Alle elezioni per il nuovo parlamento serbo, l'Europa resta l'unica candidata

Articolo pubblicato il 04 maggio 2012
Articolo pubblicato il 04 maggio 2012
Per i cittadini serbi il 6 maggio sarà una lunga domenica di elezioni. Oltre all'elezione del Parlamento i serbi potranno esprimere il loro voto anche per i rappresentanti comunali e inoltre, con le sue dimissioni anticipate all'inizio di aprile, il presidente serbo Boris Tadić ha spianato la strada per le elezioni presidenziali.
Per Tadić e il suo partito Demokratske Stranke (DS), che guida in Parlamento una coalizione filo europea, c'è molto in gioco.

E' stata una decisione tattica quella che ha spinto il presidente serbo Boris Tadić a lanciare la sfida nell'arena elettorale. Nonostante gli indici di gradimento in calo per il suo partito al governo, il cinquantaquattrenne politico filo-occidentale gode di grossa popolarità tra la popolazione, anche se il suo più grande rivale Tomislav Nikolić della Srpska napredna stranka (Partito Progressista Serbo, SNS) è cresciuto nella stima popolare dopo il suo cambio inaspettato da intransigente nazionalista a politico più vicino all'Unione Europea. Con questo passo il sessantenne Nikolić cerca di surfare sull'onda dell'accelerato processo di integrazione, che è legato per molti serbi, anche se non per tutti, alla speranza di uno sviluppo economico e sociale.

Ultimi giorni per la coalizione al governo

Il primo marzo di quest'anno il Consiglio Europeo ha conferito al paese lo status di candidato ufficiale all'ingresso nell'Unione, dopo aver valutato i suoi progressi in tutti i settori "critici", tra cui i rapporti con il Kosovo. Questo accelerato processo di integrazione nell'Unione Europea è merito non in ultimo di Boris Tadić, che ha potuto festeggiare l'estradizione del criminale di guerra Ratko Mladić alla fine del maggio 2011 quale successo personale e dimostrazione dell’assoluta disponibilità della Serbia a collaborare con la Corte del Tribunale Penale Internazionale per la ex-Jugoslavia..

Con questo però terminano già i successi. Le elezioni del 6 maggio potrebbero segnare una svolta in un Paese che soffre pesantemente a causa di processi di privatizzazione dell'economia e dell'industria non trasparenti introdotti dal 2000, in settori che a quel tempo erano principalmente statali. Con la crisi finanziaria globale inoltre, i problemi sociali ed economici si sono chiaramente aggravati: la Serbia deve fare i conti con il calo dei trasferimenti valutari internazionali e degli investimenti diretti dall’estero, con un alto tasso di disoccupazione, più del 20%, e con la dilagante mancanza di prospettive dei giovani. La popolazione serba ha sempre meno fiducia nella coalizione al governo.

Il nuovo Nikolić non convince tutti

Bisogna aspettare per sapere se il candidato del partito progressista nazionalista SNS, Tomislav Nikolić, potrà approfittare di un esito negativo agli scrutini per il partito al governo. Sembra infatti troppo studiato il suo cambio di posizione da nazionalista radicale a moderato rappresentante del popolo. Già nel 2008 Nikolić aveva lasciato il partito radicale del criminale di guerra Vojslav Šešelj in arresto a L’Aia. Lo stesso SNS di Nikolić ha suscitato nel recente passato una certo eco mediatica, soprattutto per gli slogan nazionalisti sulla grande Serbia e le campagne sobillatrici contro i serbi musulmani, gli omosessuali e i dissenzienti.

Rimane interessante anche lo sguardo verso lo Stato confinante, il Kosovo, la cui indipendenza non viene riconosciuta dalla Serbia, e su questo punto i due partiti favoriti si dimostrano concordi. Il piano di impedire le elezioni nei comuni a maggioranza serba è stato ritirato a seguito delle proteste del governo kosovaro. Sono posizioni inconciliabili, che si imbattono anche nella questione dell’attuazione delle elezioni nel Nord del Kosovo e che portano a preoccupazioni anche a livello internazionale, così come del resto agiscono in maniera un po’ disordinata anche l’Unione Europea e i suoi Stati membri. Infatti, nel timore di un’ulteriore escalation del conflitto, il 1° maggio550 soldati tedeschi e 150 soldati austriaci sono andati a rafforzare le truppe di intervento NATO, la famosa KFOR, nel nord del Kosovo, ma si tratta di una ritirata nella ritirata: i soldati della KFOR avevano abbandonato la regione solo poco tempo prima.

Foto di copertina: (cc)DIS PATCH Festival/flickr; Wasted Yugo-Youth (cc)Exit Festival/flickr; graffito: (cc)Juan C Garci­a Lorenzo/flickr.