Antonello Faretta: «Grazie al cinema ho ricominciato a camminare»

Articolo pubblicato il 13 dicembre 2007
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Articolo pubblicato il 13 dicembre 2007
Antonello Faretta, regista di , film sulle poesie dello scrittore newyorchese John Giorno, si confessa a poetry.cafebabel.com. Parlandoci di cinema, poesia e vita nel fresco autunno barcellonese del MACBA.Dopo un’estate instabile, l’autunno si fa vedere per le strade della dolce capitale catalana. Fa fresco sulla piazza del MACBA.
Nel suo auditorio sotterraneo una quarantina di persone aspettano che si accenda la poesia di , poeta contemporaneo della Grande Mela, ma originario di Matera, che ha scelto gli ultimi giorni di settembre per presentare a Barcellona , film che illustra in immagini, voci e specchi i gesti di questo rapsodo.

Nine poems in BasilicataJohn GiornoNine poems in Basilicata

La polivalenza di Giorno – attore, performer, attivista infaticabile, e altro ancora) potrebbe farci credere che si tratta nuovamente di una delle sue iniziative, lui che ha trasformato la poesia quasi in un’arte di massa. Ma non è così. è l’opera di un giovane regista nostrano entusiasta, , che assicura che tutto è nato spontaneamente: «Conoscevo già la figura di Giorno, ma il caso ha voluto che ci si conoscesse personalmente proprio in Basilicata, mentre faceva ricerche sulle sue origini».

Faretta et Giorno pendant le débat au MACBA (Photo, Silvia Bel)Nine poems in BasilicataAntonello Faretta

Così hanno iniziato la loro collaborazione. Risultato? 50 minuti di film e 9 poesie, alcune inedite, che ci portano per le strade deserte e ci fanno rientrare in una stanza vuota illuminata da una lampada debole e giallastra. Nove poesie che ci fanno sognare e tormentare all’ombra di un albero. Si finisce per rimanere immersi nella poesia di Giorno, al riparo sotto uno scoglio, si percepisce la morte di William Borroughs ucciso a colpi di mitraglia in un entroterra perduto di campagna, si prega in una chiesetta per gli amici che restano e quelli che se ne sono andati; si sale verso un castello abbagliante, stanchi proprio come Giorno, e ci si ritrova circondati da una luce, che ci ricorda che “nessuna azione resta impunita”, e che anche se s’insiste a dare dei “colpi di martello” contro l’asfalto con il pugno bagnato fradicio” finiremo tutti vestiti per terra con un geranio come cappello.

Due donne in Basilicata

Nove poesie per nove aree. Trovate per caso, come racconta Faretta. «La Basilicata è una regione geograficamente molto ricettiva alla poesia. Ogni mattina ci svegliavamo, mangiavamo qualcosa, prendevamo la macchina e ci fermavamo guidati dall’intuito. Erano piuttosto i luoghi a trovare noi». Ci sono solo due personaggi extra nel film: uno durante la prima poesia e l’altro nell’ultima. Un caso anche questo? Sarebbero troppe coincidenze, visto che i due personaggi sono entrambe donne. Durante la prima poesia la protagonista si mantiene quasi immobile in secondo piano: è un’anziana signora seduta sulla soglia di casa, sembra ascoltare Giorno mentre questi recita, in primo piano, in mezzo ad una stradina. «L’avevo conosciuta qualche giorno prima delle riprese. Il giorno dopo, quando venni con Giorno, la chiamai e le dissi che le avevo portato un poeta. E che, se voleva, poteva uscire per strada per ascoltarlo. Lei era di ghiacchio. Soffriva di arteriosclerosi e bofonchiava ossessivamente tutto quello che diceva il poeta. In questo gli assomiglia» commenta Faretta. Della donna dell’ultima poesia ci rivela che era un’ex detenuta andata in convento, dove hanno girato una parte del film. Si intuiscono molti segreti dietro la sua figura.

Ritardi e confessioni dell’artista

Faretta ci ha messo tre anni a girare il film. «È splendido lasciarsi sorprendere dalla realtà delle cose. Ecco perché ho deciso di lavorare senza una sceneggiatura. Le distanze, le andate e ritorni in America e in Italia e la difficoltà di girare hanno fatto il resto. Ho tentato di impormi dei termini francescani: il mio unico obiettivo era quello di sembrare assente e dare fiducia alla generosità di Giorno» spiega Faretta durante il dibattito improvvisato che ha seguito la proiezione del film. È la confessione di qualcuno di modesto, che capisce che il cammino di un artista «è nell’anonimato più che nella popolarità». Mentre il resto del gruppo corre alla ricerca di qualche (birra) in un bar all’angolo, Faretta mi concede qualche minuto e, proprio quando la conversazione sembrava languire, sono cominciate le vere confessioni.

caña

«A 18 anni studiavo per diventare ingegnere, ma ero pazzo della fotografia. Me ne andai quindi a Parigi. A 19 anni ho avuto un incidente che mi ha costretto a letto per molto tempo, e sono stato obbligato a vedere il mondo da una sola angolatura». Per la maggior parte delle persone avrebbe potuto essere il peggiore dei mali, ma per Faretta fu una possibilità di cominciare a divorare il cinema, a prendere appunti e a concretizzare le sue idee. E durante le settimane in ospedale ebbe la fortuna di incontrare tre persone che avrebbero cambiato la sua vita. «Grazie al cinema ho ricominciato a camminare», ci dice, ancora emozionato. Poi conobbe il regista , che definisce «un uomo che parla poco, ma che quando apre bocca è geniale». Infine incontrò Babak Payami, regista iraniano (premio a miglior regista al festival di Venezia nel 2001).

Abbas Kiarostami

Faretta non è avaro di parole. Al contrario, è loquace e condivide i suoi segreti, più filosofo che regista. «Cerco solo la pace dentro di me». Infine alcuni versi del poeta friulano , di cui Faretta è un fervente ammiratore. La poesia è . Potrebbe far riferimento proprio al nostro intervistato:

PasoliniA un ragazzo

... tu, con fresco pudore, e ingenuamente senza pietà, scopri per te, per noi, la tua presenza. Col sorriso confuso di chi la timidezza e l’acerbità sopporta con allegrezza, vieni tra gli amici adulti e fieramente umile, ardentemente muto, siedi attento alle nostre ironie, alle nostre passioni. (...) Rimani tra noi, discreto per pochi minuti e, benché timido, parli, con i modi già acuti dell’ilare, paterna e precoce saggezza.

Pier Paolo Pasolini