Alla ricerca del tempo perduto: la comunità ebraica di Breslavia

Articolo pubblicato il 29 agosto 2016
Articolo pubblicato il 29 agosto 2016

La Sinagoga della Cicogna Bianca a Breslavia fu l'unica della città a sopravvivere all'Olocausto. Restaurata nel 2010 dopo un lavoro decennale, è diventata ora un centro culturale. Ma quanto ricorda davvero la gente di quello che successe qui durante la guerra?

Prima della Seconda Guerra Mondiale c'erano due sinagoghe principali a Breslavia, insieme a molte altre più piccole. Durante la Kristallnacht, la "notte dei cristalli" del novembre 1938, quando i cittadini tedeschi saccheggiarono edifici e negozi di proprietà degli ebrei, la Sinagoga della Cicogna Bianca subì danni minori, mentre la Nuova Sinagoga venne completamente distrutta. La Cicogna Bianca si salvò solo perché era vicina ad altri edifici del centro della città. Breslavia, chiamata Breslau quando nei secoli passati era ancora una città tedesca, fu anche l'ultimo baluardo dei nazisti durante la loro ritirata dalle forze Alleate, ed il suo difficile passato si riflette inevitabilmente nella sua identità di oggi.

A metà maggio si è concluso il restauro della Sinagoga della Cicogna Bianca, ma anche in seguito a questo essa somigliava più a una galleria vuota che a un tempio: sembrava che fossero in corso gli affannosi preparativi per un concerto, più che l'interno di un luogo di culto. Non ero mai stata in una sinagoga fino ad allora, quindi mi avventurai al suo interno. Una donna mi spinse fuori con determinazione, dicendo che l'edificio era assolutamente chiuso in quel momento. Forse conscia della sua reazione eccessiva, la sua voce però si addolcì subito, e mi invitò al "concerto dei bambini" che si sarebbe tenuto due ore più tardi (bambini che intonavano timidamente canzoni dai toni a dir poco tenebrosi con le loro voci bianche). «Oh, ci sarà un concerto di bambini... E io non ho tempo...» mi dissi velocemente.

Una paura coinvolgente

Mi ritrovai più tardi al Museo Cittadino di Breslavia, ad una mostra di artisti ebrei degli anni trenta. Quello era un periodo di progressiva propaganda anti-semitica, e agli artisti ebrei era preclusa la possibilità di fare carriera. Per molti di loro la sola alternativa era l'insegnamento, almeno fino a quando non iniziarono gli arresti di massa. Heinrich Tischler (1892-1938), pittore e architetto, era una figura centrale dell'esibizione. Un osservatore attento avrebbe tranquillamente potuto cogliere in senso fisico il significato della parola "paura" nei suoi quadri. Il pittore di un'altra tela, una natura morta con delle rose dai colori brillanti, morì in un campo di concentramento. Il destino di molti di questi artisti è tutt'ora poco chiaro.

Il fulcro della prima mostra polacca di artisti ebrei di Breslavia del periodo interbellico  è stato il lavoro di Heinrich Tischler, anche se dopo ben 85 anni. Egli fu deportato a Buchenwald, dopo la Kristallnacht. Venne in seguito rilasciato, nello stesso 1938, ma morì un mese più tardi a causa dei traumi fisici riportati. Pochi artisti ebrei perseguitati in Europa dal regime nazista dopo il 1933 riuscirono a sopravvivere e a salvare allo stesso tempo le proprie opere.  

Mentre camminavo per i corridoi, guardando i lavori di Tischler e quelli degli altri pittori, la mia decisione iniziale di non andare al concerto lasciò spazio alla ferma ed opposta volontà di andarci. Un palco all'interno della sinagoga era illuminato: gli emozionati spettatori occupavano solo metà della sala. Ma la musica mi tenne inchiodata alla panca fino alla fine, mentre ascoltavo le voci cristalline dei bambini. Era indescrivibile la fiducia che ispiravano nella bontà delle persone.

