Alfonso Marra, incomprensibile e fiero: uso Ruby per il successo

Articolo pubblicato il 01 aprile 2011
Articolo pubblicato il 01 aprile 2011
Alfonso Luigi Marra è la figura più misteriosa e emblematica dell'attualità italiana: avvocato, specialista nelle cause contro le banche, ha scritto libri che parlano di concetti astratti e forse privi di senso, e per pubblicizzarli ha scelto il trash. Ruby Rubacuori, innanzitutto. Poi Manuela Arcuri, star delle soubrette televisive.
Persino Lele Mora, manager di uomini e donne mercificati nel jet set italiano. In degli spot diffusi sul web e alla tv farneticano davanti all'obbiettivo, sulle note di una musica inquietante...

Se hai casa all’Eur, quartiere romano, due cose si danno per scontate: sei ricco e fascista. Alfonso Luigi Marra è sicuro solo di essere ricco, vive in una bellissima villa circondata da ampi giardini, luminosa, con pareti di marmo bianco e lampadari di cristallo, lastricata di rovere scuro.

YouTube è uno stato nello stato, imperium in imperio, e ha un Ministero degli Interni tutto suo. Dopo aver postato il video di promozione del suo libro Il Labirinto femminile con Ruby Rubacuori, l’avvocato Alfonso Luigi Marra è diventato ministro degli interni, esteri e pari opportunità dello youtube italiano. E non solo per i temi affrontati in una manciata di secondi – dallo “strategismo sentimentale” che indica il gioco di ruoli in una coppia, al “signoraggio bancario”, che si riferisce all’abuso di potere delle banche. Ma anche per la scelta provocatoria del testimonial, la Ruby dello scandalo berlusconiano, ovvero l’escort minorenne marocchina con cui sembra sia andato a letto il premier e che ha scatenato infiniti dibattiti sul ruolo della donna, sul corpo della femmina, sull’etica e la morale in politica.

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Prima di incontrarlo, era facile pensare all’avvocato come organico a una certa destra nostrana, quella di Berlusconi per intenderci, e interpretare le sue crociate contro il moralismo – per esempio – come una difesa di parte. Non che giochi a suo favore intervistarlo nella sua villa ornata di marmo bianco, su un divanetto di pelle su cui, in un video, appare in compagnia di due note soubrette, scosciate e intente a discorrere ancora di "signoraggio bancario" con autoreggenti esibite e sorriso smarrito. Magari, poi, per liberarsi dai pregiudizi, bisogna solo superare questo gioco di contrapposizioni che non ha nulla di complesso, ma è solo vagamente furbo. Anche perché è Marra il primo a dichiarare che con Berlusconi non ha nulla a che fare, «Berluschino – io lo chiamo così – neanche la voleva la mia candidatura nel 1996 all’Europarlamento, mi conosce e sa come la penso. Sono stato candidato da De Gregorio per motivi altamente ideologici». Quale sia la sua connotazione ideologica, poi, resta ancora da capirlo: «Non sono di destra perché la destra privilegia il singolo, non sono di sinistra perché mette la collettività prima dell’individuo, infine non sono di centro perché si colloca a metà tra la prima e la seconda».

Scrittore, filosofo, antropologo? Fine intellettuale?

«Ruby Rubacuori non c’entra nulla. Questa è una società che pratica la cultura della depravazione»

Quindi Marra non è berlusconiano. Allora, Ruby che c’entra? «Ruby Rubacuori non c’entra nulla. Questa è una società che pratica la cultura della depravazione». L’assurdità – o il fascino – di personaggi come Marra, sta nella capacità di far cambiare idea su loro stessi, una risposta dopo l’altra. Inizialmente si aveva l’impressione di avere di fronte un italiano medio con la fisima delle belle donne e del denaro, alla fine si giunge allo scrittore/filosofo/antropologo la cui astrusità delle dichiarazioni cela, in realtà, un’enorme sapienza. Si consideri il discorso: «La Storia di Giovanni e Margherita (penultimo romanzo di Marra, ndr) è il codice morale della prossima società. I codici morali sono tre – premette, sbagliando i conti - : l’Iliade e l’Odissea, che ci dicono come dobbiamo interpretare l’amore e l’onore (codice aristocratico); la Bibbia, che è il codice democratico. I primi due sono confluiti a Roma nell’Eneide. Poi c’è Dante – aggiunge - che non sopporto perché è bigotto. L’ultimo codice, quello del futuro, è appunto nel mio libro Storia di Giovanni e Margherita». Pausa, digressione: «Le donne non contano niente».

