Arte slovena: Eclipse, colpevoli di blasfemia

Articolo pubblicato il 21 gennaio 2010
Articolo pubblicato il 21 gennaio 2010

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L’arte anonima collettiva usa di tutto, da teste di maiali ad armi della guerra mondiale, per trasmettere un messaggio di critica sociale. Dopo dieci anni insieme, il duo femminile di Lubiana ha appena finito il suo ultimo lavoro per una nuova mostra: “10 – Siamo colpevoli di blasfemia”.
Discutiamo con loro di nudi erotici, di arte kitsch e dell’essere interrogate dalla polizia per aver offeso la chiesa cattolica.

Le Eclipse sono due donne appena trentenni che incontro a Lubiana in un giorno d’inverno. Fa abbastanza caldo per sedersi fuori e bere un caffè sotto gli alberi, in perfetto stile francese. Intorno a noi persone che vivono in campane di vetro, vestite di colori freschi, solari. Le due donne non usano mai il loro vero nome, mentre il loro lavoro ha una firma inconfondibile. «Il nostro approccio al lavoro è sempre stato chiaro: soggetti seri trattati con umorismo». Entrambe erano studentesse all’ultimo anno dell’Accademia delle Belle Arti di Lubiana quando lavorarono insieme per la prima volta, nel 1999. Un progetto scolastico in soffitta è diventato una sessione fotografica di sei mesi. «È stato divertente - mi dicono - decidemmo di fare tutto quello che ci passava per la mente».

Guerra e colazione sull’erba

Gennaio 2001Il duo ha chiamato la sua prima mostra "Colazione sull’erba", alludendo al dipinto di Édouard Manet del 1861. La serie di 300 fotografie a colori fu presentata in un’installazione da scena porno sull’erba. «Abbiamo usato la testa e le zampe di un maiale, cibo di Mc Donalds, salsicce e patatine fritte, una vagina aperta che mordicchiava cose appartenenti al mondo moderno: siamo state molto esplicite. Alcuni rimasero scioccati, altri affascinati. È sempre così. La gente ama ciò che facciamo oppure lo odia; non ci sono reazioni tiepide». Oggi i critici sono d’accordo sulla straordinaria qualità del loro debutto, che resta uno dei loro progetti più forti e radicali. Nel 2001 le Eclipse hanno vinto il premio sloveno "Uccello dorato" (Zlata ptica) per l’arte innovativa. Questo le ha portate a presentare il loro lavoro da Sarajevo a Bruxelles, con esposizioni in Croazia, Austria e Svizzera.

«Ciò che noi esprimiamo attraverso il nostro lavoro è sempre una forma di critica sociale», dicono le ragazze. Nel 2004 le Eclipse hanno lanciato Pax Slovenica, un progetto audace sulla storia dei crimini commessi in Slovenia e in Europa subito dopo la conclusione della seconda guerra mondiale. L’opera è stata ispirata dall’esecuzione dei collaborazionisti nazisti locali e dalle continue controversie sulla sepoltura e la commemorazione delle vittime del massacro. «Abbiamo unito due fotografie in stereografia e le abbiamo incorniciate con pezzi di armi trovate nei vecchi campi di battaglia. Lo spettatore vede due fotografie simultaneamente da angolature diverse», spiegano. La prima immagine mostra una donna bianca e uno scheletro rosso che fanno l’amore su un monumento commemorativo. La seconda immagine, invece, mostra la donna rossa e lo scheletro bianco sul “altro” monumento commemorativo per le “altre” vittime. «Questi colori sono chiare definizioni politiche di bene e male. Bianco per i collaborazionisti nazisti, rosso per i partigiani del (dittatore) Tito. Pax Slovenica era una risposta alla realtà politica che ci circondava all’epoca. Abbiamo risposto all’offensivo populismo politico e abbiamo cercato una riconciliazione nel supremo atto dell’amore».

(R) Pax Slovenica, Gennaio 2004

Religione del pene

Nello stesso anno le Eclipse hanno presentato Spectrum Magenta, un’esposizione nella quale una donna seduce un computer, portandolo nei suoi mondi intimi. «Un gioco per computer può offrire un finale da orgasmo?» dicono con un sorriso di sfida. Ma i temi più controversi e delicati che le due donne affrontano sono le norme religiose, mi dicono. Questi sono i soggetti di “Non avrai altro Dio all’infuori di me” (2001) e della performance del 2007 “11 (Nell’emozione rompiamo)”, nella quale le due artiste confessano la storia delle loro vite sessuali. Una parte della mostra era incentrata sull’iconografia di Santa Maria, la patrona di Ptuj, la città più antica della Slovenia. «Dopo la nostra esposizione, le autorità religiose hanno tenuto cerimonie purificatrici a Ptuj. In seguito l’arcivescovo di Maribor ci ha accusate di offendere il senso religioso. Siamo state interrogate dalla polizia poiché la chiesa romana temeva che noi potessimo ripetere la nostra esposizione ogni anno. Era assurdo, ma allo stesso tempo molto grave. Sono state scritte e dette cose spaventose, per usare un eufemismo», spiegano le due. Il loro umorismo abituale è sparito. «Vedi, noi non rientriamo nelle regole. Ha a che fare con noi come individui. Oggi il 95% dell’arte accetta certe regole. La nostra vittoria è che abbiamo fatto così tanto in privazione assoluta, in condizioni lavorative impossibili. Rifiutiamo di accettare le condizioni nelle quali viviamo. Diciamo “Noi possiamo! Guardate!”. Questa è una vittoria. Stiamo cercando una nostra strada verso i nostri obiettivi, e speriamo che questa raggiunga e tocchi il maggior numero possibile di persone».

La donna può giocare con la nudità per trasmettere un linguaggio universale di kitsch e corporalità, usando immagini piene di colore lungo il percorso. Eppure la loro delicatezza ed innocenza sono un’esca, la loro opera offre anche una chiamata a risvegliarsi. La presentazione di piacere e bellezza serve a svelare odi e paure, il lato più oscuro di noi stessi. «Il nostro manifesto ci definisce come un progetto autodistruttivo» finiscono risolutamente. «Ci fermeremo quando non ci saranno più contenuti. Non abbiamo mai ritenuto Eclipse come la ricerca di una vita. Se mai dovessimo pensare che sarebbe meglio impegnarci in un diverso tipo di espressione, allora inizieremo qualcosa di nuovo».

(Per le foto si ringraziano le Eclipse)