Balcani: quando Washington aiuta Bruxelles

Articolo pubblicato il 24 marzo 2003
Pubblicato dalla community
Articolo pubblicato il 24 marzo 2003

Attenzione, questo articolo non è stato ancora editato, né pubblicato in alcun gruppo

Il ruolo dell'UE in Bosnia. E la cooperazione con la NATO.

Per decenni, la difesa dei Paesi dell’Europa occidentale è stata garantita da una potenza esterna, gli Stati Uniti. I mezzi a disposizione degli europei erano limitati di fronte alla potenza bellica dell’URSS. Soprattutto, essi erano frazionati: il fallimento della CED nel 1954 aveva fatto sentire i suoi effetti. La NATO era diventata de facto l’organizzazione di difesa dell’Europa occidentale, e non stupisce che un fautore dell’Europa come potenza di mezzo tra USA e URSS, il Generale de Gaulle, abbia deciso di uscire dalla sua struttura militare integrata. Nonostante i suoi sforzi (politici ma anche finanziari), la sola vera integrazione nel campo della difesa ha avuto però luogo nell’Alleanza Atlantica.

Durante un recente dibattito sul canale pubblico francese France 2, il ministro degli Esteri spagnolo Ana de Palacio ha sostenuto che “l’Unione Europea non deve nascere in contrapposizione agli Stati Uniti”. Ma l’Europa della difesa può svilupparsi in contrapposizione agli Stati Uniti? Una parte della risposta si trova, credo, nei Balcani. Ed è negativa.

Durante la sua campagna presidenziale, Bush jr. ha espresso ripetutamente la sua volontà di ritirare le truppe statunitensi presenti in questa regione e di promuovere un miglior burden sharing, una divisione del fardello più equilibrata, con gli alleati europei. Dal 1° gennaio 2003, l’Unione Europea si è sostituita alle Nazioni Unite nella missione di addestramento delle forze di polizia bosniache, dando vita alla sua prima vera azione di gestione civile delle crisi. Al di là della necessità della missione in sè (1), essa costituisce una prima prova di responsabilità per l’Unione e le apre la strada ad altri compiti, questa volta sul terreno più squisitamente militare.

La trafila seguita per sostituirsi all’ONU nella missione di polizia è la stessa di quella prevista per la missione militare in Macedonia: parere positivo del Consiglio di Sicurezza dell’ONU, invito da parte delle autorità locali rivolto al Consiglio dei ministri, decisione delle autorità sino allora competenti di cessare la propria operazione, in modo da ‘far posto’ all’Unione. Nel frattempo, un’azione comune del Consiglio ha preparato l’Unione ai suoi nuovi compiti. Al momento in cui si scrive, tra l’altro, il North Atlantic Council (NAC) non si è ancora pronunciato per la fine della missione NATO in Macedonia.

Oltre che in Kosovo, la NATO è presente in Macedonia con la missione “Allied Harmony” e in Bosnia con la SFOR. Nell’una e nell’altra, i Paesi europei forniscono già la grande maggioranza degli uomini. In più, non solo i futuri membri dell’Europa centro-orientale, ma anche Canada, Norvegia, Turchia, Islanda e Russia sono stati invitati a partecipare alle future missioni a guida UE. La composizione sul campo, dunque, non varierà molto. Ciò che varierà sarà il comando delle operazioni, che non sarà più NATO, ma UE. In base all’azione comune adottata dal Consiglio dei Ministri il 27 gennaio 2003, il controllo politico e la direzione strategica dell’operazione saranno esercitati dal COPS (il Comitato politico e di Sicurezza, il più importante organismo politico della PESD), sotto la responsabilità del Consiglio. Sul piano politico, quindi, la sostituzione dell’UE alla NATO è totale.

Quando si passa al piano più propriamente militare, però, si vede che l’UE marcerà insieme alla NATO. Secondo quanto dispone la stessa Azione Comune del 27 gennaio, responsabile dell’operazione militare sarà l’Operational Commander, la cui azione sarà costantemente monitorata dal Comitato Militare, altro organo PESD. E come Operational Commander l’Unione ha scelto il D-SACEUR, ossia il secondo militare della gerarchia NATO, attualmente l’Ammiraglio tedesco Rainer Feist. Ferme restando le capacità personali dell’Ammiraglio Feist, quello che l’Unione ha scelto non è l’uomo in sè, ma la carica che ricopre e le strutture di cui dispone, ossia lo SHAPE, il Comando Generale delle potenze alleate in Europa. Come ha detto un consigliere di Solana, l’Unione “non ha niente di paragonabile alla SHAPE per la pianificazione”.

La missione in Macedonia è ormai cosa decisa. La NATO e l’Unione hanno definito anche gli ultimi aspetti del cosiddetto ‘Berlin +’, ossia dell’utilizzo delle strutture e delle forze NATO da parte dell’Unione Europea, per agire nei casi in cui la NATO in quanto tale decida di non intervenire. Si tratta poi di una missione piccola (circa 450 uomini), in uno stato dove l’UE ha giocato da subito (ossia fin dallo scoppio della crisi, nel 2001) un ruolo importante.

Più incerto appare invece un futuro ruolo dell’Unione in Bosnia. Francia e Gran Bretagna, durante il recente vertice di Le Touquet, hanno dichiarato che in questo Stato gli USA dovranno continuare a mantenere un ruolo, anche quando l’operazione sarà passata sotto il comando UE. Cosa che a Bruxelles si stima possibile per il 2004.

Sia in Macedonia che in Bosnia, dunque, un’Unione Europea che si presenta “willing”, volenterosa di prendere il comando non appare anche capace, a causa di un gap operazionale che solo il tempo e un maggiore investimento da parte degli Stati membri nelle cosiddette 3C (comando, controllo e comunicazioni) potrà diminuire. Per il momento, la nascente Europa della difesa deve fare affidamento alla NATO, ossia (anche) agli Stati Uniti. Il che non è necessariamente un male, perché permette agli Europei di lavorare insieme e intanto di testare le proprie strutture. Se poi questa situazione sarà solo transitoria o invece si cristallizzerà per lungo tempo, dipende in gran parte dalla volontà politica e dagli investimenti dei Paesi europei.

(1) Secondo quanto scrive l’International Crisis Group, Policing the police in Bosnia: a further reform agenda, ICG Balkans Report n. 130, 10 May 2002, p. 1, “the local police cannot be counted upon to enforce the law”; it “is inconsistent and infirm, suffering from jurisdictional divisions that do not hinder organised crime and from national-political manipulations that ensure there is one law for well-connected members of the populations and another for powerless minorities”. Cfr. link.

(2) Come riportato da L. Hill: EU shapes Macedonian mission, in Jane’s Defence Weekly, 5 febbraio 2003.