Balkans and Beyond: il falò dei libri

Articolo pubblicato il 23 maggio 2016
Articolo pubblicato il 23 maggio 2016

Per le prossime sette settimane, cafébabel pubblicherà il progetto editoriale Balkans&Beyond, dove verranno raccontate le storie originali che illustrano la vita e la politica nella Jugoslavia post-Tito. Nell'editoriale d'apertura, il drammaturgo kosovaro Jeton Neziraj ci parla della guerra e del trauma di aver visto bruciare i libri.

Durante gli ultimi vent'anni ho assistito a tanti, premeditati, falò di libri. 

All'inizio degli anni Novanta, con la fine del comunismo, gli adulti della mia famiglia hanno preso i libri "rossi" che avevamo in casa e li hanno bruciati in giardino. Opere di  Karl Marx, Engels, Tito... Hanno salvato solo un libro di Rosa Luxemburg: secondo loro non era così terribile come gli altri.

Poi, nel corso degli anni Novanta, ho visto operai serbi caricare su un trattore pile di libri di letteratura delle biblioteche nazionali e universitarie del Kosovo per portarli a bruciare. Durante la guerra, dalle montagne, vedevamo intere case andare in fiamme. E quando alcune bruciavano più a lungo di altre dicevamo, scherzando: «Devono esserci tanti libri lì». L'odio per i libri era ormai diventato un luogo comune, soprattutto per quelli scritti nella lingua degli altri, la lingua del "nemico". Pensavo che bruciare i libri degli altri fosse addirittura peggio che bruciare le loro case, distruggere le loro proprietà o cacciarli dalla loro terra. Durante gli scontri, prendevo i libri che avevo in casa e li seppellivo, per salvarli dalle fiamme. Poi ho scoperto che in tanti facevano così. Questo amore-odio per i libri ha qualcosa di mitico. Non mi sorprenderei se venissi a sapere, un giorno, che antiche maledizioni come "possa tu morire da solo" oppure "possa tu sparire dalla faccia della terra" fossero sostituite da "possano i tuoi libri bruciare".

Negli anni Novanta  i libri venivano bruciati principalmente nell'ex Jugoslavia, ovunque nelle zone di guerra, evacuazione e violenza. Vedere i libri bruciare mi traumatizzava, pensavo che un giorno, magari, li avrebbero bruciati tutti e non ne sarebbe rimasto nemmeno uno. Spesso ho immaginato di vivere in un mondo senza libri. E l'idea mi terrorizzava.

Così, quando è finita la guerra, ho iniziato a prendere libri da tutto il mondo, forse per cercare di superare questo trauma. Qualche anno fa, a Calgary, un professore mi ha aperto la porta del suo studio e mi ha detto che potevo prendere tutti i libri che volevo. Sono andato in aeroporto carico di borse con i libri dentro. Per alleggerire i bagagli mi sono messo i libri addosso, un po' come fanno i kamikaze con le bombe. Un giorno, mentre preparavo la borsa, un mio amico tedesco mi ha chiesto: «Perché ti porti tutti questi libri? Sono in tedesco. Tu non lo sai il tedesco». «Non voglio leggerli, voglio averli,» risposi.

La cosa che mi ha aiutato a superare questo trauma, è stato il Polip, un Festival Internazionale di Letteratura che organizziamo tutti gli anni a Pristina. Ogni anno ospitiamo circa trenta scrittori provenienti dalle regioni vicine. In questo festival, per la prima volta dopo la guerra, scrittori serbi hanno letto le loro poesie, in serbo, davanti a un pubblico albanese. Quando mi chiedono come ci si sente a essere l'iniziatore di questa interazione culturale e letteraria tra serbi e albanesi, io rispondo: «Come un uomo nel bel mezzo di un campo minato».

I Balcani di oggi sono cambiati rispetto ai Balcani degli anni Novanta. In meglio, ovviamente. Però, la paura che le fiamme ingurgitino i libri, le persone, le case e i ricordi pesa sulle nostre spalle come una croce. Per cancellare questa paura tutti (proprio come faccio io) dovrebbero portare con sé dei libri, scriverli, tradurli e, soprattutto, salvarli dalle fiamme. Più libri abbiamo intorno a noi, più i Balcani avranno un futuro.

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Jeton Neziraj è un drammaturgo kosovaro.

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Oltre i cliché. Oltre l'odio. Oltre il passato. 25 anni dopo l'inizio della guerra nei Balcani, il progetto editoriale Balkans&Beyond di cafèbabel Berlin presenta le storie che illustrano la vita e la politica in Bosnia Erzegovina, Macedonia, Croazia, Kosovo, Slovenia, Serbia, e Montenegro. Questo progetto è finanziato dall'Allianz Kulturstiftung e da Babel Deutschland, con il sostegno morale di tutta la comunità di Babel International.