Bambini russi in America: nessuno vince in “Kramer contro Kramer”

Articolo pubblicato il 16 aprile 2013
Articolo pubblicato il 16 aprile 2013
Nel trittico che caratterizza la maggior parte dei divorzi c’è sempre una parte, a volte usata, altre richiesta, ma quasi sempre vittima: i figli. La recente morte di un minore russo adottato da una coppia di statunitensi si aggiunge alla lunga lista dei casi di bambini sovietici abbandonati o maltratti dalle famiglie che li avevano accolti.

Nelle relazioni tra Stati Uniti e Russia l’amore non esiste più da anni. Hanno mantenuto una cordialità di facciata, per salvare le apparenze, ma negli ultimi anni i bambini - senza volerlo - sono stati l'innocente pretesto per la riapertura di una nuova Guerra Fredda: questa volta non atomica, ma diplomatica, come vogliono i tempi correnti.

Maxim Kuzmín era un bambino russo che aveva realizzato il desiderio di una coppia statunitense di formare una famiglia. Tutto faceva sperare che il futuro del piccolo e di suo fratello Kiril sarebbe stato radioso: una nuova casa, un nuovo paese, una nuova vita. Tuttavia, lo scorso 21 gennaio, il sogno si è trasformato in un incubo: Maxim è stato trovato morto e da allora la tragedia ha lasciato spazio al grottesco.

si tratta di uno scontro che, come in un divorzio, ha oltrepassato il limite dell’umano, della diplomazia e della comprensione, per sconfinare nel giuridico

Mamma Russia, commossa per l’accaduto, incolpa gli USA. Il dolore è così forte che la Russia sembra non sapersi concentrare nemmeno per interpretare il risultato dell’autopsia. I medici forensi americani assicurano che il bambino sia morto per cause accidentali: affermazione che alimenta il fuoco dei sospetti materni davanti a un padre noncurante e quasi indifferente alla sorte del piccolo. Chi gli ha provocato quei lividi? Perché era solo? È vero che è stato drogato? Domande alle quali si cerca una risposta, timori che in altri casi si sono rivelati fondati.

Questo è il numero dei bambini russi dati in adozione e che sono deceduti a partire dal 2001.

La Russia vuole sapere la verità, per dimostrare che gli Stati Uniti, con la loro irresponsabilità, permettono che i minori russi adottati siano ai primi posti del triste elenco che riguarda i decessi, i maltrattamenti, gli abbandoni e i rifiuti. Si tratta di uno scontro che, come in un divorzio, ha oltrepassato il limite dell’umano, della diplomazia e della comprensione, per sconfinare nel giuridico. Infatti, a dicembre, la Russia ha approvato una legge che proibisce le adozioni di bambini russi da parte di famiglie statunitensi.

Questa situazione evidenzia contemporaneamente due problemi che coesistono nel Paese più grande del mondo. Da una parte, la mancanza di condizioni dignitose per gli orfani, “il futuro della Russia”, come ha osservato il tre volte oro olimpico di lotta greco-romana, Alexander Karelin, oggi deputato della Duma. Dall’altra, una legislazione flessibile che permette adozioni illegali, secondo la denuncia del portavoce del Cremlino, Dimitri Peskov.

Ovviamente, in un divorzio ci si mettono anche i parenti, che in questo caso hanno organizzato una moltitudine di manifestazioni a difesa dei “loro figli”, affermando che dovrebbero rimanere con la “loro madre”. Il nome di Maxim si aggiunge agli altri 19 bambini che hanno perso la vita a partire dal 2001. In totale, più di 60.000 minori russi sono stati adottati negli Stati Uniti, dopo la caduta dell’URSS nel 1991. Questo ultimo avvenimento riporta alla memoria le vicende di Artem, la cui storia di abbandono ha fatto il giro del mondo, ma anche di tutti quei bambini che sognavano un futuro in Russia, scomparsi per sempre.

Foto: copertina, grisha_21/Flickr; testo, o4orange/Flickr.