AMSTERDAM: OCCHIO A DOVE LASCI LA BICI!

Articolo pubblicato il 13 febbraio 2014
Articolo pubblicato il 13 febbraio 2014

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Ogni anno ad Am­ster­dam ven­go­no ri­mos­se più di 60.000 bi­ci­clet­te per­ché par­cheg­gia­te male. Ven­go­no poi de­po­si­ta­te al Fie­tsde­pot in at­te­sa d’es­se­re re­cu­pe­ra­te dai ri­spet­ti­vi pro­prie­ta­ri.  

Gli abi­tan­ti di Am­ster­dam vi­vo­no quo­ti­dia­na­men­te un pic­co­lo ter­ro­re: ar­ri­va­re sul posto in cui hanno par­cheg­gia­to la bici e… non tro­var­la più lì. In una città che conta 881.000 ve­lo­ci­pe­di, più degli stes­si abi­tan­ti – 780.000 in base ai cen­si­men­ti del 2011 – i furti e le spa­ri­zio­ni di bi­ci­clet­te sono cosa d’or­di­na­ria am­mi­ni­stra­zio­ne. Ef­fet­ti­va­men­te, ad Am­ster­dam esi­ste un vero e pro­prio mer­ca­to nero di bi­ci­clet­te ru­ba­te.

Pro­prio per que­sto, quan­do, in un gior­no qua­lun­que, sco­pri che la tua Ba­ta­vus o la tua Or­bi­ta è let­te­ral­men­te spa­ri­ta, la prima cosa che pensi è che sia fi­ni­ta in cat­ti­ve mani. Op­pu­re, è pos­si­bi­le che stia sem­pli­ce­men­te so­stan­do al Fie­tsde­pot, il de­po­si­to mu­ni­ci­pa­le di bi­ci­clet­te par­cheg­gia­te male o ab­ban­do­na­te. Si trat­ta, anche, del­l’uo­mo nero olan­de­se, il peg­gior ne­mi­co di ogni ci­cli­sta di­sco­lo o di­strat­to.

Im­pla­ca­bi­li, gli im­pie­ga­ti mu­ni­ci­pa­li fanno il giro di tutta la città a bordo di un ca­mion ca­ri­co di bici par­cheg­gia­te in posti non au­to­riz­za­ti: lam­pio­ni, car­tel­li stra­da­li, can­cel­li… Il pro­ble­ma è che, anche se in certi punti il di­vie­to di sosta è in­di­ca­to chia­ra­men­te, molti ci­cli­sti igno­ra­no la se­gna­le­ti­ca, la­scian­do la pro­pria bici dove più li ag­gra­da. Ed è così che nel 2012 Fie­tsde­pot ha ac­col­to circa 63.000 bi­ci­clet­te e circa 70.000 nel 2013.

COME RE­CU­PE­RA­RE LA PRO­PRIA BICI?

Bi­so­gna dire che il ser­vi­zio di rac­col­ta delle bici non la­scia alcun av­vi­so in caso di ri­mo­zio­ne. E al­lo­ra come fare a sa­pe­re se la pro­pria bici è stata ru­ba­ta o sem­pli­ce­men­te con­fi­sca­ta? Nes­sun altro ri­me­dio se non chia­ma­re il quar­tier ge­ne­ra­le del Fie­tsde­pot.

È lì, alla pe­ri­fe­ria della città, che le bici ven­go­no tra­spor­ta­te, poi ana­liz­za­te per crea­re, di ognu­na di esse, una sche­da con le prin­ci­pa­li ca­rat­te­ri­sti­che: luogo di ri­mo­zio­ne, co­lo­re, mo­del­lo, segni par­ti­co­la­ri (in Olan­da si usa per­so­na­liz­za­re le bici con ade­si­vi, cam­pa­nel­li co­lo­ra­ti, fiori) o pic­co­le im­per­fe­zio­ni. Sta­zio­na­no, in­fi­ne, con le altre mi­glia­ia di bici, nello spiaz­za­le che cir­con­da il Fie­tsde­pot. E lì re­sta­no le po­ve­ret­te, sole, or­fa­ne, aspet­tan­do d’es­se­re re­cu­pe­ra­te dai pro­prie­ta­ri per tor­na­re a casa e per­cor­re­re nuo­va­men­te i 400 km della pista ci­cla­bi­le di Am­ster­dam.

