Aspettando Godot: l'arroganza a stelle e strisce alla conferenza sul clima

Articolo pubblicato il 14 dicembre 2015
Articolo pubblicato il 14 dicembre 2015

Attenzione, questo articolo non è stato ancora editato, né pubblicato in alcun gruppo

[OPINIONE] Secondo il segretario di Stato americano, il cambiamento climatico è "una delle maggiori opportunità a livello economico che il mondo abbia mai conosciuto".

"Aspettando Godot"...

Ostentando una sconcertante arroganza 'a stelle e strisce', il segretario di Stato americano John Kerry non ha minimamente accennato ad alcun tipo di risarcimento per i Paesi in via di sviluppo vittime del cambiamento climatico, un argomento trattato alla COP21, la conferenza internazionale sul clima in corso questa settimana, al capitolo 'loss and damage.' Complimentandosi con Citibank, Bank of America, Goldman Sachs e il settore privato per avere investito in"progetti sul clima", Kerry ha incitato gli ascoltatori a non starsene lì seduti ad “aspettare Godot,” e ha definito la cosiddetta energia pulita “una delle maggiori opportunità a livello economico che il mondo abbia mai conosciuto.”

Il messaggio era chiaro. Rivolgendosi esclusivamente alle grandi imprese nonostante il contesto fosse una conferenza internazionale nella periferia nordorientale della capitale francese, Kerry ha incolpato i Paesi in via di sviluppo per il loro contributo all'inquinamento atmosferico, assolvendo pienamente i Paesi benestanti dal prender parte al cambiamento climatico. Citando Bill Gates e la mano invisibile del capitalismo, ha ripetutamente enfatizzato il ruolo dei privati e “del mercato” nel recupero ambientale. Per concludere con l'impegno - insignificante ma pur sempre applaudito - di stanziare 800 millioni di dollari a sostegno degli "investimenti per l'adattamento entro il 2020"; stando a Kerry, al resto del mondo non resta che aggiornarsi.

“Il fatto è che anche se ogni singolo cittadino Americano si recasse al lavoro in bici, condividesse l'auto per raggiungere la scuola, usasse soltanto pannelli solari per dare energia alla propria casa; se ognuno di noi piantasse una dozzina di alberi; se trovassimo il modo di eliminare totalmente le nostre emissioni domestiche di gas serra, indovinate un po'? Non sarebbe comunque abbastanza per compensare l'inquinamento da carbone provocato dal resto del mondo... Non quando oltre il 65 percento dell'inquinamento da carbone a livello globale proviene dai Paesi in via di sviluppo... Non importa quanto una metà del mondo cerchi di rimediare alle proprie azioni, se misure simili non vengono intraprese anche dal resto del mondo, sarà sempre un problema per la Terra."

Atteggiamento 'pro business'

Ma quel 65%, o 57% secondo il World Resources Institute (Istituto mondiale delle risorse), include la Cina e l'India. La Cina è il maggior produttore a livello mondiale di gas a effetto serra, ma non distanti, al secondo posto, troviamo gli Stati Uniti, seguiti dall'Unione Europea. Inoltre, né l'Agenzia per la protezione dell'ambiente (EPA) né il WRI fanno distinzione tra emissioni aziendali nazionali e transnazionali, come quelle risultanti dalle attività di estrazione di combustibili fossili condotte nei Paesi in via di sviluppo da società statunitensi.

Questo atteggiamento 'pro business' ha fatto eco alle parole pronunciate il giorno prima nel suo intervento dal presidente del Sierra Club Michael Brune. Nel complimentarsi con gli Stati Uniti per avere ridotto di 200 millioni di tonnellate le emissioni di gas a effetto serra tra il 2007 e il 2014, Brune ha proseguito parlando del potenziale abbandono del carbone nel Paese. Nella curiosa direttiva di un'organizzazione nota per la salvaguardia delle foreste e l'alpinismo, il cui motto è "esplora, divertiti e proteggi il pianeta", Brune ha dichiarato che sono due le condizioni essenziali a tale cambiamento: 1) "Cosa sostituirà il carbone? Dobbiamo essere certi che si tratti di energia pulita"; e 2) "Dobbiamo assicurarci che il cambiamento non incida sui posti di lavoro."

Il linguaggio del 'Loss and Damage'

Il meccanismo del 'Loss and Damage' è entrato a far parte ufficialmente della United Nations Framework Convention on Climate Change (UNFCCC) in occasione della COP19 di Varsavia nel novembre 2013. Secondo la UNFCCC, “lo scopo del meccanismo è quello di affrontare le perdite e i danni legati all'impatto del cambiamento climatico, includendo sia gli eventi più estremi (come uragani, ondate di caldo, ecc.) che i fenomeni a insorgenza lenta (desertificazione, innalzamento del livello dei mari, acidificazione degli oceani, ecc.) che si verificano in quei Paesi in via di sviluppo particolarmente vulnerabili agli effetti negativi del cambiamento climatico."

Oltre a 'mitigazione' e 'adattamento', 'loss and damage' è il terzo concetto introdotto nelle negoziazioni sul clima per classificare le conseguenze del cambiamento climatico non reversibili o irrecuperabili, ad esempio la perdita di vite, che si tratti di esseri umani o di animali, e il danneggiamento di habitat oltre ogni possiblità di ripristino. Questo tipo di perdite e di danni ha colpito in modo sproporzionato i Piccoli Stati Insulari in Via di Sviluppo (SIDS) e i Paesi meno avanzati (LDC), i cui livelli bassi o nulli di industrializzazione non possono certo essere annoverati tra le cause. I potenziali 650 millioni di dollari per investimenti nel settore privato concessi da Kerry "nel caso in cui si presentasse la giusta opportunità per sviluppare progetti" non riguarda il 'loss and damage', per il quale l'offerta di finanziamento è incondizionata.

Il Dr. Michael Dorsey, co-fondatore e membro del direttivo di Islands First, un'organizzazione non profit votata allo sviluppo e al rafforzamento delle risorse dei piccoli stati insulari, ha deriso l'offerta di una "cambiale da 20 anni legata alla produzione di energia. Le persone povere non hanno credito per definizione." 

Dorsey sostiene che "nessuno sta facendo molto per garantire prezzi accessibili per l'energia solare, ma tutti si preoccupano di soddisfare i bisogni dei clienti più abbienti. La conversazione sul tema energetico è scarsa nel direttivo. La maggior parte dei membri non sta facendo nulla per impedire che si crei un monopolio delle energie rinnovabili."

Il linguaggio legato al 'loss and damage' è già stato ridotto nella bozza prodotta alla COP21 nella serata di giovedì scorso, presumibilmente a causa delle obiezioni mosse dagli Stati Uniti e da altri Paesi in merito a eventuali implicazioni di responsabilità.

Nel suo discorso, Kerry si è mostrato scettico riguardo alla possibilità effettiva di limitare a 2°C l'incremento delle temperature come delineato nella bozza del 10 dicembre, limite minimo o comunque insufficiente secondo molti esperti. "Una delle speranze che davvero vogliamo si realizzi qui e che rende gli incontri di Parigi così importanti non è tornarsene a casa sapendo che tutto quello che faremo ci porterà a raggiungere il limite di 2°C. Quello che stiamo facendo è mandare un segnale forte al mercato." Come se tutti, da Naomi Klein a Papa Francesco, non avessero citato la corsa inarrestabile al profitto come contributo e causa della distruzione ambientale.