Ballottaggio in Europa

Articolo pubblicato il 03 giugno 2009
Articolo pubblicato il 03 giugno 2009
L’Europa ha votato per il nuovo Parlamento. Le espressioni elettorali del continente.

E così, in Europa, in questo momento, sospirano migliaia di presidenti di seggio e commissari di gruppo d’Europa. Naturalmente, ogni candidato si ritiene di “primera calidad” (spagnolo per “prima qualità”). Ma allora, come si stupiscono gli elettori? Amatissimi sono i programmi potenti e le promesse elettorali. In Polonia, si è conservata l’espressione “kiełbasa wyborcza” (wurstel elettorale), da quando, nel Diciannovesimo secolo, i candidati della Galizia (polacca) organizzavano picnic pubblici, nei quali si condividevano con il popolo vodka e wurstel.

Volere e votare hanno, in tedesco, la stessa radice, mentre il termine “voto” deriva dal greco antico “giuramento”. Dalle lingue romanze proviene il concetto che da vita al verbo “eleggere”. Almeno a livello linguistico, gli eletti compongono l’elite. Tra gli altri, parlorama.eu ha cercato di penetrare nel sistema di lavoro dei parlamentari, per capire come lavorano: dovere o passatempo? Non tutti i candidati vengono eletti. Chi non passa, in Francia ottiene “una pallina nera” (blackbouler). Questa espressione proviene dalla massoneria: quando si votava segretamente per l’accoglienza di nuovi membri, le palline nere erano il simbolo del rifiuto. Il processo completo viene descritto come “ballottaggio”.

Anche nel futuro Parlamento dell’Ue, ci sarà bisogno di forgiare coalizioni. “Politics makes strange bedfellows” (la politica crea alleanze insolite) si commenta in Inghilterra, grazie alla ripresa di una celebre frase shakespeariana. Se per necessità o per provocare gli indispensabili battibecchi quotidiani, il sito votewatch.eu vuole fare luce, a ogni costo, sugli intrichi delle coalizioni.