Attentati terroristici: la paura è una cattiva consigliera

Articolo pubblicato il 12 aprile 2016
Articolo pubblicato il 12 aprile 2016

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Parigi, Bruxelles, Istanbul, Ankara - la serie di attentati avvenuti negli ultimi mesi ha lasciato il segno. Siamo nervosi, insicuri ed impauriti. Ma dobbiamo resistere a questa paura, vale a dire la vera arma utilizzata da chi diffonde il terrore.

Lo scorso marzo, alcuni giorni dopo gli attentati che hanno colpito Bruxelles ero al telefono con una mia amica, una ventenne cosmopolita che studia all'estero. Quando gli estremisti di destra avevano annunciato che vi sarebbe stata una protesta nella sua città, abbiamo partecipato ad una contromanifestazione con striscioni dai colori vivaci a favore della diversità e della tolleranza. Durante la nostra conversazione, inevitabilmente, siamo finite a parlare di Bruxelles. La sua voce si è smorzata, dicendomi di non sentirsi sicura quando prende il treno. Mi racconta di provare una sensazione sgradevole ogni volta che incontra un gruppo di giovani uomini arabi. Mi riferisce, poi, di essere consapevole che non sia giusto provare sentimenti del genere e che ha cercato di reprimerli, senza ottenere grossi successi. In un primo momento non sapevo cosa dire. Da un lato, perché studiando in Danimarca, Paese nel quale, per effetto di una politica in materia di immigrazione più severa che in Germania, vive un numero inferiore di immigrati, devo faticare per imbattermi in un gruppo di giovani uomini arabi. Dall'altro lato, però, comprendo questo senso diffuso di disagio pur non percependolo nella stessa maniera. In ogni caso, la mia amica non rappresenta un'eccezione. Molti altri miei amici e conoscenti hanno espresso le proprie considerazioni in merito alla questione della sicurezza. Il terrorismo, anche se lentamente, raggiunge di certo il suo perfido obiettivo: diffondere paura. Una paura che, altrettanto lentamente, rischia di paralizzarci.

Poche settimane dopo mi trovo seduta con dei miei colleghi in un tranquillo bar ad Aarhus, in Danimarca. Parliamo di Dio e del mondo e racconto loro della mia amica e del suo disagio. Ed ora vorrei sapere: e voi? Anche voi avete paura? No, non qui ad Aarhus. Segue un breve silenzio. Poi, una ragazza originaria di Berlino risponde che in Germania, durante le vacanze pasquali, mentre si trovava nella metropolitana, una volta - per la prima volta - le è capitato di sentirsi a disagio. 

Questo senso di insicurezza potrebbe anche essere un fenomeno passeggero che riflette l'ambiente che mi circonda. Ma una cosa è certa: finché l'Europa sarà colpita, ad intervalli regolari, da attentati terroristici, la diffidenza e la paura non scompariranno, anzi. Secondo l'emittente televisiva tedesca ARD, la maggioranza dei Tedeschi si dichiara favorevole a misure di sicurezza a lungo termine più rigorose. E questo è assolutamente comprensibile, soprattutto dopo le critiche mosse apertamente alle autorità di sicurezza belghe a seguito degli attentati dello scorso marzo. In linea generale, la paura è una cattiva consigliera.

La paura può essere fondamentale, sicuramente. Ci fa prendere le dovute precauzioni e ci fa reagire velocemente. Ma quando le permettiamo di dominarci, ci priva della facoltà di ragionare in termini razionali. In Germania, e a dire il vero in tutta Europa, la probabilità di perdere la vita a causa di un attentato terroristico è molto più esigua di quanto pensiamo. Il giornalista svizzero Constantin Seibt ha scritto che ogni anno in Germania più di 500 persone muoiono a causa delle lische di pesce. Ma questa notizia non ha scatenato il panico mondiale. Per cui, dovremmo avere lo stesso atteggiamento nei confronti del terrorismo, rimanendo lucidi. La conferma è arrivata anche dallo psicologo Borwin Bandelow, il quale, durante un'intervista con il quotidiano tedesco ZEIT Online, ha dichiarato: "E' meglio uscire, nonostante tutto quello che è accaduto, altrimenti non si fa altro che accrescere le proprie preoccupazioni." Pertanto, nonostante tutto, andate ad assistere ai Campionati europei di calcio, prendete l'aereo, ridete e divertitevi.  E così ci faremo beffe dell'arma più pericolosa dei terroristi: la paura.