Attaccati al tram sognando l'Europa

Articolo pubblicato il 02 gennaio 2016
Articolo pubblicato il 02 gennaio 2016

È costata 322 milioni di euro e ci sono voluti 15 anni, ma finalmente Palermo ha la sua rete tramviaria, primo tassello della rivoluzione della mobilità. Il reportage e le immagini di una giornata che non sarà dimenticata facilmente. 

C’è un bambina appoggiata al vetro che guarda dal finestrino dell'auto. Avrà 5 anni, accanto a lei e ai suoi genitori sfreccia un "giocattolone" bianco e lungo, che lei contempla incantata scorrere sui binari. La macchina è imbottigliata nel gran traffico di viale Regione, come ogni giorno, ad ogni ora. Dentro al grande "giocattolo" ci sono altri bambini che tengono per mano le proprie mamme e si divertono come se fossero a Gardaland o a Disneyland. E insieme a loro ci sono anche cittadini di tutte le età. Sono venuti tutti per salire sul tram. Alla fine della giornata l’AMAT conterà ben 50 mila tagliandi venduti (non è mai stato chiaro se la prima corsa fosse gratuita o meno).

Siamo all’inaugurazione di "Genio", il nome votato dai palermitani in onore di uno dei simboli della città. L’hanno ribattezzato così il tram palermitano, che, dopo un’attesa lunghissima, ricorda alla città che la strada per l'Europa (o più semplicemente la normalità) è molto vicina. E che esiste un’alternativa al traffico eterno che avvolge la Conca d'oro. La partenza delle prime 4 linee è tutta racchiusa in alcune istantanee che per un palermitano sono difficili da dimenticare. Soprattutto se hai viaggiato e ti sei chiesto perché la tua città sia condannata ad affogare tra le nubi tossiche e la schizofrenia anarchica del trasporto privato.

La grande attesa

I giorni precedenti all'inaugurazione. Foto di Giuseppe Nicotra.

Alla stazione Notarbartolo, snodo principale della rivoluzione della mobilità, saliamo sulla prima vettura che arriva. Ai lati dei binari e tutt’intorno c’è una grande folla. Sono quei cittadini che non potevano proprio più aspettare per "attaccarsi al tram", come si dice da queste parti. Alcuni inondano il web con l'hashtag #vogliamoiltram, altri avevano partecipato direttamente alle azioni di pulizia delle pensiline che finalmente lo avrebbero accolto nel loro quartiere. Pochi minuti prima, intorno a mezzogiorno, il sindaco Leoluca Orlando, il presidente della Regione Rosario Crocetta, il ministro alle infrastrutture Graziano Del Rio e altri rappresentanti dei partiti e delle istituzioni sono saliti sul primo convoglio, i fotografi hanno catturato le immagini inedite del terzetto, circondato da giornalisti e cittadini, mentre si tengono ai manici di sicurezza.  

"Non sembra di essere a Palermo"

Ad ogni modo la vettura scelta per il nostro primo turno è sulla linea 4, che da piazza Boiardo arriva fino all'incrocio tra via Giuseppe Pollaci e corso Calatafimi, lungo il trafficato viale della Regione siciliana. Il tram scivola leggero e silenzioso lungo i binari e dagli ampi finestrini si può guardare il traffico intenso con una certa aria di superiorità, o con la consapevolezza dei "privilegiati" che hanno scelto il cavallo vincente per terminare la corsa. In effetti non si può dire altrimenti: per andare e tornare lungo uno degli assi più trafficati della città servono circa 20 minuti.

Dall'interno delle vetture ci appare tutta la città vista dal tram. I vigili che regolano il traffico agli incroci, i bambini che agitano le manine, i benzinai che smettono di riempire i serbatoi, le ragazze che scattano foto dal balcone, i pedoni che si fermano, il vecchio posteggiatore abusivo che viene incontro zoppicando, con un largo sorriso a cui manca qualche dente e il suo immancabile passamontagna invernale. Sorridono tutti e chi non sorride è incantato come se gli fosse passata davanti agli occhi un'apparizione. Finalmente, dopo aver girato a vuoto per giorni, quei vagoni sono stipati di passeggeri.  

Ma ci sono anche gli automobilisti di viale Regione siciliana imbottigliati nel traffico, consapevoli di essere stati fregati dal Bombardier (la casa madre viennese che ha progettato i convogli), che li supera mentre restano incolonnati nella solita e maledetta strada intasata che percorrono ogni giorno. Le pensiline sono piene di adolescenti e anziani che condividono attese, speranze e una comoda panchina. «Non sembra di essere a Palermo,» è la frase spontanea pronunciata un po’ da tutti. Molti scattano foto con gli smartphone o immortalano la città dai vagoni. Altri si divertono ad ascoltare l'annuncio delle fermate, in particolare l'impeccabile pronuncia tedesca di "Einstein". Sembra quasi che il tram ci sia sempre stato, eppure l'ultima corsa della vecchia linea risale al 1947. Altri tempi. Il meglio però deve ancora venire, perchè il progetto è destinato ad allargarsi. 

Ad oggi, oltre alla linea 4, ne funzionano altre 3. La linea 1, che collega la Stazione centrale a Brancaccio, quartiere del profondo sud-est, sede di una grande zona residenziale e industriale (quel poco che resta) e tristemente noto alle cronache per la triste vicenda di padre Pino Puglisi. la linea 2 che collega la Stazione Notarbartolo al Borgo Nuovo, e la linea 3 che invece arriva al CEP

Una rete di 17 chilometri destinata ad ampliarsi nel futuro prossimo. Ma intanto la sfida parte proprio dalle periferie, capolinea di ben tre convogli e testimonianza vivente di una città irrimediabilmente divisa in due. A chi ha criticato la decisione di iniziare proprio da qui, bisogna ricordare – oltre alla bontà strategica della scelta – l'impatto sociale che tutto questo potrebbe comportare. Fortunati esperimenti europei hanno infatti dimostrato che la soluzione migliore per integrare le banlieue – con il centro e le zone più benestanti delle grandi città – è quella di garantire un trasporto pubblico che ne interrompa l'isolamento. 

Ed è proprio questo spirito a guidare il nostro secondo viaggio con la linea 2. Chi scrive, ad esempio, non era mai stato a Borgo Nuovo. Anzi non si era mai spinto oltre i campi del Ribolla dell'ex calciatore palermitano Totò Schillaci. Ebbene sono proprio gli abitanti del quartiere a bordo del tram a ringraziare, perché adesso si sentono un po' meno soli.

Luca ha preso la linea 2 per la fare un confronto anche con altre realtà. Secondo lui funziona, anche se solo i prossimi giorni potrà esprimere un giudizio completo. «La userò per andare a lavorare, ho usato il tram a Milano ma ancora non posso fare paragoni». Alessandro, che insieme ad altri amici aveva ripulito alcune pensiline imbrattate dai vandali, invece è raggiante: «Aspettavo questo momento da quando ero un ragazzino e andavo a scuola a fine anni Novanta,» racconta il giovane. «Bisogna lavorare ancora sull'informazione, ma finalmente abbiamo un servizio europeo di mobilità sostenibile,» conclude mentre guarda la città dal finestrino e sogna l'Europa.