Attacchi in Germania: "È come provare a respirare sott'acqua"

Articolo pubblicato il 28 luglio 2016
Articolo pubblicato il 28 luglio 2016

(Opinione) La Germania ha subìto un attacco terroristico e non se n'è ancora resa conto. 

In qualche modo avremmo dovuto sentirci diversamente. O almeno la pensavo così. Avremmo dovuto sentirci come dopo l'attacco a Charlie Hebdo, come Parigi nel novembre 2015, come Bruxelles, come Nizza. E invece è solo... Il vuoto.  

La Germania avrebbe subìto un attentato di matrice islamica, o almeno così pare. Un giovane si è fatto esplodere in un concerto ad Ansbach, nella Germania meridionale. E questo fatto è successo poco dopo Würzburg, Monaco e Reutlingen. Il punto è che in Germania c'è stato un attacco terroristico e io non me ne sono praticamente accorta. 

Würzburg, Monaco, Reutlingen, Ansbach

E' successo troppo in troppo poco tempo. Troppa gente ha perso la vita o è stata gravemente ferita negli ultimi giorni. Io sono una giornalista, sono abituata a lavorare con le notizie e a mantenere una visione d'insieme. Ma questo è troppo anche per me. Non ci sto più dietro: ad Ansbach l'attentatore ha colpito con l'ascia? L'aggressore nel treno regionale aveva un machete? O era a Monaco? I nomi vorticano confusamente nella mia testa. Nomi di luoghi, di persone. E non riesco più quasi a metterli in ordine. 

Naturalmente sapevo che sarebbe potuto succedere qualcosa. Ovunque. Vivo a Berlino, la capitale della Germania. La mia famiglia si preoccupa: «E se succedesse qualcosa lì?». La verità è che anche nella mia città natale, la tipica cittadina tranquilla, potrebbe succedere qualcosa. La città tranquilla è un posto in cui milioni di persone vivono insieme. E se la città tranquilla non è Berlino, allora è Colonia, o Amburgo. Ma anche Würzburg, Monaco, Reutlingen, Ansbach.

La furia omicida non è un attacco terroristico

Mi irrita la semplicità con cui il presidente francese François Hollande parla di "terrorismo". Le autorità tedesche sono più caute, come anche il governo tedesco. Gliene sono grata, per la loro decisione di prima indagare accuratamente e solo dopo trarre le eventuali conclusioni. Per questo motivo in molti media tedeschi si sottolinea la differenza tra "attacco terroristico" e "furia omicida". La Germania non prende mai con semplicità e approssimazione i fatti che la riguardano.  E in questo momento la trovo una cosa molto positiva. Ho sempre pensato che se fosse successo qualcosa in Germania mi sarei attaccata al mio laptop, alla televisione, che avrei divorato ogni notizia, che avrei letto ogni articolo. Scioccata, elettrizzata. Come per Parigi, come per Bruxelles. Invece mi sforzo di leggere le notizie una sola volta al giorno, di ignorare Twitter. La televisione rimane spenta. È solo rassegnazione? O autodifesa?

Semplicemente vuota

Appena ho saputo dell'attacco di Nizza sono scoppiata in lacrime. E poi di nuovo, quando ho guardato un servizio sull'attacco di Bagdad di inizio luglio: un uomo, che oltre al figlio ha perso anche diversi nipoti, veniva intervistato. Era disperato, piangeva sommessamente.  Dopo i sanguinosi attacchi in Germania non piango. È come se non avessi più lacrime. Come se fossi semplicemente vuota. Come se non mi riguardasse più, come se non avesse niente a che fare con il mio paese. Ma c'è sempre questa sensazione opprimente, come di soffocamento. Come se stessi respirando sott'acqua. La mia testa sembra scoppiare, i miei occhi bruciano. 

Eppure in qualche modo avrei dovuto sentirmi diversamente.