Au pair: scoprire il mondo"alla pari"  

Articolo pubblicato il 27 aprile 2016
Articolo pubblicato il 27 aprile 2016

Da cosa nasce l´esigenza di evadere, scoprire cosa c´è oltre la nostra piccola realtà? Oggi voglio raccontarvi la mia esperienza comune a molti ragazzi: diventare Au pair.

Cosa s'intende per Au-pair?

L'Aupair Mädchen o ragazza alla pari è solo uno degli svariati modi per effettuare scambi interculturali. In questo preciso caso, la ragazza o il ragazzo si iscrivono al sito aupairworld.com compilando un profilo con le proprie credenziali, scegliendo il Paese o i Paesi in cui si è intenzionati ad andare. Il profilo è il biglietto da visita per la famiglia. Mostrare foto in cui si è sorridenti, in cui si è in compagnia di bambini, scrivere il piú possibile su di sé, meglio se nella lingua del Paese in cui si desidera andare, rappresentano un valore in piú che potrebbe consentire di avere contatti con più famiglie. Una volta creato il profilo online l'Au pair può inviare o ricevere delle candidature da famiglie iscritte secondo lo stesso procedimento, scambiare dei messaggi e conoscersi meglio tramite Skype.

Nel momento in cui si crea del feeling tra la famiglia e il/la ragazzo/a in questione si possono avviare le pratiche burocratiche. Il rapporto tra la famiglia e l'Au pair, prima che essere uno scambio interculturale, è un lavoro. La famiglia regolarizza l'Au pair attraverso un contratto di lavoro speciale, riconosciuto dall'Unione Europea, su cui sono riportati diritti e doveri dell'Au pair. Di cosa ci si deve occupare? Sostanzialmente si tratta di babysitting e aiuto in piccole faccende domestiche. Le ore lavorative, da contratto, sono 5 ore giornaliere per un complesso di 30 ore settimanali; anche se in alcuni casi variano da famiglia a famiglia. Il compenso lavorativo stabilito dalla legge è di 260 € mensili più 50 € per il parziale pagamento di un corso di lingua. L'ultimo pagamento è a discrezione della famiglia. Si tratta di una Taschengeld o paghetta in quanto all'Au pair sono garantiti vitto e alloggio gratuiti, dunque non si hanno alcun tipo di spese se non quelle personali.

Perché ho deciso di fare l'Au pair?

Mi chiamo Fabiola, ho 24 anni e ho fatto una meravigliosa esperienza di 13 mesi presso una famiglia in Germania. La mia voglia di viaggiare e, soprattutto, di venire in Germania è nata quando alle scuole superiori ho iniziato a studiare il tedesco. Questa passione l'ho portata avanti iscrivendomi alla facoltà di "Lingue e Culture Straniere" all'università di Fisciano (Sa).

Durante il mio percorso universitario non ho avuto la possibilità di fare l'Erasmus, dunque è cresciuta sempre di più in me la voglia di mettere in pratica e visitare quello che avevo solo studiato. Dopo il conseguimento della laurea il 27 novembre 2014, mi sono subito attivata alla ricerca di un modo "intelligente" che mi consentisse di soggiornare all´estero per un periodo lungo qualche mese o anno, senza una grande somma di denaro da anticipare o la preoccupazione di chiedere ulteriori soldi ai miei genitori.

Così, tramite un'amica, sono venuta a conoscenza del sito aupairworld.com e ho cercato tutte le informazioni necessarie. Dall'inizio è stato il modo più vicino alle mie esigenze: partire e avere una casa dove andare, una famiglia su cui contare e un lavoro con il quale essere indipendente. Ed è proprio il voler esser indipendente in un Paese straniero, con un'altra lingua che mi hanno spinta a mettermi ulteriormente alla prova. Tutto ciò è una gran bella prova di coraggio, è mettersi in discussione, cambiare le proprie abitudine, integrarsi in una cultura diversa. Tutto ciò è arricchimento.

La mia esperienza

Mi sono iscritta al sito nel dicembre 2014, scrivendo tra i parametri: Germania, Berlino, 6-9 mesi. Ho cominciato a leggere i profili di alcune famiglie e a mandare le prime candidature, a scambiare messaggi e mi sono resa conto che per alcune famiglie 6 o 9 mesi erano pochi, soprattutto perché ci vuole del tempo affinché i bambini si abituino ad una nuova presenza. In pochissimo tempo poi ho trovato quella che sarebbe diventata la mia famiglia. Non abitano in una grande metropoli come Berlino, bensì in un piccolo paesino del Baden Württemberg. Dopo averci parlato a lungo i miei parametri sono cambiati. Ho cominciato a riflettere su quali fossero le mie reali priorità, ovvero migliorare la lingua e trovare una famiglia che potesse diventare la mia seconda famiglia. Appurato di avere dalla mia entrambe le cose ho deciso di prolungare il mio soggiorno per un anno.

La mia Gastfamilie (famiglia ospitante) è composta da: Nadine, la mia Gastmutter (mamma ospitante), Thorsten, il mio Gastvater (padre ospitante) e dalle mie piccole sorelline Amelie e Anabelle, gemelle di quattro anni e Melissa, la più piccola della famiglia di appena un anno e mezzo.

Il primo contatto con l'intera famiglia è avvenuto tramite una chiamata Skype. Ricordo che ero molto agitata, emozionata e impacciata. Sin da subito si è creata una situazione allegra, soprattutto perché il mio audio non funzionava e ho dovuto parlare un po' a gesti.

