Alla ricerca dell'Europa a Napoli

Articolo pubblicato il 18 ottobre 2014
Articolo pubblicato il 18 ottobre 2014

Spesso l’Europa sembra molto lontana dalla politica locale. Ma lo è davvero? I rapporti potrebbero essere più complessi di quanto sembri inizialmente. Abbiamo discusso di questo complicato tema con politici ed attivisti napoletani e queste sono le riflessioni che hanno condiviso.

Amichevoli anziani chiacchierano animatamente giocando a carte di fronte alle loro case, mentre i ragazzi li sorpassano correndo in sella ai loro motorini anche nei vicoli più stretti. Le piazze sono piene e i monumenti antichi. Piccoli particolari che caratterizzano Napoli. Ma se parliamo di politica, le immagini da cartolina nella nostra testa si incupiscono rapidamente. Il capoluogo e le altre città della Campania sono il teatro di intrighi politici che lasciano irrisolti problemi specifici e profondi. Come stanno lavorando le istituzioni locali e quali dovrebbero essere il ruolo e la posizione dell’Unione Europea in una situazione come questa?

Due tra i più grandi problemi sono l’inquinamento e i rifiuti, spiegano Claudio Silvestri, giornalista del quotidiano Roma ed il suo collega Michele Di Salvo. «Quando De Magistris [l’ex-sindaco, recentemente rimosso dall’incarico a seguito della prima sentenza per il processo “Why Not”, ndr] è stato eletto, l’emergenza più grande era lo smaltimento dei rifiuti. L'ex magistrato avrebbe promesso, una volta eletto, di risolvere il problema in circa un mese. Ma non l’ha realmente fatto, semplicemente lo ha spostato da un’altra parte».

Sì, i rifiuti sono stati spostati. Questa è stata l’unica “soluzione” all’emergenza; ma la percentuale della spazzatura prodotta in città è rimasta al 18%. «Prima sono finiti in Olanda. Poi, questo Novembre, arriveranno in Spagna», aggiunge.

Inoltre è risaputo che lo smaltimento dei rifiuti sia gestito dalla camorra. Fino all’anno scorso, migliaia di cittadini si sono riuniti per protestare in merito allo sversamento di rifiuti tossici nelle vicinanze e nelle province, che ha inquinato le falde acquifere ed il sottosuolo provocando seri danni alla salute dei cittadini [proteste a cui la redazione di Cafébabel Napoli ha dedicato numerosi articoli, tra i quali consigliamo la lettura di questo].

In 25 anni un progetto

Sebbene programmino soluzioni complete ed a lungo termine, le istituzioni locali hanno persino problemi nell’utilizzare i fondi provenienti dell’UE, preferendo spesso soluzioni di facciata come appunto nel caso dei rifiuti. In 25 anni, l’unico progetto realizzato con il patrocinio dell’Europa è la costruzione della nuova metropolitana, la Linea 1. Un progetto non facile, poiché il sottosuolo di Napoli è ricco di resti archeologici e, in alcuni punti, confina con il mare. «Sicuramente si tratta di un miglioramento della nostra qualità della vita. Ma riguardo le altre questioni importanti, [la classe politica, ndr] non hanno idee, tutto il resto è fermo», afferma Claudio Silvestri.

La città sta perdendo 100 milioni di euro per delle spedizioni, perché le autorità non possono presentare la documentazione necessaria a causa di problemi burocratici imprevisti. E ci sarebbero altri 100 milioni di euro da spendere entro la fine del Dicembre 2014 per migliorare le condizioni del centro storico. Sono passati cinque anni e nessuno ha deciso di finanziare un progetto appropriato.  «Neanche un progetto – ripete Claudio – Se non ci fossero soldi, potremmo dire che non si può far nulla. Ma abbiamo 100 milioni. Si può fare qualcosa con questa somma».

Il vuoto tra noi

I problemi nel comprendere le decisioni politiche ci conducono ad un argomento più importante, che può creare grossi problemi ai rappresentanti politici locali: si tratta della profonda lontananza che intercorre tra loro e la maggioranza della popolazione. Le istituzioni politiche e i ruoli di potere in generale appaiono impenetrabili e potrebbero esserlo davvero. Eppure le istituzioni non sono l’unico posto in cui impegnarsi in politica.

«Il sistema politico italiano è comunemente noto per le somiglianze ad una casta che ha sprecato montagne di denaro pubblico per preservare i propri interessi. Negli ultimi 30 anni, gli italiani hanno vissuto la politica come qualcosa di ‘alieno’, come se fosse un mondo a parte – come se la loro opinione non potesse cambiare la realtà o essere ascoltata da chi lavora in quella che è soprannominata “la stanza dei bottoni”, spiega Gianmarco Volpe, un giornalista napoletano.

