All'Institut Français di Palermo: "Dopo gli attentati, dobbiamo rimanere noi stessi"

Articolo pubblicato il 20 novembre 2015
Articolo pubblicato il 20 novembre 2015

Abbiamo preso un caffé con il Direttore dell'Institut Français di Palermo, Eric Biagi, proprio durante l'assalto delle teste di cuoio francesi al covo degli jihadisti. Molte le impressioni scambiate sui fatti di Parigi, ma nell'incertezza di questo periodo storico resiste saldamente un proposito: "Dobbiamo rimanere noi stessi".

Con Eric Biagi si conversa spegnendo una sigaretta dietro l'altra, ma questo è solo un vezzo abituale, non modificato dagli attentati a Parigi di venerdì 13 novembre o dalla donna kamikaze che si è fatta esplodere il mercoledì successivo a Saint-Denis. In molti si ripetono che bisogna andare avanti, non modificare il proprio stile di vita, perché i terroristi vogliono proprio questo. Ci siamo domandati che aria si respira all'Institut Français di Palermo, fulcro vitale della cultura francese in Sicilia fin da quando, nel 1953, nacque sotto forma di prima biblioteca francofona della città, in via Libertà.

cafébabel: La strage di venerdì 13 è avvenuta nello stesso anno di quella di Charlie Hebdo. Secondo lei ci sono state falle nella sicurezza a Parigi?

Eric Biagi: Non sono un esperto, ma si sapeva che i terroristi avrebbero attaccato, era solo una questione di quando, dove e come. Difficile dire cosa si poteva fare in più, si ha davanti un nemico complicato da affrontare. C'erano già delle misure rafforzate, e con lo stato di emergenza si consolideranno ulteriormente. Dopo Charlie Hebdo forse si poteva agire anche sui social network, ma siamo una democrazia e non si sono toccate le libertà individuali. Dopo questi attentati anche questo cambierà sicuramente.

cafébabel: A Parigi si alterna la voglia di reagire al clima da coprifuoco. Come vede influenzata la vita della città?

Eric Biagi: Si tenta di tornare alla normalità, ma è molto difficile. Alcuni mercati sono chiusi e si tende ad evitare l’assembramento di persone. Credo che per forza di cose Parigi debba tornare come prima, dobbiamo tornare noi stessi, perché si è voluto colpire proprio lo stile di vita per cui la città è famosa e amata. In questi giorni cresce il movimento "Tous au bistrot!" (Tutti al bistrot): una reazione molto positiva.

cafébabel: E da francese che vive a Palermo si sente minacciato?

Eric Biagi: Sinceramente no.

cafébabel: Torniamo a Parigi, com'è vissuta la presenza dell’Islam in Francia?

Eric Biagi: La Francia è stata colpita proprio perché è il Paese dell’integrazione: si vive a fianco di musulmani e nordafricani, ed è normale così. I terroristi vogliono distruggere questa normalità e mettere contro la popolazione. Al di là dei morti, le prime vittime dell’ISIS sono proprio i musulmani, si vuole creare l'amalgame: vedere in ogni arabo, africano o musulmano un terrorista. Invece restano una ricchezza per la Francia, parola di figlio di un immigrato italiano a Marsiglia.

cafébabel: E Hollande che dice "siamo in guerra"? È l’atteggiamento giusto?

Eric Biagi: C’è stata una dichiarazione di guerra, c’è un nemico che vuole colpire la Francia. Mi rendo conto che alcuni Paesi europei possano rimanere scettici sull’utilizzo della parola "guerra", ma io rispetto la posizione del Presidente.

cafébabel: Ai tempi di Charlie Hebdo il bestseller Sottomissione di Houellebecq scatenò un dibattito culturale. Per questa nuova ondata di attentati ci sono intellettuali francesi che hanno levato alta la loro voce?

Eric Biagi: L’uscita di Sottomissione coincise temporalmente con l'attentato a Charlie Hebdo, ma Houellebecq in realtà si fece da parte, fu molto riservato, e la provocazione del libro era positiva. Per questa nuova ondata di terrore mi sembra ancora presto perché intellettuali e penseur possano esprimere una loro opinione. Del resto mentre parliamo (mercoledì 18 novembre, n.d.r.) si stanno svolgendo operazioni delle teste di cuoio nei pressi di Saint-Denis.

cafébabel: Tutto questo come influenzerà le attività dell'Institut Français Palermo?

Eric Biagi: Dobbiamo rimanere noi stessi. Credo nella cultura e dobbiamo lavorare come sempre. Ho scelto sì di annullare una proiezione della rassegna Cinémardi, ma era lutto nazionale. Ora siamo molto sollecitati ad ospitare dibattiti pubblici sull'accaduto, ma su questo resto scettico: credo sia meglio aspettare un po' e vedere cos'altro succederà. Prima i fatti, poi le parole e i commenti.

cafébabel: E allora parliamo di cultura. Com'è stata pensata questa cinerassegna, quale titolo consiglia di vedere?

Eric Biagi: Cinémardi si tiene ogni martedì al Cinema De Seta. Si conclude il 16 dicembre con un film molto bello che voglio citare, L'Amour Est Un Crime Parfait, dei fratelli Larrieu, originale e con bravi attori. Il senso della rassegna è quello di conciliare linguaggi cinematografici formalmente ambiziosi con un pubblico più ampio possibile.

cafébabel: A proposito di cinema francese a Palermo, lei è coinvolto anche nella selezione dei film che arrivano al Sicilia Queer Filmfest...

Eric Biagi: Con il direttore artistico Andrea Inzerillo è molto bello pensare lo spazio cinematografico, e non, del Sicilia Queer. Una vetrina unica, in cui è possibile proporre "nuove visioni", pellicole fantasiose come quelle di Alain Guiraudie. Cinémardi è volutamente meno sperimentale.

cafébabel: Quali sono le altre attività dell'Institut Français?

Eric Biagi: Sicuramente i corsi di lingua francese, organizzati in sede o anche nelle scuole, individuali o collettivi. Sono rivolti a tutte le fascie di età, anche bambini, ma è chiaro che gli studenti universitari restano il target primario: hanno necessità d'imparare la lingua per tentare di lavorare anche fuori dall'Italia. Ho paura che contribuiamo alla fuga dei cervelli (ride).

cafébabel: Un istituto culturale ormai ben radicato a Palermo...

Eric Biagi: Sì, collaboriamo con numerose realtà. Domenica 22 e lunedì 23 novembre vanno in scena due concerti organizzati con il Teatro Massimo, molto attesi. Giovedì 26 novembre ospitiamo alla Libreria Feltrinelli lo scrittore francese Eric Chevillard che presenta un suo romanzo appena tradotto in italiano. Ai Cantieri culturali parliamo con tutti: Goethe Institut, Centro sperimentale di cinematografia, Accademia di Belle Arti. Apriamo volentieri le nostre terrazze con vista sul Castello della Zisa a molti eventi culturali. Insomma, dato il delicato momento prenderemo qualche precauzione minima di sicurezza, ma siamo e resteremo accoglienti con tutti.