Il 1 febbraio 2015 sono partita. Quanto coraggio c'è voluto! Lasciare tutto e tutti e partire per una terra a me sconosciuta, con la paura di non riuscire ad integrarmi bene linguisticamente e socialmente e non trovarmi bene in famiglia.

Quel giorno è stato per me un nuovo inizio. Ho preso per la prima volta l'aereo e sono atterrata qui. Sono arrivata all´aeroporto di Karlsruhe-Baden Baden verso le 21.30 circa, carica di bagagli e di paure. Ad aspettarmi c'era Thorsten, il mio Gastvater. Ci siamo salutati e abbiamo iniziato a conversare in tedesco. Ho preferito sin dall'inizio il tedesco all'inglese, dovevo sforzarmi e abituarmi sin da subito. Il viaggio dall'aeroporto a casa durò circa un'ora. Guardavo tutto con meraviglia, persino la segnaletica stradale mi affascinava. Cominciavano ad apparire dinanzi ai miei occhi tutti i nomi di quelle città che avevo solo sentito nominare o in cui erano nati autori che avevo studiato. Era un misto di emozione e incredulità. Ero dove volevo essere, dove avevo sempre sognato di essere. Era il mio obiettivo e l'avevo raggiunto. Sola, con le mie forze.

Arrivata a casa ho conosciuto Nadine, la mia Gastmutter che si è mostrata dalla prima volta nella sua infinita dolcezza. Il giorno successivo ho conosciuto le bimbe. E anche qui una situazione alquanto bizzarra. Abituata ad alzarmi e fare colazione in pigiama, ho fatto lo stesso quel primo mio giorno ufficiale di lavoro. Pigiama di pile con orsacchiotto stampato sulla maglia. Quando ho visto il resto della famiglia già pronto, eccetto le bimbe, mi sono sentita fortemente in imbarazzo. Non so cosa Nadine e Thorsten abbiano pensato in quel momento e mai ho voluto chiederglielo, sicuramente si saranno fatti una grassa risata.

Con le bimbe sin da subito si è creata una bella sintonia e non c'è voluto molto affinché si abituassero a me, anche perché ero la quarta Au pair per la famiglia.

É stato un anno di stravolgenti cambiamenti per me. Non solo ho dovuto abituarmi a nuovi modi di vivere nella mia nuova famiglia, ma ho dovuto far fronte ad una nuova situazione nella mia vera famiglia. Nel marzo 2015, appena un mese dopo il mio arrivo, sono dovuta ritornare in Italia poiché avevo gravi problemi familiari. Sono tornata dopo una settimana e ho dovuto cercare di bilanciare emotivamente le due nuove situazioni, soprattutto perché ero a chilometri di distanza dalla mia famiglia e non ero capace di condividere appieno i miei stati d'animo con la nuova. Se la mia vita in Germania stava giorno dopo giorno migliorando, da un altro punto di vista le cose stavano peggiorando.

Partii nuovamente per l'Italia. Fu una settimana piena e sfiancante, cionostante decisi di ripartire per la Germania. Dovevo ri-cominciare. Ricominciare quello che avevo interrotto e ricominciare a vivere una nuova vita; sicuramente abituandomi ad una reale assenza importante. Come tutti i nuovi inizi è stato molto difficile, ma le bimbe mi hanno ridato quella spensieratezza che crescendo si perde.

 

Questo avvenimento ha fatto ancor più da collante tra me e la famiglia, tanto da sentirmi davvero come una loro figlia e le bimbe come mie sorelle.

Ma dove la vita toglie cerca sempre in un certo modo di rimediare. Perdere momenti belli e momenti brutti, questo è il rischio di essere lontani. Quello che ho perso della mia nipotina l'ho vissuto con Melissa, la più piccola. Il Battesimo, i primi passi, il primo compleanno, il primo giorno d'asilo, le prime parole. Oppure veder crescere e diventare sempre più indipendenti le gemelle. Tutto questo mi rallegra e mi rasserena, anche perché ho contribuito ad insegnargli qualcosa, qualcosa che custodiranno sempre, come del resto loro a me.

La mia è stata una famiglia in tutto: presente, premurosa, amorevole e gentile. Ad ogni mia partenza e arrivo ho trovato sempre un pensiero dolce sul mio letto: un disegno rincuorante, cioccolatini, foto o frasi che mi facevano sentire a casa.  

Dopo un anno il distacco è tanto difficile per le bimbe quanto per me. Loro continueranno il percorso di crescita, io dovrò ricominciare nuovamente. Nuovo lavoro, nuove amicizie e dovrò crearmi una nuova famiglia.

A distanza di un anno mi sento come mi sentii quel febbraio 2015, un po' impaurita per quel che sarà del mio futuro. A differenza di allora, però, non sono più sola, ho una famiglia che mi adora, come io adoro loro, nuovi amici e una persona che sta al mio fianco. Sono cresciuta molto, sono più forte e affronterò quel che mi aspetta con maggiori consapevolezze e sicurezze.

Tornassi indietro rifarei mille volte questa esperienza, mi ha arricchito in un modo che nessun'altra esperienza avrebbe fatto. Una sensazione di dispiacere e vuoto mi accompagnerà, qualche lacrima sicuro attraverserà i nostri volti. Smettere di essere Aupair per me e per la famiglia non significherà la chiusura dei rapporti, perché il reale legame che si è creato va' al di là di qualsiasi contratto.