La mancanza di un confronto pubblico e di dialogo, uniti al nepotismo dilagante, sono un ottimo modo per allontanarsi dalla politica ogni giorno. Giancarlo Bottone, studente di Scienze Politiche ed attivista di Sinistra Ecologia e Libertà ci racconta meglio l’idea locale di politica, che suona familiare. «L’opinione riguardo la politica è al momento fortemente negativa, come se fosse una perdita di tempo. Io stesso ho cominciato a pensare che la mia passione potrebbe essere una perdita di tempo, perché nulla cambia». Mentre discutiamo in un bar nell’affollata Piazza Bellini, Giancarlo continua a dirmi che persevera perché «non tutto riguarda il denaro, la corruzione, il potere: la politica è necessaria per vivere e noi ne abbiamo bisogno. L’UE dovrebbe essere un modello di buona politica e di confronto costruttivo».

Confrontarsi con il modello europeo

L’Unione Europea ha la capacità e la forza per essere un modello di buona politica, anche se oggi rappresenta soprattutto istituzioni distanti, paralizzate dal culto della personalità, connessa soprattutto con le banche e l’economia. Alcuni riconoscono i vantaggi che essa offre ai suoi membri, ma la mancanza di contenuti, dibattito e di una vera organizzazione sta screditando il suo ruolo e quello dei suoi rappresentanti. 

Un esempio? Il modo in cui la Commissione elegge i propri candidati. Secondo Dino Di Palma (SEL) che «la Commissione prende tutte le decisioni importanti, ma non abbiamo alcun ruolo nella sua composizione, i suoi rappresentanti non sono eletti da noi. È una società completamente chiusa». Si tratta di una scelta d’esclusione che presso le comunità nazionali e locali è avvertita come un segno che i processi democratici non siano realmente importanti. Inoltre, le misure d’austerità, introdotte frettolosamente in alcuni paesi, hanno mostrato una preferenza per i cambiamenti rapidi con conseguenze a breve termine – se ce ne sono – piuttosto che a soluzioni sistematiche a lungo termine.

Anna Chiara Di Maro, un’attivista, riflette su come non vi siano molte notizie sull'attualità politica europea. «Non abbiamo una politica economica europea. Semplicemente ogni paese agisce per conto proprio. Abbiamo bisogno di un sistema europeo di finanza, leggi, politiche economiche e non di una Commissione di persone con alcune idee che in realtà non rispettano i principi che l’Europa ha adottato alla sua nascita».

Secondo la giovane, se ci fosse un terreno comun le persone si sentirebbero più vicine [alle istituzioni, ndr] ed i politici regionali e nazionali lavorebbero in modo diverso. Ma questa direzione e collaborazione comune devono essere basate sulla creazione di occupazione per i giovani e su un modello di welfare europeo, come sottolinea Dino Palma. È l’unica direzione che potrebbe avere effetti positivi visibili sulle comunità locali.

Un problema di mentalità

Accusare solo i politici, le istituzioni o la mafia di tutti i problemi della popolazione non sarebbe corretto. Giancarlo dice chiaramente che la camorra o la cattiva politica sono semplicemente "convenienti" e continua: «è conveniente dire che la camorra è l’unico problema qui. Ma il problema è il modo di pensare delle persone più anziane che sono in carica. E dall’altro lato dell’individuo che non s’interessa alla politica e non percepisce la legalità come la normalità».

È un costume locale parcheggiare la macchina in aree proibite o attraversare la strada dove non ci sono strisce pedonali o quando il semaforo è rosso. «È il modo di pensare diffuso che non è corretto. Anche se tentassimo di risolvere i problemi attraverso nuove reti ma con le stesse persone, le stesse idee, lo stesso egoismo, la stessa cupidigia per il denaro, nulla cambierà», aggiunge Giancarlo.

Nonostante ciò possiamo dire che la situazione napoletana stia lentamente cambiando, mano a mano che i giovani, i movimenti ed i gruppi locali cominciano ad essere coinvolti ed a richiedere un dialogo politico concreto. La percentuale di votanti per le elezioni del Parlamento Europeo dello scorso maggio è stata del 57,22% degli aventi diritto, quinto paese in Europa ed un buon esito, considerando i risultati di altri paesi. Significa che gli italiani non si sono ancora arresi. Tutto ciò di cui hanno bisogno è un cambiamento radicale, perché possano vivere meglio.

L’autrice e l’intero team di Cafébabel ringraziano sentitamente Alessia Damatia e Giancarlo Bottone per la collaborazione per questo articolo, così come l’intero team di Cafébabel Napoli.

QUESTO ARTICOLO FA PARTE DI UNA SERIE DI REPORTAGE DEDICATI A NAPOLI PER IL PROGETTO EU-IN-MOTION REALIZZATO DA CAFÉBABEL CON LA COLLABORAZIONE DEL PARLAMENTO EUROPEO E DELLA FONDAZIONE HIPPOCRÈNE.