Alla ricerca di una memoria comune: la Banca della Memoria

Articolo pubblicato il 20 marzo 2009
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Articolo pubblicato il 20 marzo 2009
Perché ovvio non è, il ricordare.

Filippo Lubrano

Nonna Emilia in un video: per non perdere quella ricetta delle tagliatelle così buona, ma anche per ricordarsi di quella volta che, sotto le bombe, ha conosciuto Mario, e poi… In una società che fa a gara a chi intercetta le tendenze future per primo, per guadagnarne vantaggi strategici veri o presunti, c’è anche chi si ferma e si fa “postcursore”, se ci passate il neologismo, del passato. Da qui l’idea della Banca della Memoria, che parte da Torino e pian piano sta contagiando l’Europa (il sito è già attivo in Italia, Spagna, Francia e Germania, ed è in fase di attivazione anche in Svizzera, Romania e Inghilterra) e il resto del mondo (Usa, Brasile e presto altri). Il progetto ha un format molto semplice: persone anziane – ma più che anziane, diremmo ”diversamente giovani”, nate prima del 1940 - vengono “videointervistate” da una squadra di ragazzi volontari, che poi caricano i video sul sito e li rendono fruibili al pubblico. Memoro.org è la piattaforma internazionale, declinata poi nelle versioni di ogni paese: in Italia, il dominio è BancadellaMemoria.it. Memoro Banca della Memoria Incontriamo Valentina Vaio, uno dei quattro torinesi fondatori dell’iniziativa (gli altri sono Luca Novarino, Lorenzo Fenoglio e Franco Nicola) allo storico caffè Baratti di piazza Castello, cuore della capitale sabauda. Con un sorriso sincero e modi gentili, risponde alle domande, anche quelle più banali, e aggiunge sempre qualcosa di suo: “Non esiste un tema preciso delle interviste, né una sequenza di domande: la filosofia anzi è quella di lasciare il più possibile campo aperto agli intervistati”. Proprio grazie a quest’approccio non è raro vedere alcune persone emozionarsi, e di conseguenza fare emozionare. “La componente emotiva è fortissima” concorda Valentina mentre sorseggia una cioccolata calda “ma un’altra direttrice importante è quella linguistica: laddove ci è possibile, cerchiamo di intervistare persone che parlino ancora in dialetto, e poi in fase di montaggio magari alleghiamo una traduzione”. Un’opera di straordinaria importanza, in un paese che non solo sta invecchiando in maniera preoccupante (circa un quinto della popolazione ha più di 65 anni), ma sta anche perdendo gran parte della sua vastissima diversità culturale, schiacciato com’è dalla grande pialla chiamata globalizzazione. E se l’Italia ha cominciato a ricordare dal 15 giugno 2008 – data di messa online della prima versione del sito - altri paesi si sono aggiunti poi dopo, ed altri ancora se ne aggiungeranno, a ingigantire un network convinto del fatto che sia fondamentale ricordarsi di non dimenticare. Perché per costruire un futuro comune, forse l’unico modo è quello di partire dal passato. Tutti d’accordo: a patto, però, che sia solo per prendere la rincorsa.

Sabato 28 marzo i fondatori de "La Banca della Memoria" saranno al CAMeC della Spezia alle ore 11 per presentare dal vivo il loro progetto, alla presenza di istituzioni ed alcune delle persone intervistate.