Alimentazione: una questione di co-scienza

Articolo pubblicato il 19 maggio 2014
Articolo pubblicato il 19 maggio 2014

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Il dibattito tra vegetariani e “carnivori” infiamma sempre più spesso la rete e i programmi televisivi.

Mangiare la carne fa bene o male alla salute? La puntata del 7 maggio de “Le Iene”, la trasmissione italiana in onda sulle reti Mediaset, ha riacceso il dibattito tra sostenitori di una dieta vegetariana e i c.d. “carnivori”. Dopo il polverone del “metodo stamina”, Le Iene tornano nuovamente sul banco degli imputati della “disinformazione” scientifica. Nella pagina facebook della trasmissione non sono mancate le critiche. Il filmato ha ripescato infatti le teorie del controverso libro “The China Study”, dove si sostiene che una dieta ricca di vegetali possa giovare alla cura del cancro.

Teorie di questo tipo vanno forse a detrimento della stessa  causa vegetariana?

Oggi, in Italia e nel mondo i vegetariani aumentano. Sono numerose le prese di posizione a favore di una dieta veg* sia sul piano culturale che su quello scientifico. Pensiamo alla Francia, paese dalla celebre tradizione gastronomica basata sui prodotti di origine animale, dove non sono più trascurabili le manifestazioni contro i mattatoi o per il boicottaggio del foie gras. Anche in Spagna, il paese della corrida e del Toro de La Vega, le battaglie animaliste si intrecciano con la presa di coscienza che il vegetarianismo è un’opzione sempre più razionale. E come chiudere gli occhi di fronte ai problemi derivanti dall'allevamento intensivo? Non l’ha fatto l’ONG Friends of the Earth, che ha presentato la sua indagine sull’impatto del consumo di carne nel mondo. Posizioni supportate nei social network da diverse associazioni, come la Vegetarian Society, che in questi giorni sponsorizza il #vegoutaltrincham. Si tratta di un festival, che si terrà nell’omonima città, in cui viene promossa la dieta vegetariana tramite differenti tutorial e ricette presenti presso la loro pagina twitter. Dunque l'essere vegetariani non è più un tabù.

Non mancano però anche posizioni divergenti. In uno studio condotto dall’Università di Graz, riportato dal quotidiano La Nuova Sardegna,  si sostiene che “chi sceglie (una dieta vegetariana n.d.a) sarebbe più soggetto ad ansia e depressione, svilupperebbe più facilmente allergie e sopratutto andrebbe incontro a un rischio doppio di infarto e tumore”. La studio in questione è stato già confutato nel sito dell’NSH (National Health Service) del Regno Unito in cui si afferma che non si fornisce “alcuna prova sul fatto che i vegetariani abbiano peggiori condizioni di salute rispetto ai carnivori”.

Il dibattito scientifico resta dunque aperto anche se una delle massime associazioni di nutrizionisti e dietologi americani come l’Academy of Nutrition and Dietetics afferma la validità della dieta veg*. Dopo una presa di posizione così autorevole la questione può anche chiudersi. I dibattiti scientifici, portati avanti soprattutto da non addetti ai lavori, non fanno che impantanarsi in una palude di dati spesso incomprensibili portati avanti da entrambi gli schieramenti in competizione.

Quella vegetariana resta pertanto una scelta strettamente personale, che poco ha a che fare con teorie pseudoscientifiche che ne fanno di essa una sorta di elisir di lunga vita. Le ragioni dell’animalismo non debbono fondarsi su studi scientifici di dubbia validità. Come nel celebre libro Se niente importa di Jonathan Safran Foer, sarebbe opportuno ritrovare un senso individuale: “ma qualcosa nel profondo di me – ragionevole o irragionevole, estetico o etico, egoistico o pietoso – semplicemente non vuole quella carne dentro il mio corpo. Per me quella carne non è qualcosa da mangiare”. Il vegetarianismo sicuramente non potrà curare il cancro, ma è certamente una questione di coscienza.