Arabo-Normanno Vol II, il Ponte dell'Ammiraglio

Articolo pubblicato il 27 aprile 2016
Articolo pubblicato il 27 aprile 2016

Seconda tappa del percorso Arabo-Normanno patrimonio Unesco: abbiamo trascorso un tramonto palermitano con il Ponte dell'Ammiraglio a far da cornice. Un monumento con tanta storia, che vive un incremento di presenza grazie a una 'coincidenza' portata dalla modernità.

Arrivati quasi all'imbrunire a Piazza Scaffa, il Ponte dell'Ammiraglio ci accoglie nel riverbero arancio del tipico tramonto primaverile palermitano. Dal punto di vista del colpo d'occhio, forse è il monumento 'cenerentola' tra tutti quelli del percorso arabo-normanno, che mediamente sono più arditi, imponenti e originali.

Il Ponte dell'Ammiraglio ha però il suo fascino nel mostrarsi in una surreale sospensione in mezzo al traffico cittadino, anche se la sua anima sembra badare più al sodo, come quella di un vecchio amico pieno di acciacchi che nonostante tutto compie quotidianamente il suo lavoro. Del resto i ponti devono essere più utili che belli, anche se la storia e l'antichità che custodisce gli sono valse la prestigiosa medaglia Unesco.

Costruito nel 1131 dall'ammiraglio Giorgio d'Antiochia, il Ponte doveva collegare la città ai giardini che sorgevano vicino al Fiume Oreto, proprio come oggi sembra voler tenere unita la zona della Stazione Centrale a quella del quartiere Brancaccio. Guardandolo da più angolazioni incuriosisce la sua trama di archi, ma nessuna architettura del Ponte è stata pensata per essere solo bella. Gli archi servivano per reggere grossi carichi di merce e contrastare la pressione delle acque dell'Oreto.

Ai palermitani il Ponte dell'Ammiraglio è noto soprattutto perché da qui vi passarono I Mille: le truppe di Garibaldi furono impegnate in una cruenta battaglia contro i Borboni proprio presso il Ponte, episodio dal quale scaturì l'Insurrezione di Palermo. La vicenda è ricordata da una targa posta nel giardino dalla Regione Siciliana nel 1960, che recita: "Cento anni fa memorabile battaglia di eroi nella luce di Garibaldi faceva del Ponte dell'Ammiraglio epica porta alla liberazione di Palermo verso la redenzione d'Italia nell'unanime entusiasmo del popolo".

Già, ammirando il Ponte si ha quasi l'impressione di essere davanti a un veterano di guerra che sa il fatto suo, ostinato e coriaceo, che non teme né il passare del tempo né le intemperie, dato che c'era anche nell'alluvione del 1921, quando se la cavò egregiamente. Ma forse il vecchio Ponte dell'Ammiraglio è un po' stupito di questo inatteso lustro piombatogli addosso: da qualche tempo il prato è più curato, le piante grasse rinvigorite, il via vai sotto i suoi archi più turistico e meno legato ai senzatetto. Molti cittadini adesso lo salutano dalle bianche livree del tram della linea 1 che gli sfreccia accanto, una ventata di modernità che sicuramente al vecchio Ponte piace, perché adesso non è più lui l'unico collante tra il centro città e la periferia.

Non sembra seccato dalla vicina presenza del giovanissimo e fiammante Ponte Oreto dal quale passa il tram: con la saggezza dei vegliardi sa essere paziente nel lasciargli le luci della ribalta per le ammiccanti curvature in acciaio, tanto il Ponte dell'Ammiraglio fonda sulla solida e vecchia pietra le sue certezze. Ora che è quasi sera, però, il vecchio Ponte una cosuccia ha da chiederla alla sua città e a chi l'amministra. Una cosa ragionevole: un po' d'illuminazione notturna, giusto per non passare al buio una notte dopo l'altra. Non una richiesta esagerata, per un monumento Unesco che dipendesse da lui si accontenterebbe della luce di una vecchia lanterna.