La comunità ebraica di Breslavia

Al momento i membri ufficialmente riconosciuti della comunità ebraica di Breslavia sono circa 350. In realtà potrebbero arrivare fino a 2000, ma non tutti vogliono farne parte. Solo un limitato numero di persone frequenta regolarmente le cerimonie,e la maggior parte di loro si fa vedere solo nelle occasioni speciali e durante le feste. D'altronde, le comunità ebraiche nelle città polacche sono solitamente abbastanza piccole. Ad ogni modo, Breslavia è la città del cosiddetto "Quartiere delle Quattro Denominazioni" (orginariamente "del reciproco rispetto", o "della tolleranza", n.d.t.): un luogo dove una sinagoga, una chiesa protestante, una cattolica e una ortodossa coesistono pacificamente nello stesso quartiere.

Per sapere qualcosa in più della comunità ebraica della città abbiamo parlato con Katarzyna Andersz, project manager della Fondazione Bente Kahan, associazione che organizza diverse iniziative sul tema dello stereotipo, e sostiene la vita culturale della comunità locale.

Dopo la guerra, la Sinagoga della Cicogna Bianca ricominciò nuovamente ad essere frequentata dalla popolazione ebraica della città, che parallelamente iniziò a crescere rapidamente dal 1945 al 1968. Durante la Guerra Fredda l'edificio diventò di proprietà statale. Ci furono proposte per convertirla in una biblioteca o in una sala concerti, ma secondo i rappresentanti della Fondazione Bente Kahan «nessuno ne fece niente e si deteriorò, andando in rovina prima della fine degli anni '80». La Fondazione quindi inaugurò un progetto per restaurare la sinagoga, e riuscì a riaprirla nel 2010.

Non tutto va sempre liscio però. Katarzyna ricorda che a novembre dello scorso anno il ritratto di un uomo ebreo fu bruciato nella piazza del mercato di Breslavia durante un raduno anti-immigrazione guidato dalla Młodzież Wszechpolska (letteralmente"Gioventù tutta polacca", organizzazione nazionalista polacca giovanile di estrema destra, n.d.t.). Ma ciò non fu assolutamente condiviso dall'ambiente cittadino, anzi: non poche critiche giunsero dagli attivisti locali e dallo stesso sindaco di Breslavia, Rafał Dutkiewicz, il cui ritratto con una kippah in testa pochi mesi dopo venne anch'esso bruciato in piazza, accusando il primo cittadino di visitare troppo spesso le sinagoghe in occasione di eventi pubblici.

Episodi sgradevoli, senza dubbio. Tuttavia, ci dice Katarzyna: «generalmente non c'è violenza fisica, e di fatto c'è molta curiosità nei confronti della cultura ebraica». Secondo lei nessuna persona istruita si è resa colpevole di atteggiamenti negativi in tal senso. Katarzyna aggiunge che molta gente che ha scoperto di avere origini ebraiche ultimamente sta entrando nelle comunità. Ma quante persone ricordano veramente cos'è successo qui durante l'Olocausto nazista?

«La popolazione di Breslavia di allora non vive più qui. La popolazione ebraica venne difatti eliminata quasi completamente. I sopravvissuti non tornarono, perché le frontiere vennero spostate a seguito della sconfitta tedesca, e Breslau diventò Wrocław ("Breslavia" in polacco, n.d.t.), in pieno territorio polacco. Molti di quelli che sono venuti qui dopo il 1945 e le atrocità della guerra (tra cui un consistente gruppo di ebrei che vennero liberati dai campi della regione della Bassa Slesia o sopravvissero alla guerra nell'URSS) non conoscono la storia della città tedesca, e ancora meno ne sanno delle sue tradizioni. Parlare della storia tedesca di Breslavia era in un certo senso impopolare, perché per molti anni i polacchi insistettero perché essa venisse considerata in tutto e per tutto come una città polacca". 

Tutto bene quel che finisce bene? Non proprio. Come Katarzyna ci confida, concludendo: «Le caricature di ebrei che contano il denaro sono ancora molto diffuse in Polonia».