Baku2015: il vento del cambiamento viene dagli "european Games" 

Articolo pubblicato il 21 giugno 2014
Articolo pubblicato il 21 giugno 2014

Baku 2015 - One year to go. Ini­zia il count­do­wn per gli Eu­ro­pean Games che si ter­ran­no dal 12 al 28 giu­gno 2015. Una gran­de oc­ca­sio­ne di mar­ke­ting ter­ri­to­ria­le e at­tra­zio­ne di in­ve­sti­men­ti stra­nie­ri per l'Azer­ba­jan che ospi­te­rà l'e­ven­to.

"La ban­die­ra del­l’A­zer­ba­jan rias­su­me pas­sa­to, pre­sen­te e fu­tu­ro del paese: il verde del­l’I­slam, il rosso con la mez­za­lu­na e la stel­la del­l’im­pe­ro ot­to­ma­no, il blu del­l’Eu­ro­pa con i suoi va­lo­ri”, dice Farid ap­pe­na mi in­con­tra: la guida che mi porta alla sco­per­ta del cen­tro sto­ri­co di Baku non ha alcun dub­bio: il fu­tu­ro del suo paese è l’Eu­ro­pa. Non a caso pro­prio nella capitale, nel giu­gno 2015, si svol­ge­ran­no i primi “Eu­ro­pean Games” della sto­ria. Una gran­de op­por­tu­ni­tà per tutto il Paese, ma so­prat­tut­to per i gio­va­ni.

Azad Ra­hi­mov, mi­ni­stro delle gio­ven­tù e dello sport, con gli Eu­ro­pean Games pren­de due pic­cio­ni con una fava. Da un lato pro­po­ne l’A­zer­ba­jan al­l’at­ten­zio­ne del mondo come or­ga­niz­za­to­re di gran­di even­ti spor­ti­vi (un bu­si­ness che frut­ta cifre da ca­po­gi­ro fra spon­sor­ship, di­rit­ti te­le­vi­si­vi e tutto l’in­dot­to im­pren­di­to­ria­le che vi ruota at­tor­no). Dal­l’al­tro offre alla sua gio­ven­tù – il 66% della po­po­la­zio­ne azera ha meno di 25 anni e il 32% ha fra i 14 e i 29 anni – l’op­por­tu­ni­tà di farsi le ossa e ac­qui­si­re com­pe­ten­ze in un con­te­sto in­ter­na­zio­na­le. 

Con que­sti gio­chi vo­glia­mo ispi­ra­re i no­stri gio­va­ni", af­fer­ma il mi­ni­stro. "È  molto im­por­tan­te per un Paese gio­va­ne come il no­stro, in­di­pen­den­te da soli 21 anni, oc­cu­pa­re que­sta po­si­zio­ne nel mondo e far parte del­l’Eu­ro­pa. Mol­tis­si­me per­so­ne, in par­ti­co­la­re i gio­va­ni, im­pa­re­ran­no e cre­sce­ran­no molto gra­zie ai Gio­chi. Per loro, per il loro fu­tu­ro, sarà un’e­spe­rien­za fan­ta­sti­ca”.

Gli Eu­ro­pean Games a Baku rap­pre­sen­ta­no per me un’op­por­tu­ni­tà unica per la­vo­ra­re e fare espe­rien­za in un am­bien­te in­ter­na­zio­na­le” afferma invece Sha­hla Al­la­hya­ro­va, gio­va­ne stu­den­tes­sa alla fa­col­tà di Scien­ze Po­li­ti­che e Re­la­zio­ni In­ter­na­zio­na­li che, oltre a usufruire di studi uni­ver­si­ta­ri gra­tui­ti come tutti i gio­va­ni azer­ba­ja­ni, è stata recemente as­sun­ta come com­mu­ni­ca­tion as­si­stent nel team di co­mu­ni­ca­zio­ne di Ba­ku2015. Il suo in­gag­gio du­re­rà un anno, al ter­mi­ne del quale avrà delle com­pe­ten­ze ap­pe­ti­bi­li per il mer­ca­to lo­ca­le e in­ter­na­zio­na­le.

Per cen­ti­na­ia di altri gio­va­ni come Sha­hla si de­li­nea­no ana­lo­ghe op­por­tu­ni­tà di la­vo­ro, che dif­fi­cil­men­te ra­gaz­zi con la stes­sa pre­pa­ra­zio­ne tro­ve­reb­be­ro in Ita­lia, in Spa­gna o in Fran­cia, dove il tasso di di­soc­cu­pa­zio­ne dei gio­va­ni ri­ma­ne pe­no­sa­men­te alto. “La­vo­ra­re per Ba­ku2015 è una gran­de op­por­tu­ni­tà di sen­tir­si pro­ta­go­ni­sti della sto­ria: gli Eu­ro­pean Games sa­ran­no il più gran­de even­to spor­ti­vo che l’A­zer­ba­jan abbia mai ospi­ta­to!", af­fer­ma en­tu­sia­sta Nigar Eyyu­bo­va, 25 anni, Re­si­dent Cen­tre Ma­na­ger del Co­mi­ta­to or­ga­niz­za­ti­vo degli Eu­ro­pean Games. "L’am­bien­te è sti­mo­lan­te. Sia pro­fes­sio­ni­sti di gran­de espe­rien­za nei gio­chi che gio­va­ni vo­lon­ta­ri privi di espe­rien­za, la­vo­ran­do in­sie­me, hanno tutti un ruolo chia­ve nella riu­sci­ta dei gio­chi”. “Mi sento un pri­vi­le­gia­to a poter la­vo­ra­re per Ba­ku2015", ri­cal­ca Pirim Pi­ri­mov, 21 anni, Press Ope­ra­tions Spe­cia­li­st del Co­mi­ta­to or­ga­niz­za­ti­vo degli Eu­ro­pean Games. "Il team in­ter­na­zio­na­le, l’at­mo­sfe­ra in­no­va­ti­va e l’ec­ci­ta­zio­ne che aleg­gia fra noi sono una gran­de oc­ca­sio­ne di cre­sci­ta umana e pro­fes­sio­na­le”.

