Banchetto a casa di uno sciamano peruviano: rane, porcellini d'india e mariri

Articolo pubblicato il 10 giugno 2010
Articolo pubblicato il 10 giugno 2010
La cucina peruviana è considerata una delle migliori del Sud America. Tuttavia i suoi piatti sono riservati esclusivamente ai buongustai dai nervi saldi o, meglio, a tutti coloro che dinanzi a un'amnesia improvvisa sono incapaci di intendere e di volere e sono orfani della loro ideologia ispirata a Greenpeace.

Come aperitivo, un succo di rana molto nutriente o, come dicono in Perù, "jugo de rana". Nella cultura Inca la rana era l'unica divinità che favoriva la pioggia, una pioggia benedetta che portava vitalità sessuale e intellettuale maschile, per non confondere la coppia e per propiziare la fertilità.

Il succo si ricava da due anfibi freschi, ai quali viene torto il collo davanti al cliente. La rana, una volta spellata e deviscerata, viene messa nella pentola. Quando è cotta (ossa incluse), si aggiunge un composto di miele e spezie locali. Alla fine, la persona incaricata della preparazione di questo nettare si accerta che, frullando il tutto, non si senta più il rumore delle ossa della rana. E l'aperitivo è pronto.

Porcellino d'india arrosto: ricorda i maialetti sardiIl primo piatto è una delizia locale: il Cui Picante. Come accade nella cucina tradizionale spagnola con la porchetta arrosto, in Perù si servono porcellini d'india arrostiti interi, con una bella presentazione, inserendo un peperoncino fra i denti dell'animale. Il sapore di questo piatto è simile alla carne di vitella o di suino e in Perù ha un potere medicinale. Senza dubbio qualcuno può sostenere che i porcellini d'india sono, per l'appunto, maiali (in inglese sono conosciuti come "maiali di Guinea", in polacco come "maiali di mare"). Tuttavia assomigliano più ai conigli per la velocità alla quale si riproducono, e da qui deriva la loro popolarità nella cucina peruviana.

Se dopo averli mangiati si prova pena per il peloso animaletto, è sempre possibile mettersi in contatto con lui prendendo l'estratto di mariri. Questo beverone cerimoniale in quechua è chiamato ayahuasca e purifica il corpo e la mente. La visita dallo sciamano, che si autodefinisce "Maestro", non ci purifica del tutto la mente. Ma questo sì, ci ripulisce in profondità lo stomaco (consigliamo succulente rane e porcellini d'india) e il portafoglio.

Immagine contemporanea, metodi antichi Per quanto riguarda lo stomaco e il portafoglio, la situazione è chiara, ma per quanto riguarda la mente vale la pena aggiungere qualche commento. La ayahuasca è utilizzata prevalentemente dagli abitanti dell'Amazzonia peruviana per propiziare il contatto con il mondo degli avi e per viaggiare nel subconscio. Sfortunatamente ciò che io sperimentai dopo aver assunto la sostanza allucinogena, non assomigliava molto a una rivelazione profetica. Anzi: è stata un'esperienza alquanto surrealista, perfino quando mi rividi attaccata al seno di mia madre. E non ebbi nessuna di quelle visioni del futuro che mi promisero o, per lo meno, non in quella occasione…

Il resto dei partecipanti a quella sessione ebbero esperienze diverse dalla mia. Tutti erano turbati da scene di sinistri abitanti di altri pianeti le cui grida spaccavano i loro teschi. E non aiutava il fatto che lo sciamano avesse dato loro un indizio sulla scena consigliata per tale evento. Mi chiedo cosa direbbe Freud in merito a visioni di accoppiamento con bambini.

Durante la sessione vi è anche un momento molto curioso dal punto di vista fisico: ossia quando si perde il controllo sul proprio corpo, soprattutto quando si è principianti. Alcuni non riescono a muovere la mano o ad altri si intorpidiscono le gambe; altri, invece, iniziano a ballare e a cantare. Ogni tanto lo sciamano versa sangue immaginario su di noi e a volte, per non dire spesso, i partecipanti della sessione utilizzano le scodelle che il Maestro ha precedentemente distribuito. Il banchetto in casa dello sciamano volge alla fine dopo circa cinque ore. Tuttavia, qualcuno del nostro gruppo avrebbe subito i postumi della sessione per le cinque ore successive.

Riassumendo la nostra avventura nella cucina peruviana: un menù così completo assicura un ricordo indelebile sia per il sapore che per l'estetica. E la cosa più importante è che si può mangiare e bere a volontà senza pensare alle calorie in eccesso. La ayahuasca ha la meglio persino sul più unto dei porcellini d'india.

Foto: Magdalena Panek-Magiera