Bambini rifugiati: a piedi dall’Afghanistan a Roma

Articolo pubblicato il 13 agosto 2009
Articolo pubblicato il 13 agosto 2009
Oltre 7 800 sono i minori stranieri non accompagnati arrivati in Italia nel 2006, l’Istat parla addirittura di novemila minorenni irregolari sul suolo italiano. Da un lato queste cifre allarmanti, dall’altro l’indifferenza e l’ignoranza della gente.
In mezzo, cittadini come Carlotta Mismetti Capua, una giornalista italiana che ha conosciuto ed accolto dei ragazzini afgani per dar loro un’altra possibilità. Ha condiviso la sua esperienza in un gruppo Facebook. Racconto.

«Nel dicembre del 2008, ho incontrato su un bus, quattro ragazzini afgani. Mi ha colpito il loro sorriso, il razzismo del bus, la distrazione di tutti.Erano arrivati quella sera stessa, a piedi, la notte che il Tevere esondava. Quella sera li ho presi con me, ma le cose non sono andate come pensavo... ». La storia inizia sull’autobus 175. Nessuno voleva sedersi vicino a loro perché erano sporchi, stranieri, diversi. «La gente mormorava ah, questi rumeni assassini - continua Carlotta - ma non erano rumeni. Erano afgani. È facile giudicare le persone per categorie, le categorie uccidono le persone. E Il razzismo sta in un slip of the tongue, una lingua che scivola come dicono gli inglesi. E si è razzisti in un colpo, senza neanche accorgersene, prendendo un rumeno per un afgano, un minorenne per un killer, una persona che ha bisogno per un nemico».

Una tratta di bambini

Akhmed e i suoi compagni di viaggio hanno percorso 5000 chilometri in quattro mesi, attraversando cinque paesi: a piedi in Afghanistan, Iran e Turchia; in Grecia stipati in cento a bordo di un tir; in nave fino a Bari e, da lì, in un treno qualunque diretti verso Roma. Venivano da Tagab, un villaggio sulle montagne dell’Afghanistan al confine con l’Iran. Poche case, si vive di pastorizia. Ma è anche un crocevia per il traffico di oppio e la tratta dei bambini.

I loro genitori hanno pagato ai trafficanti una cifra che oscilla fra i cinquemila e i diecimila dollari. Questa transazione finanziaria permette l’ingresso illegale all’interno di un paese, con una destinazione finale ignota, dove i minori, secondo il rapporto di Save the Children, vengono avviati a prostituzione, accattonaggio, furti o spaccio, lavoro agricolo, allevamento di bestiame, adozioni internazionali illegali e, si presume, traffico di organi. Tutto ciò è smuggling, ovvero contrabbando (di armi, droga, sigarette, ecc). Quando si fa sulle persone, diventa tratta.

La storia di questi ragazzi è anche nelle statistiche diffuse ogni anno dai vari centri di ricerca. Secondo l’indagine nazionale 2007 di Anci (AssociazioneNazionale Comuni italiani): Minori stranieri non accompagnati, nel 2006 sono arrivati in Italia oltre 7.800 minori stranieri (soprattutto maschi fra i 15 e i 17 anni), ma circa due terzi è scappato dai centri di accoglienza per paura di un rimpatrio. L’Istat (Istituto Nazionale di Statistica) parla di novemila minorenni irregolari segnalati dai Commissariati italiani.

Allo scoccare dei diciott’anni diventano irregolari ed entrano ufficialmente nel tunnel della clandestinità finché non trovano un lavoro regolare. A meno che la comunità che li ha accolti non trovi per loro un percorso credibile: scuola, amici, un lavoro da apprendista, le pratiche avviate per i documenti, soprattutto se si viene da paesi in guerra e si ha diritto all’asilo politico. 

L’accoglienza fai da te alla Piramide Cestia

Roma, in particolare l’area che circonda la Piramide Cestia, rappresenta un centro di “smistamento” per i minori afgani che possono contare sulla rete di contatti dei loro connazionali già insediati in Italia. Lì decidono se proseguire verso altre città italiane ed europee o se fermarsi nella capitale. Dei quattro ragazzini afgani incontrati sul 175, solo Akhmed si è fidato ed ha accettato l’aiuto di Carlotta. L’unico maggiorenne ha fatto rapidamente perdere le sue tracce, uno è andato in Svizzera, il più piccolo a Londra. Akhmed è stato in varie case famiglia romane. Fino alla maggiore età avrà diritto a un tetto, cibo e visite mediche di base forniti dal Comune di Roma, in virtù della Convenzione Onu sui diritti dell’infanzia e dell’adolescenza ratificata dall’Italia. «Ma è un’assistenza a bassa soglia, come dicono gli esperti – denuncia Carlotta – per i sogni e i bisogno di questi ragazzi non c’è tempo, non c’è professionalità. In commissariato nessuno parla il francese e l’inglese. E anche la scuola che si offre loro, invece di essere la più avanzata è la più scarna». Senza contare che il Pacchetto Sicurezza approvato dal Governo italiano il 23 luglio 2008, ha limitato questa tutela, oltre ad essere apertamente in contrasto con alcune Convenzioni internazionali in tema d’immigrazione e tutela dei diritti umani.

Akhmed è in Italia dal dicembre 2008. «Vorrebbe studiare, imparare meglio l’italiano. È figlio d’insegnanti che gli hanno trasmesso l’amore per la cultura – continua Carlotta – a settembre sarà inserito in una scuola per stranieri per prendere la licenza media, poi non si sa. Però sono otto mesi che è qui con noi, e ancora non ha fatto un giorno di scuola: perde il suo tempo, che è la cosa più preziosa che gli è rimasta». 

Carlotta Mismetti Capua ha un sogno: raccogliere fondi per aiutare Akhmed a proseguire i suoi studi. Tutti i contatti sono sul blog La città di Asterix e sul gruppo di Facebook.