Ana Pizarro: "Le donne grasse non vengono da un altro pianeta"

Articolo pubblicato il 13 aprile 2016
Articolo pubblicato il 13 aprile 2016

È fotografa e attivista over size. Attraverso il suo blog The Duchess, Ana Pizarro lavora per rendere normale il concetto di taglia forte e porre fine, come lei stessa spiega, alla "grassofobia".

Ana Pizarro ha iniziato a fare la blogger nel 2010, ma è stato 4 anni fa che, con il suo spazio personale The Duchess, è diventata famosa. La voglia di «dare una visione della moda che allora non spopolava su Internet» l'ha spinta a iniziare questo progetto. «Si trattava di spronare altre donne a vestirsi come più piaceva loro, ignorando i tipici cliché, come abiti neri o vestiti senza stampe, sostiene. «Mi dispiace che ci siano articoli che promuovono questo tipo di limitazioni, per poi dichiarare di essere a favore della libertà e parità delle donne. È controproducente,» ribatte. 

Per una moda non esclusiva

Da poco ha iniziato un nuovo progetto: The Big Duchessuna pagina all'interno della sezione SMODA di El País, dove continua con la stesso taglio del suo blog. Ana dopo aver iniziato a studiare fashion design, non aveva apprezzato le dinamiche di questo mondo, e aveva mollato tutto per studiare fotografia. La blogger vuole dare una visione diversa della moda che «non dovrebbe essere esclusiva,» ma integrata. «Ancora ce ne vorrà prima che una "grassa" in copertina non faccia notizia, e prima che non venga più permessa la mercificazione della donna nei mezzi di comunicazione,» osserva. Riguardo all'approccio femminista dice: «Credo ci sia una paura generalizzata nell'autodefinirsi femminista perché purtroppo si cade sotto l'etichetta di "feminazi", quando in realtà ciò che chiediamo è la parità di genere».

La Pizarro è stata la protagonista dello slogan «I wish I could wear» (Magari potessi indossare) per la campagna di Amazon Fashion Europe dello scorso novembre, in cui rappresentava le curvy, contribuendo così ad abbattere gli stereotipi e il canone di bellezza imposto. «Bisogna accettarsi senza dubbi: io sono grassa e basta. Non ho bisogno di definirmi con termini che siano accettabili dagli altri, perché chi si deve accettare sono io,» sostiene con forza. Ammette anche di «non essere molto d'accordo con la visione del movimento curvy che esiste in Spagna».

Contro ogni etichetta

A tal proposito, evidenzia che per quanto inizialmente i termini come "gordibuena" o "fofisana" (espressioni affettuose spagnole per indicare persone in sovrappeso, n.d.t.) non le dispiacessero, ora reputa che si dovrebbero abolire tutte queste etichette, dato che «esaltare tali accezioni non fa altro che incitare alla creazione di un nuovo stereotipo». E aggiunge: «Si tratta di una dinamica nella quale preferisco non addentrarmi perché esclude e non aiuta affatto la normalizzazione». 

Secondo Ana, l'espressione "taglie forti" in parte ha aiutato ad ottenere una maggiore visibilità, ma alla lunga non aiuta la normalizzazione. «Significa dividere le donne in base alla taglia e suggerire che noi grasse veniamo da un altro pianeta. Siamo uguali alle altre e siamo tutte donne reali. Ciò che è sbagliato è lo stereotipo che ci vuole rappresentare». Si tratta di «promuovere la diversità di corpi e taglie,» per far sì che la società progredisca su questo argomento. «Orientare la bellezza promuovendo la magrezza è terrificante, mi spaventa la portata dell'influenza che ciò può avere sui giovani e meno giovani,» aggiunge. 

Al liceo Ana era costantemente giudicata per il suo fisico, ma assicura che non le piace fare la vittima: «Mi sento una donna completa e non ho bisogno di nessuno che mi salvi dai commenti. L'amore che uno ha per se stesso è la cosa più importante e da lì parte la vera accettazione». Per questo difende l'importanza dell'educazione, tanto a casa quanto a scuola, per «promuovere l'auto-accettazione» e lottare contro il bullismo.

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Mind the Gap presenta #Sheroes: una serie di ritratti di giovani europei che difendono la parità di genere e lottano contro le discriminazioni.