Armi: un business che non conosce crisi

Articolo pubblicato il 28 febbraio 2017
Articolo pubblicato il 28 febbraio 2017

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Era dal 1947 che il mercato delle armi non viveva un momento così florido. Medio Oriente e Asia le aree più attive 

Il business delle armi non è mai stato così fiorente. Sebbene l'Europa, gli Stati Uniti, l'America Latina e l'Africa ne comprino meno, l’aumento della domanda in Asia, Oceania e Medio Oriente è spropositato.

I cinque maggiori esportatori, che insieme rappresentano il 74% del volume totale del business, sono: Stati Uniti, Russia, Cina, Francia e Germania. Il quadro tracciato dall’ultimo rapporto del Sipri, l’istituto internazionale sugli studi sulla pace con sede a Stoccolma, è netto: nel mondo si vendono un infinita quantita di armi e questo flusso non ha alcuna intenzione di fermarsi.

Tra il periodo 2007-2011 e quello 2012-2016 la vendita di armi è aumentata dell’8% raggiungendo valori record. Per individuare un’utenza equiparabile a quella attuale si deve tornare al 1990, quando c’era ancora l’Unione Sovietica.

 I NUMERI ASIATICI INCUTONO TIMORE

Nel periodo preso in considerazione dall’Istituto, Asia e Oceania hanno aumentato le proprie importazioni di armi del 7,7%. “Regina” incontrastata è l’India, il più grande importatore al mondo, che da sola occupa il 13% della torta globale che ha aumentato le importazioni del 43%, sbaragliando le rivali regionali Cina e Pakistan. Ma lo scatto più impressionante è del Vietnam (+202%). Secondo Siemon Wezeman, uno dei ricercatori che ha redatto il rapporto, alla base di questo exploit c’è un’assenza di “strumenti di controllo degli armamenti regionali” che permette agli stati asiatici di continuare l’espansione dei propri arsenali. “Mentre la Cina è sempre più in grado di sostituire importazione di armi con la produzione autoctona, l’India rimane dipendente dalla tecnologia dei fornitori, tra cui la Russia, gli Stati Uniti, gli stati europei, Israele e Corea del Sud”.

MEDIO ORIENTE: IL GIRO D'AFFARI  VALE DOPPIO

Tra il quinquennio 2007-11 e quello 2012-16 il numero di armi importate da parte degli stati del Medio Oriente è aumentato dell’86%, rappresentando quasi un terzo del totale. L’Arabia Saudita è stato il secondo più grande importatore mondiale di armi in 2012-16, con un incremento del 212 per cento rispetto al 2007-11. Solo nel Qatar, le importazioni sono aumentate del 245%. Anche se a tassi più bassi, l’aumento riguarda la maggior parte degli altri stati della regione. Secondo Wezeman, “nonostante il ribasso del prezzo del petrolio, nel 2016 i paesi mediorientali hanno continuato a ordinare sempre più armi, considerandole strumenti cruciali per risolvere conflitti e tensioni regionali”.

USA: DA OBAMA A TRUMP

Gli Usa sono ancora al primo posto della classifica, ma durante il secondo mandato di Obama le esportazioni sono aumentate del 21% di cui la metà in Medio Oriente. Gli Stati Uniti forniscono armi ad almeno cento paesi, molto più di qualsiasi altro stato fornitore. 

La prima proposta del presidenteDonald Trump in vista della presentazione del budget federale 2018, sarà un aumento di quasi il 10 per cento della spesa militare. Un incremento di 54 miliardi di dollari per la precisione, fanno sapere funzionari della Casa Bianca che vogliono rimanere anonimi, che andrà tutto alle risorse militari a scapito di altre agenzie governative che non si occupano direttamente di difesa, come quelle ambientali.

Ma anche il mercato russo è in salute, rappresentando il 23%. Quasi tutte le armi russe (70%) finiscono in India, Vietnam, Cina e Algeria. Il terzo colosso è la Cina, 6,2% del mercato, ormai in pianta stabile nella classifica insieme a Francia e Germania, rispettivamente 6 e 5,6 per cento. Va detto che nell’ultimo quinquennio le vendite tedesche sono calate del 36%.

“RIBELLI” E DENARO

Nelle guerre civili il mercato delle armi ha un’importanza fondamentale, anche se non sempre tracciabile. Gli indipendentisti del Donbass hanno ricevuto carri armati, missili SAM e molto altro dalla Russia. Hamas probabilmente ha acquistato i suoi missili anti-tank da Corea del Nord, verosimilmente via Iran, Sudan o Egitto. È difficile stabilire con precisione il percorso dei SAM e dei missili anti-tank dei ribelli siriani, del Pkk curdo e del Pij palestinese. Oltre a questioni di riservatezza e propaganda, spesso le armi utilizzate da gruppi ribelli provengono dalle rispettive forze governative invece che da fornitori esterni.

COSA ACCADE NEL NOSTRO PAESE?

Anche in Italia il mercato delle armi vive un momento di estasi. Le esportazioni sono aumentate del 22%. I nostri clienti? Siamo i terzi più importanti fornitori per Pakistan, Emirati Arabi, Finlandia, Taiwan, Israele (di cui però siamo anche il terzo miglior cliente), i secondi per la Turchia di Erdogan e Singapore.

AFRICA, SUDAMERICA E IL SINGOLARE CASO DELlLAZERBAIGIAN

L’Algeria è il più grande importatore africano (46% del continente). Seguono Nigeria, Sudan ed Etiopia. In Sudamerica il mercato è calato con l’eccezione del Messico, che ha conosciuto un aumento del 184%. In ultimo c’è l’ “anomalo” caso dell’Azerbaigian le cui importazioni sono 20 volte superiori a quelle dell’Armenia...