Austria, se l’invasione è teutonica

Articolo pubblicato il 10 ottobre 2005
Articolo pubblicato il 10 ottobre 2005

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L’Austria, l’unico Paese membro senza limiti all'ingresso nelle università per gli studenti austriaci, ora apre le porte anche agli studenti stranieri, su richiesta della Corte di giustizia europea. E le sue università vengono prese d’assalto.

7 luglio 2005: la Corte di giustizia europea condanna la pratica austriaca di richiedere documentazione sull’iscrizione presso il paese di origine per consentire l'ingresso all’università da parte di studenti stranieri. Pena: mancato adempimento dell’obbligo di pari trattamento nell’Ue. Da allora si è scatenata una situazione paradossale nelle università austriache, divenute per così dire traboccanti di tedeschi “in fuga” dal numero chiuso. Il quadro assume toni drammatici in particolare nelle facoltà di medicina: a Vienna affluiscono di volta in volta 1.500 candidati austriaci e tedeschi su 1.560 posti circa disponibili, ad Innsbruck 447 austriaci concorrono con 2.147 tedeschi per 550 posti, a Graz ci sono appena 300 posti di studio in ballo tra 917 austriaci e 1.964 tedeschi.

Un clima di legittima difesa

All’offensiva lanciata contro le università il governo austriaco ha risposto con un provvedimento di legge urgente, che lascia del tutto carta bianca all’autonomia amministrativa delle università, e quindi alla regolazione delle limitazioni all’ingresso delle otto facoltà prese d’assalto: scienze umanistiche, odontoiatria, veterinaria, psicologia, biologia, farmacia, economia aziendale e giornalismo. La piccola Austria si vede costretta ad agire in un clima di legittima difesa. A conti fatti «un popolo di otto milioni di abitanti non può mostrarsi disponibile a farsi carico dello studio di un altro popolo di ottanta milioni», a detta del Ministro della Pubblica istruzione e dell’università Elisabeth Gehrer. Attraverso diverse e deprecabili tattiche, rallentamenti vari e trucchetti vessatori, si è quindi tentato di dare priorità ai nativi in ordine all’accesso allo studio.

L'Austria considera il libero accesso all’università come un bene degno di esser protetto per legge, garantibile cioè solo attraverso una ben definita regolamentazione dell'ingresso dei cittadini Ue. Inoltre il libero accesso all’università aiuterebbe ad accrescere il basso livello di laureati rispetto alla media Ue. Gli austriaci poi sostengono che rappresenta un elemento tipico del diritto comunitario richiedere gli stessi presupposti di ammissione presenti nel paese di origine. La Commissione Europea ha spesso contrassegnato il principio del paese di origine come l’elemento basilare del mercato interno e la Corte di giustizia ha confermato questo principio durante numerosi giudizi.

Le università muovono critiche al governo e vedono in questi provvedimenti legislativi d’urgenza un modo per scrollarsi di dosso le responsabilità. Se si fosse reagito già dopo l'introduzione di questo sistema nel marzo del 2003, ci sarebbe stato spazio per l’adozione di contromisure ad hoc. «Per decenni la politica si è resa latitante di fronte alla questione della limitazione delle ammissioni alle università», dice Wolfgang Schütz, rettore della Medizinischen Universität di Vienna.

Per l’ Associazione studentesca austriaca (Öh) il caos attuale è in gran parte da ricondurre agli errori fatti in casa dal governo. I rappresentanti degli studenti rimproverano al Ministro della Pubblica istruzione e dell’università di voler addossare la colpa a Bruxelles. «Con l’autonomia finanziaria il governo ha dato al problema uno strumento fai da te per le università. Quel che segue adesso è il tentativo di mascherare il danno attraverso barriere all’entrata», secondo Doris Gusenbauer del direttivo della Öh dell’Università Vienna.

Se la Corte di giustizia europea si mette di mezzo

In Belgio le limitazioni all’entrata previste –limitazioni del tutto simili a quelle dell’Austria –, sono stati accolte due anni fa per un’istruttoria dinanzi alla Corte di giustizia europea. Il governo belga nel frattempo pensa di introdurre quote per gli studenti che non risiedono per un determinato periodo di tempo nel Paese.

Anche la Gran Bretagna è stata di recente colpita dal dispositivo di una sentenza della Corte di giustizia (pdf) con la quale è stato sancito un ampio diritto al mutuo statale e alle sovvenzioni a favore degli studenti, purché costoro presentino “una certa misura di integrazione" col paese ospitante.