Attentati di Tunisi: "Loro non vinceranno!"

Articolo pubblicato il 27 novembre 2015
Articolo pubblicato il 27 novembre 2015

(Opinione) A meno di una settimana dagli attentati di Tunisi, che hanno causato 13 morti in un'attacco suicida rivendicato da Daesh, una giornalista tunisina ci esprime il suo risentimento. Ed insiste sulla grande forza dei suoi concittadini, capaci di rialzarsi sempre dopo ogni prova. 

Martedì, quando ho appreso la triste notizia, mi si è gelato il sangue nelle vene. Di certo, da più di tre anni, la Tunisia era stata puntualmente bersagliata da attacchi terroristici. Ma questa volta l'attentato vigliacco, che è costato la vita a 13 persone, ha rivestito innegabilmente un valore simbolico.

Perché? Perché si è consumato sull'avenue Mohamed 5, una delle principali arterie stradali della Capitale tunisina, a qualche centinaio di metri dal Ministero dell'interno, al terzo giorno delle  Journées Cinématographiques de Carthage (JCC), un evento culturale simbolo in Tunisia. Ma soprattutto perché ha mirato a degli agenti della Guardia presidenziale, uno dei corpi di sicurezza d'élite del Paese. È chiaro che i terroristi volevano lanciare un messaggio di sfida e di rancore alle forze dell'ordine, volevano seminare il terrore in tutti i nostri cuori. Sarebbero potuti riuscire nel loro intento e raggiungere il proprio obiettivo, ma non hanno considerato l'incredibile capacità dei tunisini di rialzarsi dopo ogni prova, e di addentare la vita con ancora più entusiasmo dopo ogni dramma.

Se la sera stessa dell'attentato noi tutti abbiamo tremato, scossi nella parte più profonda di noi stessi, l'indomani la nostra esistenza ha ripreso il suo corso normale. Abbiamo seppellito i nostri martiri e di nuovo abbracciato la vita. Nessuno si è assentato dal lavoro, i bambini sono andati a scuola, gli uffici amministrativi hanno funzionato normalmente, i negozi hanno aperto le porte, le JCC si sono tenute lo stesso e i cinefili hanno fatto la coda per più di un'ora per assistere ai diversi film in programma. Quale migliore risposta ci si poteva attendere da un popolo martoriato nella carne, ma che mantiene la testa alta e si aggrappa alla speranza di un futuro migliore?

Oggi, più che mai, non è più l'ora per piangere e abbatersi. Solo il lavoro e la perseveranza ci salveranno. Armati di ottimismo e confidenti nell'avvenire, resisteremo e continueremo ad avanzare, malgrado il dolore, l'angoscia e i dubbi. Tuttavia una sola cosa è evidente: coloro che seminano morte non vinceranno.