Allargamento: rotta verso sud-est

Articolo pubblicato il 12 ottobre 2004
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Articolo pubblicato il 12 ottobre 2004

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Il processo di stabilizzazione e d’associazione in corso nei Balcani occidentali mostra il coinvolgimento della Ue in una regione nella quale, dieci anni fa, si era rivelata impotente. Obiettivo: l’integrazione.

Dayton, 1995: negli Stati Uniti vengono firmati gli accordi per mettere fine all’ultima guerra europea, il conflitto jugoslavo. Ma è anche l’inizio di una nuova era per l’Unione Europea, per la quale i Balcani occidentali diventano sempre più preoccupanti. A partire dal 1996, la Ue, incapace di gestire la crisi jugoslava del periodo ’92-’95, fissa degli obiettivi chiari per la regione. L’approccio prevalente è quello regionale: esso integra l’Albania e i quattro stati risultanti dallo smembramento della Jugoslavia: Bosnia-Erzegovina, Croazia, Serbia-Montenegro e la vecchia repubblica di Macedonia.

1999: la stabilizzazione comincia

26 Maggio 1999: l’Europa ingrana la quarta. Il Parlamento e la Commissione, tramite una comunicazione, lanciano un processo di stabilizzazione e d’associazione per questi cinque paesi. Obiettivo a lungo termine: l’adesione. Le relazioni con la Ue – prima regolate dalla politica di vicinato - sono ormai quelle dell’allargamento. Come per i paesi d’Europa centrale e Orientale, la Commissione ha creato un processo di preparazione all’integrazione fondato sulle riforme da effettuare su un importante aiuto economico.

A partire dal 2002 vengono creati degli accordi di stabilizzazione e d’associazione. In primo luogo, tali accordi devono permettere a questi stati di sviluppare delle relazioni economiche e commerciali intra-regionali e con l’Unione, attraverso accordi commerciali preferenziali. In secondo luogo, tali accordi devono portare alle riforme necessarie per soddisfare i criteri di Copenaghen.

Ogni anno, la Commissione pubblica un rapporto sullo stato d’avanzamento delle riforme che fa il punto sulla situazione politica, economica e normativa nei Balcani rispetto alle esigenze prefissate con la Commissione.

CARDS, la carta vincente

L’aiuto economico comunitario è stato uniformato e semplificato nel 2000, nel quadro del programma CARDS (Communautary Assistance for Reconstruction, Development and Stabilisation) che ingloba i due programmi precedenti (PHARE e OBNOVA) e finanzia le riforme. Questa assistenza economica è condizionata al rispetto dei principi democratici, dello stato di diritto, delle libertà fondamentali, dei diritti dell’uomo e delle minoranze. I fondi CARDS, per il periodo 2002-2006 ammontano a 4,65 miliardi di euro e finanziano – sotto forma di prestito a fondo perduto – le operazioni di ricostruzione, d’aiuto al ritorno dei rifugiati e degli sfollati, il sostegno alla democrazia e allo stato di diritto, lo sviluppo di una economia di mercato, la lotta contro la povertà, la formazione e la cooperazione regionale.

Se, al momento, sono i Balcani orientali (Bulgaria e Romania, di cui l’adesione è prevista per il 2007) e la Turchia che spianano la strada verso l’adesione, la Commissione riafferma in una Comunicazione del 21 Maggio 2003 che l’integrazione dei Balcani occidentali rappresenta una priorità della politica europea. Anche se i media non hanno posto abbastanza l’accento su questo argomento, l’allargamento dell’Unione al Sud-Est dell’Europa è sempre all’ordine del giorno.

Croazia in pole-position

La Commissione segue, ormai da 3 anni, l’evoluzione istituzionale ed economica dei candidati potenziali, probabili. Ha persino accettato la Croazia, dove i progressi (dopo l’era Tudjman) sono stati impressionanti. Altri potrebbero seguirla. Per la Croazia, si parla di un’adesione nel 2009. In ogni caso, esistono importanti disparità tra le regioni. I Balcani occidentali sono alle porte dell’Unione. La Slovenia ne è già membro; la Bosnia-Erzegovina, molto indebolita dalla guerra, deve affrontare un lungo cammino di ricostruzione economica; la Serbia ed il Montenegro devono risolvere i problemi delle minoranze e la questione della cooperazione con il Tribunale Penale Internazione per l’ex-Jugoslavia (TPIY); l’Albania deve accrescere la lotta alla corruzione; il Kosovo, ancora oggi amministrato dall’Onu, non ha ancora uno status finale.

Anche se questi paesi non sono pronti, l’integrazione nella Ue sembra essere indiscussa. Per questi paesi, l’adesione rappresenterà una soluzione pacifica ai loro problemi ancestrali di divisione territoriale. Decentralizzazione, cooperazione transfrontaliera, costituzione di “euro-regioni” e integrazione nella Ue: potrebbero essere queste le chiavi per la pacificazione dei Balcani.