asilo politico: tra diritto e realtà

Articolo pubblicato il 15 maggio 2014
Articolo pubblicato il 15 maggio 2014

Attenzione, questo articolo non è stato ancora editato, né pubblicato in alcun gruppo

Solidarietà umana o logorio per lo stato? Disponiamo delle istituzioni necessarie per accogliere più profughi, oppure si abusa già abbastanza dell'asilo politico? Un rapporto sulle sfide legali ed economiche innescate dalla nozione di "asilo politico" e un brainstorming sul ruolo che personalmente possiamo giocare.

Più di un anno fa, Ca­fé­ba­bel si oc­cu­pò della pro­te­sta dei ri­fu­gia­ti pres­so la Vo­ti­v­kir­che di Vien­na. Nel frat­tem­po, il tema dei pro­fu­ghi è di­ve­nu­to piut­to­sto scot­tan­te in tutta Eu­ro­pa - non da ul­ti­mo per­ché l'Eu­ro­pa ha as­si­sti­to ai fatti di Lam­pe­du­sa - una „vergogna senza precedenti“, come hanno scritto alcuni media in Austria - , e perché alcuni attori della protesta presso la Votivkirche sono stati otto mesi in carcere quali „mediatori di clandestini“ e il numero di profughi siriani che l'Austria ha ospitato è decisamente minore rispetto a quanto dichiarato. 

„Eu­ro­pa - ci ag­ghin­dia­mo con pa­ro­le come 'di­rit­ti uma­ni',  e ci com­por­tia­mo come se fos­si­mo i mae­stri nel campo. Però poi fac­cia­mo co­mun­que certe cose“,  dice Julia Kie­na­st ri­guar­do a Lam­pe­du­sa.

Kie­na­st, stu­den­tes­sa di di­rit­to e mem­bro del­l'EL­SA (Eu­ro­pean Law Stu­den­ts As­so­cia­tion), ha re­cen­te­men­te or­ga­niz­za­to una ta­vo­la ro­ton­da dal ti­to­lo Ri­chie­den­ti asilo in Au­stria - tra di­rit­to e real­tà, che si è svol­ta pres­so la fa­col­tà di eco­no­mia di Vien­na. „A dire il vero, ho stu­dia­to di­rit­to per­ché vo­le­vo oc­cu­par­mi dei di­rit­ti umani. Mi im­ma­gi­na­vo di aiu­ta­re co­lo­ro che vi­vo­no lon­ta­no, in na­zio­ni po­ve­re. Du­ran­te una con­fe­ren­za del­l'A­CUNS (Aca­de­mic Coun­cil of Uni­ted Na­tions) ho per la prima volta rea­liz­za­to che ci sono mol­tis­si­me per­so­ne che hanno allo stes­so modo bi­so­gno di aiuto anche in Austria.“

„Un in­fer­no con delle leggi“

L'intento della discussione era quello di sottolineare le divergenze tra la quotidiana realtà vissuta dai richiedenti asilo e la loro condizione giuridica politicamente determinata, ma la tavola rotonda era tesa anche a risvegliare negli studenti l'attenzione per questo tema.  „Nell'ambito del corso di studi in legge c'è esattamente un'ora e mezza di lezione sulla questione del diritto d'asilo, nonostante si tratti di un tema estremamente complesso. In poche altre lezioni ho sentito dire così spesso che la situazione giuridica non è molto chiara e che ci sono problemi di diritto costituzionale al riguardo. Queste premesse basterebbero per giustificare una maggiore attenzione sul tema durante il corso di studi, ma credo che semplicemente manchino le risorse.“

Il giudice Ri­ta-Ma­ria Kir­sch­baum, della Corte Federale Amministrativa, invitata alla discussione, ha descritto il suo lavoro definendolo un „inferno con delle leggi“.  La situazione giuridica complessa e la carenza di personale sarebbero le ragioni principali dei tempi, a volte incredibilmente lunghi, dei processi. 

Secondo l'avvocatessa Julia Ecker, vi sono soprattutto due fattori che conducono all'iniquità e a decisioni arbitrarie. Da una parte, la stessa situazione giuridica: cambiamenti molto frequenti, competenze definite in maniera poco chiara, e un ampio spazio di contrattazione. Dall'altra parte, gioca anche un ruolo la qualità della consulenza legale nelle questioni inerenti l'asilo politico. Per ora, non c'è alcun obbligo di rappresentanza legale nei processi di prima istanza, e raramente gli organi ufficiali tendono ad autorizzare la permanenza invece che sostenere le misure per il rimpatrio. Tutto considerato, si tratta di un vero e proprio labirinto istituzionale.

