quale, secondo quanto si dice, conteneva l’offerta di uno stop allo scudo missilistico, in cambio di un aiuto nel prevenire lo sviluppo militare dell’Iran. «Questi avvenimenti mettono i politici cechi in cattiva luce». Afferma Kozac, che mette l’accento su un cambiamento significativo sullo sviluppo del sistema antimissile, che è stato il filo conduttore nella collaborazione tra i due Paesi per molti anni. Kozac suggerisce anche uno sviluppo sulla cooperazione tra gli Usa e l’ex occupante della Repubblica ceca: «La Russia non è molto popolare qui. Il messaggio, sottointeso, di una rinuncia allo scudo missilistico se la Russia mostrasse buon senso, non è stato positivo per i politici cechi che lo hanno sostenuto per anni. Il repubblicano John McCain avrebbe appoggiato un sistema antimissile». La sua collega Jana Sehnalkova è d’accordo. «Obama sta decidendo su quello che potrebbe essere usato come un’arma di scambio. È come se si riproponesse la questione dei missili cinesi su Taiwan (nel 2007, ndr)» .

eb78 / Flickr

Un radar bollente

Il sistema antimissile è stato sempre una patata bollente, fin dall’annuncio del programma di 3,5 miliardi in Polonia e in Repubblica ceca. Una fonte vicina al Governo afferma che «la questione sullo scudo missilistico, non è stata affrontata in modo corretto, nonostante si stimi fosse costato tra i 15 e i 20 milioni di corone ceche (tra 567.000 e 756.000 euro)». Sehnalkova afferma che ci sono stati molti indici puntati, ma le fonti del Governo che abbiamo avuto modo di consultare dicono che si sono usati «i mezzi a disposizione, ma che, chiaramente, erano limitati». Qualora le risorse finanziarie fossero sufficienti o meno, la fonte governativa ammette che il Governo ha investito «molto capitale politico nel progetto». Questo, in parte, ha contribuito, lo scorso 24 marzo, al voto di sfiducia a Topolanek, poco prima dell’arrivo di Obama. Quelli vicino alla campagna per lo scudo antimissile affermano che è chiaro che il Governo ha sottovalutato il grado di opposizione della società civile al radar e, di certo non si aspettava una contro-campagna tanto determinata e infine, così di successo. Qualcuno sospetta ci fosse un riscontro economico nella campagna di opposizione. Altri rivendicano quello che l’opposizione sostiene maggiormente, ovvero che «esiste, molto spesso, disinformazione intenzionale e, qualchevolta addirittura bugie». Ovvero che si attingesse al sentimento anti americano tra l’opinione pubblica.

Addio all’idealismo dell’era Bush

Nonostante il sistema antimissile fosse apparentemente progettato per difendere gli alleati americani da un potenziale attacco dell’Iran, un numero considerevole di persone ritiene che il paese sia incapace o, non desideroso, di iniziare una guerra con i paesi della Nato. Secondo Kozak, la maggior parte di coloro che sostengono il radar, lo fa perchè :«Spaventata dalla Russia, non dall’Iran. Alla gente piace l’idea che le forze armate Usa, saranno lì, pronte a sottrarci dalla Russia. Anche la Russia lo ha accettato». L’ufficio di Ivo Slosarcik, del think tank Europeum, si affaccia su una delle strade principali, vicino a piazza Wenceslas. Nel bene o nel male, il radar sarebbe: «Altamente simbolico della presenza occidentale, in un Paese che sta vivendo una crisi d’identità. La Nato è solamente una “figura” sulla carta, mentre un radar è una presenza materiale. Dimostra che siamo coinvolti seriamente». Una grande mappa dell’Europa campeggia alle spalle di Slosarcik e del suo collega Tomas Weiss: entrambi sono convinti che la Presidenza di Obama segni un passo “dall’idealismo” dell’era Bush (durante la quale si cercava di esportare la democrazia nel Medio oriente), ad un “realismo”, come forse ha dimostrato il suo discorso di Praga. Ciononostante questo approccio più pragmatico potrebbe lasciare le parti minori, come la Repubblica Ceca, isolate. «Tutti sono convinti che Obama sarà realistico quando incontrerà la controparte russa» ,afferma Slosarcik,«Realistico, certo, ma altrettanto desideroso di costruire la propria immagine».

L’ultima parola di Obama

Durante il suo discorso al castello di Praga, ha sottolineato quanto la «leadership morale sia più potente di ogni arma», e ad impegnarsi nel programma solo se fosse «comprovato e produttivo» e se la minaccia nucleare iraniana “persistesse”. Allo stesso tempo ha manifestato il suo apprezzamento a Polonia e Repubblica ceca per essere: «coraggiose nel accettare di ospitare una difesa contro questi missili», insistendo sulla “minaccia reale” che l’Iran ha posto agli Usa e ai suoi alleati. Nonostante il Primo ministro uscente, Topolanek, sostenga il contrario, rimane ancora da chiarire se il programma andrà avanti oppure no. Il caos del Governo ceco con Jan Fisher – direttore dell’Istituto nazionale ceco di Statistica –chiamato ad essere Primo Ministro ad interim poco prima della visita di Obama, non aiuta certo a chiarire il futuro del radar e le relazioni Usa-Repubblica ceca. «Fondamentalmente dipenderà da quello che ha Obama in testa più che dal Governo di Praga», afferma Weiss.

«Nonostante in molti ritengano che questo significhi la fine del progetto, la decisione più importante deve essere presa a Washington», riferisce una fonte vicinaa al Governo. Il governo di Obama deve esprimere chiaramente quali saranno le sue intenzioni su questa questione. Fino a quando approverà o meno il progetto sul radar, non accadrà niente in Repubblica ceca. Gli accordi sullo scudo missilistico, resteranno semplicemente nel cassetto.