Arabo-Normanno Vol I: il Castello della Zisa

Articolo pubblicato il 13 aprile 2016
Articolo pubblicato il 13 aprile 2016

Cafébabel intraprende un tour alla scoperta dei monumenti del percorso Arabo-Normanno tra Cefalù, Palermo e Monreale, inserito a luglio 2015 nella World Heritage List Unesco. Cominciamo con la visita al Castello della Zisa, che fra tutti i monumenti del percorso è sicuramente quello che sorge nel quartiere più difficile e ricco di contraddizioni.

La tappa ideale per iniziare il percorso Arabo-Normanno forse sarebbe quella della Cattedrale di Cefalù. Dopo un giro in questo suggestivo borgo marinaro, ci si potrebbe poi spostare nel centro storico di Palermo per visitare il Ponte Ammiraglio, La Martorana e la Chiesa di San Cataldo, San Giovanni Degli Eremiti, il Palazzo Reale, la Cappella Palatina e la Cattedrale. Il Castello della Zisa, che dialoga attraverso una studiata prospettiva con la corona dei monti circostanti, si potrebbe considerare l’ultima tappa palermitana del percorso, prima di salire verso il Duomo di Monreale. Stando a quello che abbiamo visto, purtroppo, il Castello della Zisa dal punto di vista morale è davvero l’ultima tappa del percorso Arabo-Normanno, almeno per la trascuratezza del contesto.

Si parcheggia con difficoltà tra le viuzze della Zisa, quartiere palermitano vivace ma anche tra i più difficili. Manca un vero hub per auto e pullman e, con il senno di poi, consigliamo di lasciare il proprio veicolo nell’ampio parcheggio dei vicini Cantieri Culturali, anche se nessuna convenzione è stata stipulata. Inspiegabile la presenza dei sacchetti di rifiuti cumulati sull’ampio marciapiedi che porta al parco. Cassonetti non ce ne sono, ma questo non scoraggia i cittadini a lasciare lì sacchetti a grappoli, con il risultato che alle undici di mattina nessuno li ha ancora rimossi: concorso di colpa tra cittadinanza incivile e amministrazione poco solerte. Nella teoria di ringhiere che difende il parco, si fa fatica ad individuare un vero ingresso. Poi ci si accorge di un cancello che lascia aperto un pertugio di un metro, anche se una catena tiene uniti i due battenti: non un ingresso trionfale, insomma. La scorsa settimana sono stati presentati il logo e il sito web del percorso Arabo – Normanno, ma sarebbe bene studiare nuove soluzioni non solo a livello virtuale per valorizzare il Castello.

Una volta entrati, ci godiamo le simmetriche geometrie del sistema delle vasche, dietro le quali si stagliano il Castello e Monte Cuccio, il tutto con prospettive che non sembrano casuali. Fontane, vasche, marmi, aiuole e arbusti di agrumi sono un omaggio allo splendido Parco del Genoardo, che da Altofonte al Castello della Zisa si estendeva ricco di vegetazione e corsi d’acqua: si tratta di un bel colpo d’occhio, anche se a un esame più attento si scoprono lampioncini rotti e cartacce nelle vasche. Si tratta comunque di un giardino che piace ai palermitani che lo frequentano volentieri, anche se tra partite di calcetto e cani liberi di girare senza guinzaglio si ha la sensazione che potrebbe accadere di tutto, come testimoniato anche dalla pagina facebook di Welcome To Palermo.

Alla fine del giardino vi è la spianata della fontana e da una serie di archi si accede finalmente alla “splendida” (al-azīza significa proprio questo) dimora di Re Guglielmo II, completata nel 1175 e visitabile con un biglietto di cinque euro o gratuitamente la prima domenica del mese.

Si entra dal prospetto laterale: con ammirazione si valuta questo raro esempio di architettura normanna e arte araba, concepita come dimora estiva del Re e pertanto votata a dare ristoro e refrigerio alla sua corte. Ecco subito la sala delle fontane, adornata con preziose decorazioni e affreschi di arte islamica.

Da qui si dava il via al complesso gioco di acque che confluivano nella fontana della spianata. Ovviamente l’intero Castello è attraversato, anche nei piani superiori, da un sofisticato sistema idrico che portava refrigerio ai residenti, materia in cui gli arabi erano maestri. Da una scala si accede al primo piano del Castello, tra funzionali corridoi, finestre dal disegno originale e suggestive nicchie.

Le sale ospitano attualmente il museo di arte islamica, con numerosi manufatti e reperti. La guida ci invita a fotografare i parasole originali: solo in foto si possono notare i bei disegni della trama, che ad occhio nudo sfuggono.

Protagonista del secondo piano del Castello è l’atrio centrale, luogo di soggiorno estivo. Compaiono nicchie originali che una volta ospitavano altari e fontane.

La vista dal secondo piano sul sistema delle vasche è un’altra piacevole sorpresa. Sulla bellezza del Castello della Zisa e sul suo valore storico e artistico non ci sono dubbi: il monumento merita il riconoscimento di patrimonio dell’umanità Unesco.

Dalla vicina Cappella della Santissima Trinità, costruita nel XII secolo e originariamente collegata al Castello da una passeggiata esterna, è possibile vedere il prospetto laterale della Zisa.

Anche la Cappella, dotata di una originale cupola araba, merita una visita. L’accesso è sempre gratuito.

Nei dintorni del Castello della Zisa vale la pena fare una visita anche al Villino Florio, ma qui siamo in un secolo più vicino al nostro e si tratta decisamente di un’altra storia. Anche se l’involontario circuito Castello della Zisa - Cappella della Santissima Trinità - Villino Florio costa al massimo 5 euro e può aprire scenari inediti per questo difficile quartiere palermitano.