Assassinio di un’attivista russa per i diritti umani

Articolo pubblicato il 20 luglio 2009
Articolo pubblicato il 20 luglio 2009
Il 15 luglio, la cinquantenne Natalya Estemirova è stata rapita e uccisa a Grozny, la capitale cecena, da ignoti aggressori. La Estemirova lavorava per Memorial, organizzazione che si occupa di diritti umani, ed era considerata amica intima della giornalista Anna Politkovskaja, a sua volta uccisa nel 2006.

«È un bene che vi siano persone come Natalya Estemirova», Gazeta Wyborcza, Polonia

Il quotidiano liberale Gazeta esamina gli obiettivi politici dell’attivista Natalya Estemirova in Cecenia: «Da una parte è un bene che in giro per la Russia vi siano persone come Natalya Estemirova, dall’altra, tuttavia, è tragico che siano sempre sulla linea di tiro e non sembra che la situazione sia destinata a cambiare in un futuro prossimo.(Foto: ©Tatyana Zelenskaya/ Wikimedia) La Estemirova – così come Anna Politkovskaya, per inciso - non era una sostenitrice dell’indipendenza cecena, ma era contraria ai fanatici che negli anni Novanta governarono una Cecenia priva di leadership tentando di introdurre la legge islamica (sharia) e ai quali, in realtà, interessava unicamente il denaro e l’esercizio esclusivo del potere sulla regione. La Estemirova condusse campagne affinché la Cecenia ottenesse una reale autonomia pur rimanendo all’interno della Russia e, soprattutto, si batté perché la regione non fosse più un teatro di violenze dominato dall’anarchia, a prescindere di chi governasse la Repubblica». (Marcin Wojciechowski)

«Una strana svolta per la Russia», Delo, Slovenia

L’omicidio dell’attivista per i diritti umani Natalya Estemirova inciderà sulla copertura mediatica del conflitto nella regione del Caucaso del Nord. Scrive il quotidiano: «L’assassinio di Natalya Estemirova, che aveva ricevuto il “Premio Nobel Alternativo”, rappresenta uno strano punto di svolta per la Russia. Finora gli attivisti per i diritti umani sono stati le uniche fonti d’informazioni riguardo alle atrocità commesse in Cecenia e, di conseguenza, vengono uccisi uno dopo l’altro, ma chi racconterà la verità sul Nord Caucaso una volta che questi coraggiosi reporter saranno ridotti al silenzio? Ecco perché è giunto il momento che la comunità internazionale apra finalmente gli occhi: i crimini commessi dall’esercito russo e dai suoi collaboratori non sono meno tremendi di quelli commessi nell’ex Jugoslavia dall’allora presidente serbo Slobodan Milošević». (Branko Soban)

«Un’aggressione alla trasparenza», Die Presse, Austria

Natalya Esterimova è l’ultima vittima nella lunga serie di omicidi di attivisti per i diritti umani in Russia, la maggior parte dei quali sono rimasti irrisolti. Il quotidiano scrive: «La magistratura russa è sensibile alla luce. Quest’aggressione contro ogni forma di trasparenza potrebbe essere il motivo per cui decine di omicidi di giornalisti ed attivisti per i diritti umani restano insoluti e, soprattutto, restano nell’ombra le menti che stanno dietro a tali delitti insieme all’identità dei loro mandanti. Questo è accaduto per l’assassinio della giornalista Anna Politkovskaja. Il procuratore aveva fretta di chiudere il caso con la condanna dei complici, senza sapere chi era stato ad ordinare il delitto. Ed è anche quel che è successo nel caso del giornalista Paul, in cui ad essere ancora in libertà non sono soltanto i mandanti, ma anche coloro che compirono il delitto. Questa tradizione non è di buon auspicio per il caso dell’attivista per i diritti umani ceceni Natalya Estemirova». (Eduard Steiner)

«Il (nuovo) capo del Cremlino mostra una sensibilità maggiore», Corriere del Ticino, Svizzera

Il quotidiano liberale ipotizza che con la sua reazione all’assassinio di Natalya Estemirova il presidente russo Dmitry Medvedev potrebbe liberarsi dalle grinfie del clan del primo ministro Vladimir Putin: «Il Presidente russo ha espresso il proprio shock ed ha ammesso che l’omicidio di Natalya Estemirova è chiaramente associato alle sue attività in difesa dei diritti umani. La domanda è se, alla maggior sensibilità esibita dal nuovo capo del Cremlino, seguirà un cambiamento di rotta da parte di Mosca per ciò che riguarda la tutela dei diritti umani o se, dato lo scalpore che ha suscitato nella comunità internazionale quest’ultimo delitto, si tratti solo di una reazione di facciata. Il silenzio sull’incidente da parte di Putin, che in qualità di primo ministro lavora a stretto contatto con Medvedev, non è un segnale incoraggiante e tantomeno lo è il fatto che le indagini sull’omicidio di Natalya Estemirova siano state affidate ad Alexander Bastrikin, uno stretto alleato di Putin il cui insuccesso nel caso Politovskaja è molto chiacchierato». (Osvaldo Migotto)

«È urgente il bisogno di porre i diritti umani al centro del dialogo», El País, Spagna

«Vi sono poche cose in Russia che abbiano meno conseguenze dell’assassinio di coloro che documentano la dominante mancanza di considerazione per i diritti umani», scrive il quotidiano di sinistra liberale. «L’omicidio di Natalya Estemirova illustra ancora una volta l’urgente necessità per l’Europa e gli Stati Uniti, che ieri hanno espresso la propria indignazione, di porre il tema dei diritti umani al centro di qualsiasi dialogo con Mosca. Tanto per l’Unione Europea che per gli USA, dove Barack Obama sta raccogliendo una grande attenzione da parte dei media per la sua idea di ricominciare da zero nelle relazioni tra Washington e Mosca, una Russia democratica sarebbe un partner molto più affidabile e stabile rispetto a quella autoritaria di oggi».