"Aprire una finestra tra il mondo interno e quello esterno": volontariato nel carcere minorile

Articolo pubblicato il 24 febbraio 2011
Articolo pubblicato il 24 febbraio 2011
Spesso si ha una visione distorta del carcere, come una fortezza che chiude al suo interno qualcuno che costituisce una minaccia per la società. Il carcere non è semplicemente quella superficie fredda e spoglia che tutti noi possiamo notare dall’esterno: al suo interno c’è vita. U.V.a.P.A.ss.A. è un’associazione di volontariato che opera dal 2006 all’interno dell’Istituto penale per minorenni “P.
Sicialiani” di Bologna. Ne parliamo con Marco Mazzotti, vice-presidente dell’associazione

Con quale intento è nata questa associazione? Allacciare relazioni costruttive in un clima di gratuità costituisce il nostro principale obiettivo. In questi anni abbiamo istaurato un dialogo con le Istituzioni per collaborare alla formazione di personalità responsabili ed educate alla legalità. Il nostro è un lavoro soprattutto umano. Inoltre svolgiamo attività dirette alla sensibilizzazione della cittadinanza sulle tematiche del disagio minorile, nella convinzione che situazioni di marginalità necessitano un aiuto efficace che trova compiuta realizzazione nella dialettica e nel confronto tra Istituzione e Territorio, per poter creare quella giusta integrazione che un sistema sociale richiede. In parole povere, cerchiamo di “aprire una finestra”tra il mondo interno e esterno in quanto il futuro di questi giovani è correlato al futuro della comunità stessa.

Qual è l’età media dei ragazzi detenuti? In generale un Istituto penale minorile accoglie minori tra i 14 e i 21 anni, sottoposti ad un provvedimento dell’autorità giudiziaria. In particolare all’interno dell’IPM di Bologna si trovano ragazzi di età compresa tra i 17 e i 18 anni.

Quali sono le principali attività che svolgete all’interno dell’IPM di Bologna? Realizziamo attività di animazione e ludico-ricreative per favorire momenti di aggregazione, attività di discussione con lo scopo di promuovere il dialogo e il confronto. Vengono realizzati laboratori di musica, video e arte, attraverso la collaborazione di esperti esterni. Due volte al mese condividiamo la cena e l’ora di socialità con i ragazzi all’interno dell’IPM; inoltre si giocano partite di calcio a squadre miste con la partecipazione di studenti universitari. Nel periodo estivo organizziamo campi scout, il progetto si chiama “E…state al Fresco”, per dare la possibilità ai ragazzi di entrare in contatto e conoscere la realtà di un carcere minorile.

I ragazzi si dimostrano interessati? Quasi sempre dipende dal tipo di attività che viene svolta ma il punto cruciale è un altro. Il volontario deve porsi in un’ottica di rispetto, non deve pretendere che la propria attività vada a buon fine in quanto gli obiettivi che ci poniamo sono altri, ovvero la creazione e lo sviluppo di relazioni costruttive, trasparenti e gratuite.

Quali sono le principali difficoltà quando si entra in contatto con minori detenuti? Si possono distinguere due piani di difficoltà. Per quanto riguarda le difficoltà oggettive, grazie al dialogo produttivo che abbiamo istaurato con l’Istituzione penitenziaria di Bologna, all’interno del carcere si respira un clima di collaborazione ma non bisogna dimenticare che rimane pur sempre un carcere con tutte le sue regole, precauzioni e burocrazia. Inoltre ci troviamo di fronti a ragazzi non diversi dai loro coetanei. Non è da sottovalutare il fatto che noi non conosciamo le esperienze precedenti alla detenzione di questi ragazzi. La principale difficoltà soggettiva invece consiste nella capacità di distruggere tutti quei pregiudizi che possiamo avere e dimostrarci elastici, cercando di capire che non c’è differenza tra i ragazzi che stanno fuori e quelli che sono dentro.

Quali sono le principali regole da rispettare per svolgere questo tipo di attività di volontariato? Le regole da rispettare sono molteplici in quanto ci troviamo all’interno di IPM che ci ospita ed è per questo che abbiamo deciso di stilare un “Vademecum del Volontario”. Ritengo però che le principali “regole da conquistare” siano la pazienza dettata dal rispetto nei confronti dell’Istituzione, dei ragazzi e degli altri volontari, e un’empatia che definisco distaccata, altrimenti ritengo che l’attività che svolgiamo possa risultare non efficace.

Ritenete oggi di aver raggiunto parte degli obiettivi che vi eravate posti in partenza? Essendo il nostro obiettivo non una meta ma un cammino, considero che lo scopo sia sempre realizzato in ogni momento in cui riusciamo ad istaurare delle relazioni costruttive e gratuite con i ragazzi detenuti.