Il paradiso Eu­ro­pa

„Pensi davvero che si abusi del sistema di asilo politico?“, ho chiesto a Julia mentre sorseggiavamo un caffè.  Lei ha scosso vigorosamente il capo.  „Non penso proprio. Certo, ci sono persone che vengono in Europa spinte da motivazioni economiche, ma credo che la maggioranza venga in Europa proprio perché se la passa così male a casa propria, che sarebbe disposta a tutto. Al di fuori dei confini, è diffusa l'immagine dell'Europa quale paradiso. La gente semplicemente non sa come vadano davvero le cose.“

„E come vanno davvero le cose?“

„Di fatto, accade che moltissimi debbano aspettare un'eternità prima che venga presa una decisione. Questa penso sia la cosa peggiore. Non hanno alcuna certezza riguardo alla loro situazione. Nei centri di accoglienza la gente se ne sta tutto il giorno senza far nulla: non hanno alcuna occupazione, a parte pensare ai propri problemi. Così, molte competenze che avevano sviluppato vanno perse... D'altra parte, alcuni inziano a fare sciocchezze: bevono, si fanno le canne, commettono reati… semplicemente perché non hanno altro da fare. Molti, a dire il vero, vorrebbero cercare un lavoro, ma non hanno il permesso di lavorare.

Peter Huber, dell'Istituto di ricerca economica austriaco, ha descritto brevemente quali sono le difficoltà economiche che i richiedenti asilo incontrano quando viene rifiutato loro l'ingresso nel mercato del lavoro. Si arriverebbe a una ripetuta dequalificazione fino all'annientamento della loro formazione, senza che venga concessa ai profughi la possibilità di guadagnare il proprio denaro. 

„Una storia è peggio dell'altra“

Un migrante - fino a poco tempo fa in cerca d'asilo - ha contribuito alla discussione con un punto di vista particolare. A sei anni scappò dalla sua vita di schiavitù in Mauritania. Oggi, dopo un processo durato 12 anni, ha finalmente ottenuto il permesso di soggiorno. Intanto studia alla Tech­ni­schen Uni­ver­sität ed è contento di poter proseguire la sua formazione professionale. 

Quando chiesi a Julia perché s'interessasse del tema "asilo politico", mi rispose che sono proprio queste singole storie di vita a spingerla a lavorare nel campo dei diritti umani. „Una storia è peggio dell'altra, e penso che molte di esse ci mostrino l'incredibile forza dell'umanità. Nel passato ho avuto pochi contatti con i richiedenti asilo e oggi sono davvero felice di aver avuto la possibilità di conoscerne personalmente alcuni. Sono persone, esattamente come me e te. La maggior parte di essi non vuole assolutamente la nostra compassione. Vogliono essere rispettati in quanto uomini.“

Accanto ai labirinti burocratici, i richiedenti asilo si trovano di fronte alla sfida dell'integrazione. È incontestabile che il contatto tra i profughi e i cittadini austriaci sia assolutamente assente. „Le differenze culturali si risolvono al meglio attraverso il dialogo e le esperienze condivise. Se non c'è alcun contatto, come dovrebbe funzionare l'integrazione?“, si chiede Julia. „È molto importante che i richiedenti asilo prendano davvero sul serio i corsi di lingua. Ci deve essere uno sforzo da entrambe le parti.“

Diritti umani – No, grazie!

Abbiamo anche provato a raccogliere fondi presso le grandi aziende. Ma appena sentono parlare di diritti umani, la risposta è „No, grazie“.  Tuttavia, spero che l'atteggiamento cambi. Si parla sempre di più di responsabilità sociale d'impresa. Negli Stati Uniti si sono già fatti maggiori progressi, da noi i mulini macinano un po' più lentamente. “  Julia spera insomma che vi sia presto un cambio di mentalità in questo ambito. 

Siccome la tavola rotonda era una sorta di brainstorming-session, abbiamo cercato di trarre una conclusione da quello cha avevamo ascoltato. „Quando l'atteggiamento della popolazione cambia, allora cambia anche la politica. Le organizzazioni non governative e i media devono cooperare in questo ambito. Se si tenessero più frequentemente discussioni come questa, si diffonderebbe il sentore che la popolazione civile appoggi i richiedenti asilo, e questo è il motore del cambiamento“ afferma l'organizzatrice Julia Kie­na­st.