Banlieue francesi: istruzioni d'uso per gli europei

Articolo pubblicato il 28 marzo 2011
Articolo pubblicato il 28 marzo 2011
Che cosa sono le "banlieues"? In Francia, avrete risposte diverse e molteplici: quello che vi dirà "la fabbrica dei cliché" dei media non ha niente a che vedere con le storie di vita vissuta delle persone che le abitano... La banlieue è prima di tutto lo specchio deformante del problema dell'identità collettiva in Francia, un problema che si estende a tutta l'Europa.

"Non ho mai visto una cosa simile. E' come se la cultura delle banlieues entrasse nel dibattito politico. Non ci sono colpi proibiti". 

Così Arlette Chabot, presentatrice della trasmissione "A vous de juger", diede il suo punto di vista sulle periferie ai telespettatori francesi, il giorno dopo un feroce scontro tra François Bayrou (presidente del partito centrista Modem) e Daniel Cohn-Bendit (europarlamentare di Europe-Ecologie), che si insultarono a vicenda nel suo show.

Oltre gli stereotipi

In 15 anni, il dibattito sulle periferie francesi è passato dalla semplice cronaca nera a tematiche più varie"Lei conferma il pensiero della maggioranza dei francesi", analizza Erwan Ruty, fondatore dell'agenzia di stampa Ressources Urbaines e di Presse et Cité, giornale ufficiale della banlieue parigina. Capite allora la percezione generale secondo cui le periferie sono aree dove regna l'illegalità, popolate da trafficanti di droga armati fino ai denti, famiglie di immigrati poligami e bambini senza istruzione... In una parola senza futuro. Siamo al Comptoir Général, in un quartiere bohemien di Parigi. Gli ospiti della conferenza-dibattito "La cultura di periferia nei media: una fabbrica di cliché?" organizzata dalla rivista Respect Mag, cercano di scoprire quali sono i processi sociali e gli stereotipi dei media che portano a questo pensiero di massa, per poterlo superare. Per gli europei, questo dibattito è a priori un grande mistero, perché parlare di banlieue, è parlare della Francia: "Costruire i grattacieli là dove si accumulano tutti i problemi, da quello delle donne povere e sole alla disoccupazione giovanile, passando per l'immigrazione, è una un fenomeno tipico francese, che non esiste in altri paesi europei", conferma Jean Hurstel, presidente fondatore di Banlieues d'Europe, che promuove le iniziative socio-culturali nate nelle periferie europee.

Le due periferie

Dagli interventi alla conferenza emergono due visioni della cultura francese di periferia, che coesistono ma non si capiscono. La visione caricaturale di Arlette Chabot sarebbe quella dei media in generale, dato che "le redazioni sono tagliate fuori dal mondo delle periferie. La stessa cosa riguarda tutto mondo dei media", afferma Marc Cheb Sun, caporedattore di Respect Mag.

Il trattamento mediatico delle banlieue si riassume in "due stereotipi: da un lato la periferia dominata dalla violenza e dalla delinquenza; dall'altro i giornalisti che vogliono darne un'immagine super positiva", riassume lo scrittore Rachedi Mabrouk, che si dà un gran da fare per rifiutare l'etichetta di "scrittore di periferia" che la Francia ha appiccicato alla sua penna... etichetta che si stacca appena ne oltrepassa i confini.

Come se, dietro al "problema delle periferie", fosse assopito un malessere nazionale: “Perché si rinvia il tema delle banlieues all'estero? Questo è un problema di identità collettiva francese", interviene Francois Durpaire, storico e fondatore del mouvement pluricitoyen (movimento pluricittadino). Da tempo milita affinché si includa il fattore razziale nelle variabili della lotta contro la discriminazione degli abitanti delle periferie. "Le razze non sono acquisite alla nascita, ma con l'esistenza – insiste - è ora di farla finita con tutte le interpretazioni razziste che si vedono nella tv francese. Non è sufficiente quindi mettere un nero oppure un arabo al telegiornale per risolvere il problema delle "minoranze visibili": "L'importante non è la persona che legge il, ma colui che ne ha scritto i testi", precisa l'autore del saggio France Blanche, colère noire (Francia bianca, rabbia nera, ndr).

Modificare il gobbo per parlare di periferie

Depuis 2 ans, l'Ecole Supérieur de Journalisme de Lille et le BondyBlog ont lancé la formation «Nouveaux médias, nouveaux usages » pour démocratiser l'accès aux grandes écoles en FranceC'è dunque un malessere nazionale dietro ai problemi delle periferie, quello di una Francia Parigi-centrica in cui gli abitanti di Gers sono tanto disprezzati quanto gli abitanti delle periferie, continua François Durpaire. Ai belgi, agli olandesi e ai rumeni che si chiedono ancora che cosa siano state le rivolte delle banlieues nel 2005, bisogna spiegare che dietro il termine "banlieues" si nascondono sia connotazioni negative come "violenze urbane", "precariato", "crisi di identità", che riferimenti positivi come "creazione culturale", "solidarietà associativa" o "incrocio di etnie". Due facce della medaglia per uno spazio che richiede solo di valorizzare la propria complessità e andare oltre gli stereotipi. Ewran Ruty riconosce che il trattamento mediatico sulle periferie è in via di miglioramento: "In 13 anni, siamo passati dal parlare di quartieri tutti polizia e giustizia a temi più varie. Diversità uomo-donna, Islam, stupri collettivi,violenza contro le donne. Il problema è come trattarli". Perché la banlieue, così come è vissuta dai suoi abitanti, non prende necessariamente il sentiero delle sommosse e del carcere. "Questo è il crogiolo della futura Francia", riassume Jean Hurstel, facendo notare per inciso la forza della mescolanza culturale della periferia. 

La nota lieta viene da alcuni media nati in questi quartieri, che dal BondyBlog in Francia, a ZaLab TV in Italia e Spagna,  scrivono un nuovo testo del gobbo sulle periferie. Resta il fatto che, in questo conflitto tra periferia fantasma e periferia vissuta, la prima rischia sempre di tornare alla ribalta. Ogni campagna elettorale è l'occasione per evidenziare "la paura della periferia", che fa temere a Erwan Ruty una "lepenizzazione" da parte di alcuni media, di cui "l'effetto Zemmour" (cronista di una emissione televisiva, Eric Zemmour è stato condannato per istigazione all'odio razziale, ndr) sarebbe una conseguenza. Qui ancora, il fenomeno va ben oltre i confini della Francia. In tutta Europa, il fallimento annunciato del multiculturalismo affievolisce l'accettazione della diversità propria delle periferie: "E' evidente che si regredisce, che ci si chiude. Questo è il caso della Svezia, ma anche di Ungheria, Austria e della stessa Francia, dove l'aumento della popolarità dei partiti xenofobi è pari a quello dell'esclusione. Solamente in Francia si insiste per avviare un dibattito sull'Islam in piena crisi economica. Come si può pensare che la gente non la prenda per un'ulteriore esclusione?"

Foto : home-page: ©Tian ; manifesto di La Haine : (cc)paintnothing/flickr ; gobbo: (cc)philcampbell/flickr ; video : Lascars/Daily Motion