Ad ogni modo, quan­do l’af­flit­to ci­cli­sta con­tat­ta il de­po­si­to per sa­pe­re se il pro­prio mezzo si trova lì, viene sot­to­po­sto ad un vero in­ter­ro­ga­to­rio. Ri­cor­da­re che la tua bici ha un cam­pa­nel­lo rosso o un ce­sti­no può es­se­re la chia­ve per re­cu­pe­rar­la. Que­sto ed anche pa­ga­re 10 euro di multa. In­fi­ne, se la ca­te­na o il luc­chet­to della bici sono an­co­ra in­tat­ti, il ci­cli­sta dovrà apri­re la ser­ra­tu­ra di­mo­stran­do di non es­se­re un im­po­sto­re.

Per fa­ci­li­ta­re l’i­ter, il co­mu­ne di Am­ster­dam con­si­glia vi­va­men­te di iscri­ve­re le bi­ci­clet­te nei re­gi­stri uf­fi­cia­li. In que­sto modo, le squa­dre mo­bi­li che per­cor­ro­no la città “cen­sen­do” gra­tui­ta­men­te le bi­ci­clet­te pos­so­no at­tri­bui­re loro un nu­me­ro di im­ma­tri­co­la­zio­ne che, oltre a farle usci­re dal­l’a­no­ni­ma­to, per­met­te di lo­ca­liz­zar­le più ve­lo­ce­men­te.

Ma al Fie­tsde­pot non fi­ni­sco­no solo le bi­ci­clet­te par­cheg­gia­te male. Nelle sue grin­fie ca­do­no anche tutte quel­le bici la­scia­te nello stes­so posto per tanto tempo e che quin­di po­treb­be­ro es­se­re state ab­ban­do­na­te. Que­sta volta sì, un bi­gliet­ti­no av­ver­te il ci­cli­sta che se non spo­sta la bici nel giro di qual­che gior­no, que­sta verrà ri­mos­sa. Certo, se usi la bi­ci­clet­ta quo­ti­dia­na­men­te, come il 57% degli abi­tan­ti di Am­ster­dam, non è un pro­ble­ma, ma se sei in viag­gio alla sco­per­ta della Thai­lan­dia o sulla Rou­te66? In que­sto caso è pos­si­bi­le che al ri­tor­no ti aspet­ti una brut­ta sor­pre­sa, o me­glio, il nulla.

No, noN TE L'HAN­NO RU­BA­TA

Ad Am­ster­dam vi­vo­no molti stra­nie­ri e per pa­rec­chi di loro il primo con­tat­to con Fie­tsde­pot è trau­ma­ti­co. Così è stato per Clara San­chiz, una ma­dri­le­na che la­vo­ra ad Am­ster­dam come gior­na­li­sta: “Avevo la­scia­to la mia bi­ci­clet­ta da­van­ti ad un hotel e quan­do sono tor­na­ta non c’era più. Ho pen­sa­to che era stata ru­ba­ta e sono en­tra­ta nel pa­ni­co... For­tu­na­ta­men­te un’a­mi­ca olan­de­se mi ha par­la­to del­l’e­si­sten­za di Fiest­de­pot, al­tri­men­ti non avrei mai più ri­vi­sto la mia bici”

Ad onor del vero, San­chiz è un’e­sper­ta del tema dato che la sua bici è stata por­ta­ta via per ben due volte e sem­pre dallo stes­so posto: “Quan­do ar­ri­vi al Fie­tsde­pot ti of­fro­no un caffè, ovvio! È il mi­ni­mo che pos­so­no fare dopo aver­ti fatto spa­ven­ta­re a morte!”, escla­ma sor­ri­den­do.

In real­tà, no­no­stan­te sia at­ti­vo da 10 anni, il Fie­tsde­pot non è molto co­no­sciu­to, né dagli olan­de­si, né dagli stra­nie­ri. Tan­t’è vero che viene re­cla­ma­to solo il 25% delle bi­ci­clet­te ri­mos­se, o per­ché le re­stan­ti erano state ve­ra­men­te ab­ban­do­na­te o per­ché, molto più pro­ba­bil­men­te, i pro­prie­ta­ri le hanno cre­du­te ru­ba­te.

Si dice che nien­te è per sem­pre e il de­po­si­to Fie­tsde­pot non fa ec­ce­zio­ne. Le bi­ci­clet­te re­sta­no lì solo per tre mesi. Se du­ran­te que­st’ar­co di tempo nes­su­no le re­cla­ma, ven­go­no uti­liz­za­te in at­ti­vi­tà di in­te­gra­zio­ne o in la­bo­ra­to­ri per di­soc­cu­pa­ti, ven­du­te nei ne­go­zi del­l’u­sa­to o de­sti­na­te a pro­get­ti di coo­pe­ra­zio­ne con paesi come la Tan­za­nia o l’Af­ga­ni­stan. In fin dei conti, tutte le bi­ci­clet­te me­ri­ta­no una se­con­da op­por­tu­ni­tà.