"At Home" di Alessandro Stellano, intervista con l'autore

Articolo pubblicato il 07 giugno 2012
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Articolo pubblicato il 07 giugno 2012
Articolo di Alessio Strazzullo Alessandro Stellano, bassista napoletano classe ’85, ha ricercato e ricostruito la sua identità sonora nel suo primo lavoro discografico “at Home”. La casa e città di Alessandro è Napoli, ma il linguaggio utilizzato è universale: improvvisazione jazzistica, ritmi ed ambienti sonori  apparentemente lontanissimi si fondono nel suo lavoro.

Siamo a San Martino, il pomeriggio è caldo, sotto i nostri piedi Napoli è stesa come un lenzuolo. Interrompiamo il nostro discorso diverse volte, i turisti non capiscono immediatamente che siamo nel bel mezzo di un’intervista. Una coppia di Ragusa chiede al nostro intervistato di scattare una foto «Si, cerca di prendere tutta la città dietro di noi» chiedono i due dopo essersi messi in posa, divertito Alessandro annuisce ridendo. È un pomeriggio perfetto per la Napoli turistica, di fronte la Certosa alcuni bambini giocano a pallone. Saremo costretti a ripartire più volte, tra le risate e l’imbarazzo, a riprendere i discorsi interrotti dai bus tour che irrompono nel piazzale. Decine e decine di turisti invadono il belvedere, sgomitiamo, qualcuno addirittura ci chiede informazioni. È anche colpa nostra, per quest’intervista abbiamo scelto forse il luogo più panoramico della città.

 Alessandro Stellano è nato a Napoli nel 1985, si divide tra i suoi sette progetti musicali che spaziano dal jazz al pop (è membro della band April Fools dal 2004 che lo vede impegnato oltre che come strumentista anche come co-compositore e co-arrangiatore) al rock e al soul. La prima volta che l’ho ascoltato ho pensato che non fosse lontano - e non credo che la strada da percorrere lo spaventi particolarmente - dai suoi miti o musicisti ispiratori, bassisti rapidi e tecnici, capaci di tirare fuori dalle quattro corde (o cinque) e dal legno le capacità soliste dello strumento. Le mani di Alessandro sono veloci, il suo senso musicale e melodico raffinato, eppure potente e mai noioso. “at Home” è il suo primo disco, completamente autoprodotto, in cui la tradizione musicale napoletana si fonde con il background dello Stellano bassista elettrico e musicista amante del jazz, i riferimenti imprescindibili sono Avishai Cohen, Dave Holland, Janek Gwizdala, Yaron Herman.

La voglia di elaborare un discorso sulla propria identità sonora, di tornare a casa musicalmente parlando, ad Alessandro viene dopo l’incontro con i musicisti di Avishai Cohen. In Svizzera per ascoltare un concerto dell’importante contrabbassista israeliano viene invitato a suonare con loro in una jam session. «È successo qualcosa» ci spiega, e si riferisce alle sensazioni provate durante quell’incontro, quando si misura con musicisti incredibili ed esperti, e la sua voce viene apprezzata ed accettata.

Così “at Home” è un disco che parla del patrimonio culturale di Alessandro Stellano, cittadino napoletano, ma anche dello strumentista, bassista, musicista, che lancia il suo sguardo al di là dei confini italiani, verso l’Europa e il Medioriente. E brano dopo brano è possibile rintracciare i diversi filoni culturali e musicali, riconoscibili ma non separati, sempre abilmente fusi.

Dalla prima traccia “Mare nostrum” dedicata alla figura polivalente del mare, risorsa, condanna, metafora,  Alessandro mi guarda e commenta con una frase di Pino Daniele (noto musicista e cantautore napoletano) «Chi tene 'o mare 'o ssaje nun tene niente...», alla seconda “Il quinto elemento” con l’evidente riferimento aristotelico «Mi piaceva molto quest’immagine metaforica di qualcosa che esiste ma che non è materia». Da “Funkale” sunto del background musicale filoamericano, afro e beat, un omaggio agli ascolti fondamentali della sua preparazione musicale ma su un impianto melodico partenopeo, alla traccia “A ciel sereno” inserita nella tracklist poco prima di dare il via alle stampe, composta per caso dopo aver incontrato il suo nuovo strumento.

La traccia numero cinque, “I cinque colpi”, è strettamente legata alla storia musicale di Napoli. Nel brano la base ritmica (cinque profondi colpi, appunto) sono il punto di partenza per un discorso musicale articolato e complesso, influenzato da diverse tendenze, ma che al suo interno mantiene quel ritmo antico, che risuonava drammatico tra le strade della Napoli borbonica. Il ritmo solenne scuoteva le strade e la gente: così si annunciava l’esecuzione di un uomo del popolo. Questi cinque colpi, che oggi richiamano alla mente immagini ed atmosfere partenopee, all’inizio presagio di morte e sventura, sono stati trasformati nel corso dei secoli in cinque colpi più rapidi ed ironici, modificati dalla capacità napoletana d’esorcizzare il passato drammatico. «Oggi dopo pochissimi secondi d'ascolto di un ritmo basato su questa pulsazione - dice Alessandro - riesce veramente difficile non riceverne una carica elettrica e di vita fortissima, e considerando il punto di partenza, non smetterà mai di sorprendermi».

Da “Polimorph”, scritta dall’amico chitarrista e compagno di musica Alessandro Liccardo a “Il Mare d’Inverno” seconda chiave interpretativa del topos del mare. Il disco si chiude con “Arcturus” pezzo in bass solo,  ispirato al luminosissimo astro «Mi piace questa stella che a seconda delle tradizioni e dei miti ha diverso valore: per Ovidio e Dante stella mortifera, nell’emisfero australe invece simbolo positivo legato alla nuova e buona stagione».

“at Home” è un disco ricco di riferimenti, frutto di una ricerca interessante e compiuta. Un primo lavoro, certamente, ma un esordio che esprime bene le capacità del giovane musicista napoletano. Il suo nome è destinato a seguire quelli dei grandi musicisti che l’hanno ispirato? Ascoltare per credere.

Tutte le foto: © cortesia della pagina facebook di Alessandro Stellano.