Allarme Europa, sommersi dal problema acqua

Articolo pubblicato il 02 novembre 2006
Articolo pubblicato il 02 novembre 2006

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Una persona di 70 chili ha bisogno di oltre 2 litri d’acqua al giorno. Ma solo l’1% delle risorse acquifere del pianeta sono idonee al consumo umano ed oltre il 70% di queste sono destinate all’irrigazione dei terreni agricoli.

La popolazione non smette di crescere mentre la quantità di acqua potabile rimane sempre allo stesso livello. L’Europa accoglie il 13% degli abitanti del pianeta e dispone soltanto dell'8% delle risorse idriche, in base alle ultime dichiarazioni della Unesco. Che ha dichiarato l’anno 2006 come “Anno mondiale dei deserti e della desertificazione”. Come poter fare convivere scarsità d’acqua, potabilità e sostenibilità delle fonti idriche? Questo sarà il punto centrale della terza conferenza internazionale sulle risorse idriche nel bacino Meditteraneo detta anche Watmed, che si è aperta a Tripoli in Libano il 1° Novembre 2006.

«Il Libano è un paese con montagne innevate e boschi attraversati da numerosi fiumi: un paesaggio diverso da quello desertico degli Stati vicini, invidiosi di tanto verde», ci spiega Perrine Malaud, giovane giornalista francese che vive da anni a Beirut.

Desertificazione in Spagna, il 66% del territorio a rischio

Il bacino mediterraneo è la frontiera sud che rappresenta la via d’accesso in Europa per la scarsità d’acqua e la conseguente desertificazione. Secondo le stesse parole di José Luís Rubio, ex Presidente della Società Europea per la Conservazione dei Terreni, si può parlare di «una regione di transizione che patirà in modo particolare gli effetti del riscaldamento globale». Non è infatti un caso che dal 12 al 16 novembre si celebri anche a Gerusalemme una Conferenza Internazionale sui deserti e la desertificazione. Anche in questa occasione avrà luogo una riunione per cercare soluzioni contro la desertificazione a livello internazionale. Secondo le cifre indicate dalla Convenzione delle Nazioni Unite contro la desertificazione, i deserti occupano oramai 36 milioni di chilometri quadri, e ogni anno vanno perse 24.000 milioni di tonnellate di terreno coltivabile.

Simbolo per antonomasia della scarsità d’acqua è l’Egitto, la cui superficie secondo

Target=”_blank”>Eumedstat, è composta per circa il 90% da deserti, per circa lo 0% da zone boschive, circa lo 0,25% d’acqua mentre il resto è costituito da città o zone con scarsa vegetazione. Nemmeno i paesi dell’Ue “navigano in acque migliori”: la Spagna è lo Stato più arido d’Europa e il 66% della superficie totale è esposto al pericolo di desertificazione.

L’unico deserto in Europa si trova per l’appunto nella parte orientale dell’Andalusia: è il deserto di Tabernas, dove vennero realizzati parecchi film western negli anni Sessanta e Settanta.

Greencross, un’organizzazione ambientalista presieduta da Michail Gorbaciov, ha fatto notare che anche il 30% del suolo italiano è a rischio di desertificazione. E tale emergenza non esiste solo in Puglia e Basilicata, ma anche nella pianura lungo il fiume Po, nella regione Emilia-Romagna. Si tratta dello stesso problema che sta emergendo sia in Grecia che in Portogallo, dove si teme che il 66% del suolo si inaridirà nel giro di 20 anni.

Ma in Spagna l'acqua è meno cara. E impazzano i campi da golf...

Le cause di tale scarsità idrica e della desertificazione non sono di certo sconosciute. Prima fra tutte l’eccessivo sfruttamento agricolo dei terreni in una regione del mondo in cui, come sottolinea José Luís Rubio, «i terreni sono coltivati da 8.000 anni». Oltre a ciò bisogna aggiungere fenomeni recenti come «il turismo di massa, l’alta densità demografica e l’alta concentrazione industriale». L’ultima degenerazione sono i campi da golf: il 1° gennaio 2006 se ne contavano 308 in Spagna. Dieci mesi più tardi, invece, ce n’erano 324 e il 65% registra un consumo esagerato d’acqua, dato che sono costruiti in zone aride del paese. Questo rappresenta il paradosso di voler costruire oasi verdi, facendo terra bruciata attorno nel vero senso della parola. Juan José Ibáñez, laureato in biologia e membro del Consiglio Superiore di Studi Scientifici, ci mette in guardia: «Cedere alla tentazione di riforestare il Mediterraneo può provocare una perdita di biodiversità». E assicura che «esperimenti paleontologici e palinologici hanno dimostrato che rigogliosi boschi mediterranei sono sempre stati un’eccezione nelle montagne». Forse l’unica soluzione contro la scarsità idrica è abbassare i consumi d’acqua aumentandone i prezzi: mentre in Germania un metro cubo d’acqua è il più caro della Ue (1,80 €), proprio in Spagna si registra il più prezzo più basso: 0,77€

10 paesi, 2888 km di lunghezza. SOS per il Danubio

Con 2.888 km di lunghezza il Danubio è il fiume che bagna più paesi in Europa: Germania, Austria, Slovacchia, Ungheria, Croazia, Serbia, Romania, Bulgaria, Moldavia e Ucrania. Grazie all’allargamento europeo il fiume diventerà sempre più importante a livello economico per l’aumento del traffico fluviale, libero da frontiere che ne bloccano la crescita.

Tuttavia la sua integrità è in constante pericolo. Lo scorso 2 ottobre la raffineria serba di Prahovo è stata protagonista dello spargimento di una partita di petrolio. La macchia nera, lunga 50 km e larga 300 metri, ha percorso tutto il corso del fiume, fino a raggiungere le rive di Bulgaria e Romania che sono riuscite ad arrestarla. Il governo serbo non aveva avvisato in modo tempestivo dell’incidente e la Bulgaria ha calcolato che tale sciagura ha causato danni per milioni di euro.

Lungo il percorso del fiume, verso sud, in Ucraina, il fragile ecosistema del delta del Danubio, dichiarato patrimonio mondiale dell’Unesco nel 1991, è pronto per un altro brutto colpo. Il governo ucraino ha annunciato che i lavori per il nuovo canale di Bystroye saranno pronti per il 2008. Si tratta di un’opera faraonica col fine di creare un nuovo sbocco del Danubio in Ucraina. Il turismo sempre più di massa farà il resto…