Alice nel Paese della Russia Bianca: tagliatele la testa, subito!

Articolo pubblicato il 25 maggio 2010
Articolo pubblicato il 25 maggio 2010
Dalla Bielorussia con amore: un rapporto sulle elezioni locali di fine aprile a cura di Olga Karatch, attivista per i diritti umani, militante dell'opposizione e novella eroina in un paese pieno di meraviglie. Lasciati alle spalle il voto ed i suoi risultati ufficiali, la testimonianza di Olga non manca di attualità. Sguardo d'insieme sui modi operandi della politica bielorussa.

Amo le avventure, altrimenti non mi sarei mai messa in politica. Ma al contrario di un videogioco, la mia “missione elezioni”, con l'obiettivo di arrivare al consiglio comunale, inizia con tutta una serie di rebus e accadimenti strani, ben prima dell'inizio del gioco. Durante la registrazione della mia candidatura mi viene consegnata una lettera dell'ufficio delle imposte. Perché solo a me? E perché proprio dalle mani del Presidente della commissione elettorale? Non mi è dato sapere; e alle domande inviate all'ufficio imposte via mail non ricevo nessuna risposta.

Sempre più curiosa

Un situazione inquietante, a tratti surreale

Proprio come Alice nel Paese delle meraviglie, mi rendo conto che le cose prendono una piega ancora più strana. Recentemente ho scoperto che le auto dei miei cari figurano sulla lista della polizia delle auto rubate. L'apice di questo rebus è il sequestro il 7 aprile della macchina di mio marito. Il fatto che al volante della vettura sedesse il suo legittimo proprietario apparentemente non ha fatto differenza alcuna per la polizia. Una logica, questa della polizia di Vicebsk, che faticano a comprendere appieno addirittura i poliziotti stessi. Immaginiamoci, infatti; la sorpresa dei funzionari del commando provinciale, quando all'interno della macchina "rubata" trovano 10.000 esemplari del Vitebski Kurier, l'unico media nelle mani dell'opposizione nella mia regione. Quando poi scatta la telefonata al comando centrale a Vicebsk, ogni dubbio è fugato: l'autovettura è stata sequestrata perché i funzionari volevano requisire le copie del giornale.

"Vi avverto per tempo, — gridò la Regina, pestando il suolo, — o voi o la vostra testa dovranno andarsene immediatamente! Scegliete!"

Ma non finisce qui. La vera sfida è stata l'organizzazione di un incontro elettorale. Il 10 aprile ho mandato notifica al distretto amministrativo di Vicebsk Oktiabrsk, per organizzare un incontro con i residenti della zona, in data 12-14 aprile. La reazione non si è fatta aspettare. Con la pratica #01-19/19B, firmata da V. A. Galanova, prima vice responsabile dell'amministrazione: «... l'unico luogo consentito per l'organizzazione di incontri con gli elettori è il campo all'aperto situato in via Pravda, al civico 63-1». E così sia.

Il 14 aprile ho chiamato altri tre candidati nel mio distretto elettorale, per proporre un dibattito «nell'unico luogo consentito». Nessuno dei candidati aveva per quell'orario altri incontri previsti. Eppure... verso le 18, poco prima dell'incontro che avevo organizzato, ricevo una chiamata da parte di un tale A. K. Kondratovich, che si presenta come vice capo amministrazione del distretto Oktiabrsk e che mi informa che il mio incontro doveva essere cancellato, dal momento che un altro candidato aveva riservato già il posto e la mia presenza non era gradita.

Ho sempre creduto che un candidato indipendente in Bielorussia deve essere dotato di superpoteri, come ad esempio sapersi muovere alla velocità della luce.

Ho sempre creduto che un candidato indipendente in Bielorussia deve essere dotato di superpoteri, come ad esempio sapersi muovere alla velocità della luce. Mi restavano solo 3.600 secondi per agire. Non avevo il tempo di informare gli elettori della cancellazione dell'incontro, ma dovevo proteggerli dall'accusa di prendere parte ad un'iniziativa illegale. Come prima cosa spedisco un fax di lamentele alla commissione elettorale, e con la fotocopia della lettera della sig.ra Galanova, che autorizzava l'incontro in via Pravda, parto alla volta del mio non-incontro

Ultimo dittatore d'EuropaIn effetti, il luogo era occupato. Il club universitario di danza e canto era stato strategicamente schierato sul luogo del delitto. Forse che i loro rappresentanti avevano compilato come richiesto la domanda ufficiale per l'utilizzo dello spazio pubblico, proprio in quel giorno? L'altro candidato elettorale, invece, che secondo la telefonata avrebbe prenotato lo spazio, se ne stava di fianco mogio mogio. Ho cercato di parlare con lui del problema, per trovare una soluzione di compromesso, ma non sono riuscita a cavargli una sola parola di bocca. Quello che è chiaro però, è che quel giorno non si è tenuto nessun incontro elettorale, né con i suoi, né con i miei elettori.

Eppure, il 15 aprile la commissione elettorale regionale m’indirizzava una lettera di biasimo per aver ostruito l'incontro elettorale di un candidato terzo. Di volta in volta, sembrava anche a me di correre seguendo un Bianconiglio. I miei incontri con gli elettori apparentemente suscitavano un interesse straordinario nelle autorità, tanto da meritare la presenza di ufficiali di polizia, incluso il comandante distrettuale in persona.

Il 15 aprile ho avuto una lunga conversazione con le autorità, grazie alle quale siamo riusciti a raggiungere un compresso. Forse posso finalmente premere start per la mia "missione elezioni". Ma non riesco a togliermi dalla testa l'idea che debba attendermi altre mirabolanti avventure.

L'autrice del testoQualche giorno prima del voto, Olga ha mandato in redazione un testo che iniziava con le parole: «Ho ricevuto una telefonata da due membri della commissione elettorale, informandomi che la mia candidatura per le elezioni era annullata. La ragione? L'aver distribuito ai bambini del mio distretto dei palloncini verdi. Palloncini, ben inteso, senza alcun messaggio di propaganda elettorale, senza il mio nome o quello di altri candidati. [...] Forse, se non fosse stato per i palloncini, l'avrebbero fatto per la mia sciarpa verde. D'altronde, dovevo immaginarlo, lo dicevano già ad Alice: “Why, the fact is, you see, Miss, this here ought to have been a red rose-tree...”».