«Le donne non contano niente». Okay, ma allora Ruby? «Le donne non contano niente, contano in maniera indiretta. L’essenza della femminilità è la minigonna. Praticano la cultura della delega, la femmina vuole la garanzia di poter delegare la caccia e il lavoro all’uomo». Poi un’altra frase incomprensibilie: «La chiave di lettura della donna è la garanzia mentre gli uomini mirano al rapporto» Ecco cosa intende: «Ho rifiutato per lungo tempo le italiane per questa cultura caprina di portare i rituali di corteggiamento fino all’estremo».

Non sa usare l’iphone, l’avvocato, ha comprato l’ultimo modello e fa fatica a rispondere alle numerose telefonate che riceve. Sembra abbia molti affari di cui occuparsi, «Sono un vincente, basta guardarsi intorno. Quando entro in tribunale i magistrati se la danno a gambe: hanno paura di me. Faccio migliaia di cause contro le banche e le vinco sempre». Eh sì, Alfonso Luigi Marra, lo scrittore che paga di tasca propria pubblicazione, distribuzione e pubblicità delle sue opere, è un avvocato esperto in cause contro le banche e ha pure un sito, www.fermiamolebanche.it continuamente aggiornato, con tanto di estratti dai suoi libri scaricabili in pdf. «Perché Ruby? Perché utilizzando lei – una povera diciottenne che si è vista al centro della scena e non sa raccapezzarsi più – tutti, giornali italiani e stranieri, sono venuti a cercarmi e io ho avuto la possibilità di parlare del "signoraggio bancario". Mai capitato prima, considerato che dò molto fastidio alle élite sia economiche che politiche del Paese». Ecco, allora è un genio? 

Non è vero quindi che era un berlusconiano asservito al potere e non è vero che fosse un depravato e neppure un maschilista cavernicolo, è un genio che per stravolgere le regole della società ha utilizzato codice e canali della medesima. Un fine intellettuale integrato dotato di una certa ironia che ha fregato tutti. Giuro che per qualche minuto mi è sembrato persino bello, o meglio, più gradevole di come appare sulla foto di copertina de Il Labirinto femminile, il suo ultimo romanzo/saggio. Capita così con certi personaggi, hanno un fascino che si apre e chiude come un ventaglio: tra una domanda e l’altra sembrano talvolta necessari, talvolta inutili. Una scoperta prima e una vergogna dopo, come se in mezzo a un dialogo di un paio d’ore intercorresse un evento storico.

«La mafia come organizzazione è un’invenzione del sistema giudiziario»

«L’unica donna intelligente che ho conosciuto, anzi non l’unica ma la più intelligente, è la mia ex moglie. Solo che era così combattuta dalla contraddizione tra il suo ruolo e le sue capacità che è diventata pazza. Ci ho scritto un libro». Poi esagera: «Non esiste la mafia, ci sono tanti delinquenti, ma la mafia come organizzazione è un’invenzione del sistema giudiziario e serve a distogliere (dal signoraggio bancario di cui la magistratura è complice)». E poi ancora: «Io ho potere in Italia», «L’omosessualità è l’incapacità di reggere un rapporto conflittuale con l’eterosessuale e quindi si cercano dei contrattini, capisci?». Hanno questo di bello, certi personaggi, sono unici e insostituibili nella loro piccolezza.

L’avvocato scrittore annuncia che ci sarà un sequel al video, sempre con Ruby e mentre mi racconta i dettagli – lo gireranno a Napoli e farà da regista il figlio di Lele Mora – organizza il volo da Genova per la giovane marocchina. Si dimentica del registratore acceso e detta il numero della ragazza: 342 02 31…  Seduto com’è sul divanetto di pelle chiara, con alle spalle un ghepardo imbalsamato, lì dove l’altra diva Manuela Arcuri aveva recitato la frase cult sullo strategismo sentimentale, con il suo Storia di Giovanni e Margherita bene in vista, appare per quello che è: la riproposizione in farsesco di uno spettacolo a cui abbiamo assistito più volte.

Foto: home-page: fermo immagine dallo spot su YouTube. Marra: fermo immagine da marra.it; video: YouTube