Amsterdam: alla stazione i rifugiati diventano volontari

Articolo pubblicato il 26 novembre 2015
Articolo pubblicato il 26 novembre 2015

Quando l'orologio segna le 18:00 alla Stazione centrale di Amsterdam, i volontari si riuniscono indossando magliette arancioni e cartelli di benvenuto. Dal 14 settembre, alcuni cittadini si sono uniti per accogliere i rifugiati in arrivo sui treni internazionali. Alcuni di loro sanno fin troppo bene quello che stanno attraversando i profughi...

In un angolo tranquillo della stazione centrale di Amsterdam, un carrello pieno di cibo e vestiti, viene spinto in quest'area allestita ogni sera per dare ai rifugiati un caldo benvenuto. Gli orari dei treni internazionali sono affissi ad un palo. Magliette arancioni e cartelli di benvenuto sono distribuiti ai presenti, i nuovi volontari ricevono istruzioni affinché siano pronti ad intervenire.

Al loro arrivo, i profughi sono accompagnati dal Gruppo Arcobaleno per essere rifocillati e trovare dei vestiti ed un letto per la notte. L'indomani dovranno fare altre 3 ore di viaggio in treno (inclusi due cambi e un viaggio in bus) per raggiungere Ter Apel, la città dove potranno registrarsi.

Il Il gruppo di volontari alla stazione Centraal non fa parte di alcuna organizzazione di beneficenza o ONG. È nato grazie a due giovani marocchini, Zouhair Ratmaoui (29 anni) e Mohamed Bentaouit (33), che sono intervenuti in un momento in cui poco era stato fatto per aiutare i profughi in Olanda. «Volevo semplicemente aiutare queste persone,» mi racconta Zouhair, «volevo fare qualcosa.» 

È consapevole di avere un tetto sopra la testa, un qualcosa che i profughi in arrivo si sono dovuti lasciare alle spalle: «Ho mandato un messaggio al mio amico Mohamed e gli ho chiesto: "Vuoi darmi un mano?". Poi abbiamo raccolto dei borsoni con vestiti e cibo e siamo andati dritti alla stazione centrale».

Ex profughi che tornano come volontari

La particolarità di questo speciale comitato di accoglienza è che, tra i molti volontari pronti a dare una mano, ci sono anche degli ex profughi venuti qui per aiutare. Ho parlato con due rifugiati siriani che vivono in Olanda da circa un anno. Ahmad Al Ideeb25 anni, di Damasco, è arrivato nel settembre 2014, ma ha ottenuto una casa ad Amsterdam solo nel mese di giugno 2015: «Ho capito che se queste persone erano disposte ad aiutarmi, avrei dovuto fare qualcosa in cambio, perciò mi sono unito ai volontari per aiutare a tradurre».

Ahmad è venuto a sapere del gruppo alla stazione da un amico e ha deciso di dare una mano anche lui. «Sono fantastici, delle persone molto simpatiche. A volte ci sono più volontari che profughi. Molti vogliono aiutare. È una bella cosa... davvero molto bella».

Majd Mshaty20 anni, di Aleppo, è arrivato lo scorso gennaio. Si è trasferito ad Amsterdam ad agosto, spostandosi tra diversi campi profughi, tra cui Gilze, nel sud dei Paesi Bassi, dove è rimasto per più tempo. Descrive quel campo come completamente isolato: «Làggiù... era come essere in una foresta. Non c'erano delle abitazioni vicine, solo il centro e gli alberi… In quel posto le persone erano depresse, perché era un luogo misero, senza nulla da fare». Tuttavia, mi confessa, «la cosa importante è essere qui».

Ad Aleppo, Majd aveva già svolto delle esperienze di volontariato. Lavorava per l'assistenza ai profughi dei gesuiti, con una ONG siriana. Ha aiutato i siriani a spostarsi dal quartiere controllato dall'Esercito libero siriano ad un altro controllato dal Governo, perché il «Governo bombarda i luoghi dove si trova l'Esercito libero siriano. E questi, a loro volta, bombardano i governativi, ma le loro bombe sono meno potenti. Una loro bomba uccide solo una o due persone, mentre un bombardamento dei governativi ne uccide un centinaio».

Ama lavorare a contatto con le persone ed è volontario anche a Havenstraat, un'altra zona dove vivono i profughi: «Il nostro compito è tradurre e raccontare la nostra esperienza [di integrazione all'interno un altro Paese]». Quando è arrivato, non c'era nessuno disposto a spiegargli come funzionava l'Olanda. Majd non ha parole per descrivere il gruppo di volontari alla stazione centrale: «Ci fanno davvero sentire, me e tutte queste persone, i benvenuti». Mi rivela che i profughi apprezzano molto il lavoro del comitato di accoglienza.

I profughi dimenticati

Nonostante la gran parte dell'attenzione dei media sia rivolta ai profughi in arrivo dalla Siria, i richiedenti asilo arrivano anche da Iraq, Eritrea e Afghanistan. Anche Ahmed Mustafa28 anni, di Asmara in Eritrea, partecipa spesso come volontario alla stazione. Si ricorda com'è stato quando, da bambino, è arrivato in Europa come profugo. I cittadini che fuggono dalla dittatura e dalla leva obbligatoria in Eritrea fanno un viaggio altrettanto pericoloso, attraverso la Libia fino all'Italia.

Ahmed faceva volontariato come traduttore anche in un campo d'accoglienza, quando ha scoperto il Gruppo Arcobaleno. «È bello far parte di un gruppo di persone che lavorano con il cuore,» racconta Ahmed, «ci sono molte persone da tutto il mondo che lavorano insieme e che non si conoscono... Ma condividiamo lo stesso obiettivo: aiutare i rifugiati. Ecco perché mi piace».

Nessun aiuto dal Governo

Una grande sfida che sta affrontando il gruppo di volontari è la mancanza di sostegno del Governo olandese. Il Gruppo Arcobaleno è stato estramamente utile nell'accogliere profughi e nel raccogliere le donazioni, ma Zouhair racconta che hanno bisogno di trovare un'altra soluzione: lo spazio del magazzino è limitato. «Il Governo non fa niente,» protesta, «ecco perché dobbiamo farci avanti. Se le persone come noi non fanno nulla per aiutare, è sicuro che nessun altro lo farà».

Questa azione di volontariato, che va avanti ormai da due mesi, si affida unicamente alla generosità dei cittadini. La prova della sua efficacia si rintraccia nelle testimonianze dei profughi che tornano a sostenere l'iniziativa come volontari. Serve un continuo slancio di generosità da parte delle persone comuni per fornire ai volontari "arcobaleno" tutto il supporto di cui hanno bisogno.