E il pro­gram­ma di re­clu­ta­men­to vo­lon­ta­ri, che si basa su una piat­ta­for­ma te­le­ma­ti­ca sul sito www.​ba­ku2015.​org (se­zio­ne “vo­lun­teer”), a par­ti­re dal mese pros­si­mo ini­zie­rà ad ar­ruo­la­re gio­va­ni che sa­ran­no se­gui­ti da un coach.

Inol­tre, al mo­men­to ci sono più di 100 op­por­tu­ni­tà di la­vo­ro re­tri­bui­to full time in set­to­ri che spa­zia­no dalla tec­no­lo­gia alla ge­stio­ne di even­ti, dai tra­spor­ti ai ser­vi­zi di tra­du­zio­ne e in­ter­pre­ta­ria­to, dal­l’as­se­gna­zio­ne delle ac­co­mo­da­tion alla ge­stio­ne delle ri­sor­se umane, dal mar­ke­ting al pro­ject ma­na­ge­ment. Ed é innegabile che Ii nu­me­ro di posti di la­vo­ro già crea­ti, a un anno dal­l’i­ni­zio dei gio­chi, sia di tutto ri­spet­to: 

Il mio staff è at­tual­men­te com­po­sto da circa 500 per­so­ne, di cui il 55% sono lo­ca­li. Il mio obiet­ti­vo è far au­men­ta­re que­sta per­cen­tua­le”, af­fer­ma Simon Clegg, chief ope­ra­ting of­fi­cer di Ba­ku2015. L’al­tro 45% sono ex­pa­ts, pre­va­len­te­men­te in­gle­si o co­mun­que an­glo­fo­ni. Sono stati chia­ma­ti a Ba­ku2015 per­ché si sono fatti le ossa nelle agen­zie di co­mu­ni­ca­zio­ne in­gag­gia­te per le Olim­pia­di di Lon­dra2012, al cui mo­del­lo si stan­no ispi­ran­do gli Eu­ro­pean Games. 

"Gio­va­ni, ca­ri­ni e… oc­cu­pa­ti", pa­ra­fra­san­do il film di Ben Stil­ler del 1994. Quasi tutti under 30.  Non ci hanno pen­sa­to su due volte di fron­te alla pro­spet­ti­va di tra­sfe­rir­si per un anno a Baku: “È un paese gio­va­ne, di­na­mi­co e in cre­sci­ta co­stan­te. È ec­ci­tan­te vi­ve­re in un luogo in cui i cam­bia­men­ti sono così ra­pi­di e nuove ini­zia­ti­ve pren­do­no con­ti­nua­men­te forma”, mi rac­con­ta un gio­va­ne di­pen­den­te del BEGOC pro­ve­nien­te da Lon­dra, di padre ir­lan­de­se e madre ita­lia­na, che ha ap­pe­na ini­zia­to la sua av­ven­tu­ra a Baku. 

Il vento del cam­bia­men­to si per­ce­pi­sce anche solo per­cor­ren­do la città in lungo e in largo: de­ci­ne e de­ci­ne di can­tie­ri di cui si ve­do­no i pro­gres­si gior­no dopo gior­no. Grat­ta­cie­li, cen­tri com­mer­cia­li, abi­ta­zio­ni, uf­fi­ci e strut­tu­re spor­ti­ve si in­nal­za­no ra­pi­da­men­te sotto gli occhi dei cit­ta­di­ni.   

Il mo­del­lo di cre­sci­ta di Baku, l’e­do­ni­smo della vita cit­ta­di­na, i lo­ca­li alla moda, l’at­mo­sfe­ra spen­sie­ra­ta, lo sky­li­ne di grat­ta­cie­li, fra cui emer­go­no le Flame Tower, po­treb­be­ro ri­cor­da­re Dubai. Ma que­sto pa­ral­le­li­smo, che vari gior­na­li­sti hanno fatto in pas­sa­to, viene ne­ga­to da Alex Corp, ac­count di­rec­tor della so­cie­tà JTA, lon­di­ne­se di ori­gi­ne e che ogni mese viene a la­vo­ra­re qual­che gior­no a Baku al­cu­ni per l’or­ga­niz­za­zio­ne dei gio­chi: “A mio pa­re­re le due città non sono com­pa­ra­bi­li: il mo­del­lo del­l’e­mi­ra­to arabo è più su­per­fi­cia­le, tutto pare ef­fi­me­ro e vo­ta­to al lusso. La cre­sci­ta di Baku in­ve­ce è ba­sa­ta sulla so­stan­za, qui ci sono pre­sup­po­sti so­li­di e i gio­va­ni sono i primi a go­de­re delle op­por­tu­ni­tà le­ga­te a que­sta cre­sci­ta ver­ti­gi­no­sa”.

Una cre­sci­ta dav­ve­ro ra­pi­da, come il vento che sof­fia co­stan­te­men­te a Baku. Non a caso, il nome della ca­pi­ta­le azer­ba­ja­na de­ri­va dalla pa­ro­la Ba­du-ku­be (“città dove sof­fia il vento”): con gli Eu­ro­pean Games sta sof­fian­do an­co­ra più forte.