ALTHEA, l’Unione Europea gestisce la pace

Articolo pubblicato il 12 ottobre 2004
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Articolo pubblicato il 12 ottobre 2004

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La passività europea durante il conflitto nei Balcani è stata giustamente criticata. Ora la Ue ha l’opportunitá di rimediare grazie ad ALTHEA, l’operazione militare più grande che abbia mai condotto.

Migliaia di vittime morte sotto i nostri occhi. E’ questo che rappresentò la guerra nei Balcani. L’Europa voltò le spalle al conflitto trascinata dagli interessi particolari dei “pacifici” Stati membri e il caos mortale nel quale si era convertita la Federazione Jugoslava di Tito, continuò finché le truppe della Nato bombardarono l’esercito serbo che assediava una Sarajevo nella quale sopravvivevano a malapena 30.000 persone.

Una storia tormentata

La Bosnia medioevale cristiana, visse per 4 secoli sotto il dominio dell’Impero Ottomano, per passare sotto il dominio austriaco nel 1908. La Bosnia, dove cominciò la Prima Guerra Mondiale e che soffrì la persecuzione nazista, finì per essere parte della Jugoslavia comunista sotto il pugno di ferro di Tito. La tradizionale convivenza religiosa tra musulmani, cattolici e ortodossi, che durante secoli aveva caratterizzato queste popolazioni, soffrì la pressione di un regime che limitò il culto religioso e i nazionalismi del secolo precedente. Nazionalismo che risorse dopo la morte di Tito, con il sogno di Milosevic di creare la “Grande Serbia”. La Slovenia fu la prima a sfuggire, praticamente illesa, al disegno nazionalista serbo. Per Milosevic l’indipendenza della Slovenia fu un male minore (era l’unica repubblica in cui non era presente una minoranza serba) rispetto alla sua aspirazione di controllare il resto delle repubbliche iugoslave sotto l’egida del “gran popolo serbo”, apparentemente sfavorito sotto il regime di Tito. L’indipendenza era il sogno della Bosnia-Erzegovina, quando si accorse che il delirio del governo serbo stava facendo strage nella minoranza della federazione (soprattutto in Kosovo, culla della cultura serba e abitata al 90% de jugoslavi di etnia albanese). Il 5 Aprile 1992, poco dopo il plebiscito nel quale il 70% della popolazione della Bosnia-Erzegovina si pronunciò per l’indipendenza, cominciò a Sarajevo una guerra che avrebbe comportato la sofferenza di migliaia di persone.

L’Unione Europea entra in azione

Il Consiglio dei Ministri dell’Unione Europea ha dato il via a un’Azione Comune secondo la quale, a partire dal 31 dicembre prossimo, settemila soldati provenienti da eserciti europei diversi sostituiscano le truppe Nato che fino questo momento si sono incaricate di vigilare sull’adempimento degli Accordi di Pace. Sarà la missione di Politica Estera di Sicurezza e Difesa (Pesd) più vasta mai condotta dall’Unione sotto un unico comando. La mancanza di riflessi e di volontà politica delle istituzioni europee al momento di agire collettivamente contro la barbarie e gli abusi che stava commettendo in Bosnia-Erzegovina l’esercito serbo, anche dopo che la Ue e gli Usa la avevano riconosciuta come stato indipendente, è stata sostituita da una sincera intenzione di rimediare.

Un grande progetto

ALTHEA non é solo la missione militare più grande mai condotta dall’UE, è anche l’apice di una strategia di sostituzione nella quale l’Unione prende le redini del rispetto degli accordi di pace per continuare verso un processo di Associazione e Stabilitá (aveva già sostituito le forze di polizia dell’Onu). La strategia della Ue per la zona prevede la stabilizzazione della regione attraverso tre principi: il primo, la promessa di adesione all’Unione come principale motivazione per le riforme politiche ed economiche; il secondo, che questi paesi stabiliscano relazioni diplomatiche tra di loro; il terzo, la flessibilità del processo che permetterà ad ognuno di continuare al proprio ritmo. Non solo: così facendo si compie un passo importante nell’integrazione politica della stessa Ue. Dopo le laceranti divisioni sulla guerra in Iraq, dove non si é riusciti ad arrivare a nessuna posizione europea, sembra ricomporsi con questa azione comune.

Ma al di là dell’importanza politica di ALTHEA, merita una menzione lo sforzo che è necessario per gestire le operazioni e la coordinazione dato il gran numero di effettivi che parteciperanno e le complicate strutture di decisione delle istanze incaricate di condurre le operazioni di mantenimento della pace. E’ un peccato, tuttavia, che non si sia lasciato spazio alla partecipazione dell’Europarlamento, l’organo che in modo diretto rappresenta i cittadini dell’Unione. Non è stato fatto nessun passo in questo senso, anche se il Parlamento Europeo ha rivendicato il proprio diritto ad essere informato in un progetto di risoluzione che ancora non è passato pienamente, però tutto indica che il “ricorso” sará formalizzato a breve.

In un mondo in conflitto, è di fondamentale importanza che questo “nano politico” che è la Ue, faccia, secondo le parole della commissaria Loyola de Palacio, "piccoli ma solidi passi” verso una integrazione maggiore nella quale rappresenti una voce decisa nell’arena internazionale.