Alex Winston: testa pop "dolce", croce folk "cinica"

Articolo pubblicato il 04 marzo 2011
Articolo pubblicato il 04 marzo 2011
Una dolce voce forgiata da dieci anni di lirica, imperversa sul palco come una soprano in un'opera di Puccini...Solo che al posto di archi e violini ci suoni pop, folk e elettronica! La cantante americana Alex Winston ha solamente 23 anni, ma la sua musica punta già in alto. Cronaca di un incontro mordi e fuggi tra il suo atterraggio a Parigi e la partenza per Berlino.

Arrivata in anticipo all'hotel dove Alex Winston rilascia una serie di interviste alla vigilia del suo concerto parigino al Nuoveau Casino, la riconosco mentre canta "Happy Birthday to you" a una coppia americana che festeggia il trentesimo anniversario di matrimonio con una bottiglia di champagne...

Sweet? No, grazie...

Ci troviamo a due passi dalla Place de la République. Alex Winston è a Parigi già da qualche ora e non nasconde il suo entusiasmo: "E' la prima volta che vengo in Francia, mi dice, scusandosi quasi. Dopodiché parto per Berlino e Francoforte...Ma é tutto un po' di corsa, mi sarebbe piaciuto restare un po' di più...". Benché il suo nome inizia solamente da poco a circolare su internet, Alex non è una debuttante: "In molti credono che io abbia 19 anni ma io sono fiera di dire che ne ho 23, e che da molto tempo faccio musica". Non le va proprio di farsi accollare l'etichetta di "rivelazione dell'anno". E non è neanche una "bambolina" che canta delle musichette 'giapponesizzanti', come si vuol fare credere. Certo, quando si ascolta la canzone Choice Notes nell'ultimo spot della Hyundai, la si potrebbe trovare - io per prima - "tanto tanto caruccia" e passare subito ad altro...Ed è proprio questo che Alex Winston vuole evitare. D'altro canto, quando le dico che la sua musica é "sweet", si difende gentilmente ma fermamente. Fan di PJ Harvey, Alex è sensibile alla "rabbia" della sua musica. Pur non pretendendo di poter cantare sullo stesso registro della combattiva inglese, si definisce volentieri una persona "cinica". E soprattutto, ha sempre saputo ciò che voleva.

"Control freak"

"Nata e cresciuta a Detroit", innanzitutto, è là che ha imparato "tutto quello che so". I suoi genitori ci vivono ancora e Alex ci ritorna spesso e volentieri. Trasferitasi a New York dal 2010, si è subito abituata alla frenesia della Grande Mela, l'unico luogo dove c'è l'opportunità di "combinare qualcosa nella musica". Quando parla della sua città natale, Alex pensa innanzitutto a quegli anni passati nelle piccole sale da concerto locali. "Ci suonano dei bravi gruppi. C'è qualcosa di speciale, a Detroit". Adolescente, fa parte di diverse band. Nel 2007, realizza il mini-album By the roots con uno dei suoi gruppi. Ma tutto ciò "la annoiava un po'", voleva suonare "la propria musica". Detto questo, essere in buona compagnia, aiuta. Soprattutto quando si è ancora una giovane cantante appena uscita dal liceo: "I ragazzi che formavano il gruppo erano molto più vecchi di me; era molto bello perché sapevano un sacco di cose. Mi hanno fatto scoprire delle musiche che io non conoscevo assolutamente". Oggi, il duo di produttori The Knocks l'accompagna ma non l'assilla. Alex dice di essere una "control freak" della sua musica: ci tiene alla sua libertà.

Prima di cantare in un gruppo e di marinare la scuola per ascoltare i suoi compagni suonare, Alex Winston ha ricevuto una formazione classica. La sua bella voce, cristallina e capace di acuti (molto) alti, ha imparato a conoscerla...grazie a Puccini! Quei dieci anni di "lezioni di opera", bisogna riconoscere che "non sono stati molto divertenti" ma sua madre ci teneva...Con il senno di poi, Alex pensa che gli abbiano apportato molto: "Non ho mai imparato il solfeggio. Lo strumento col quale mi esercitavo, era la mia voce. Cantare, è prima di tutto respirare". Il suo bagaglio musicale è sopratutto americano: l'etichetta discografica cult di soul e folk Motown, poi Chuck Berry, Bob Dylan... "Oggi, quando scrivo, non è a Puccini che penso", scherza... Allora, come gli viene l'ispirazione? " La notte, dopo qualche bicchierino!". Le melodie precedono sempre le parole...che non sempre ci sono. "Sparo delle parole che non esistono...è solo per accompagnare la mia musica". Le dico che è senz'altro questo lo spirito della poesia, della musica innanzitutto. Ma Alex Winston non si considera una poetessa. Assolutamente no. Essere cantautrice, vuol dire innanzitutto essere musicista. Non ha nulla contro le cantanti impegnate, al contrario, ma lei si definisce troppo "pudica" per esporre le sue opinioni pubbliche. Per lei "la musica deve essere pura".

"Camaleonte" vocale

Mercoledì 16 febbraio, l'indomani della nostra intervista, scopro sul palco del Nouveau Casino il piccolo mondo di Alex Winston. Sul palco, la ragazza simpatica di Detroit con la quale ho discusso tranquillamente e che si lamentava di avere l'aria di "una giovane debuttante di 19 anni", sembra averne dieci di più tanto sembra a sua agio dietro alla sua chitarra e al suo microfono. Bisogna vederla imporre la sua voce, il suo stile e la sua foga al suo team ma anche al pubblico. Ha grinta da vendere. Vestita di nero, braccia scoperte, presenta i sei titoli dell'EP Sister Wife, canta con i coristi e il pubblico, libera tutte le sfumature della sua voce. È ciò che mi aveva detto voler diventare . Un "camaleonte" vocale. Della sua voce, Alex Winston può fare quello che vuole, riprendere il buon vecchio Chuck Berry, volare tra le note fatte d'aria alla Kate Bush o sussurrarela sua Don’t Care about Anything, la ballata del suo (piccolo) album. Aspettiamo con impazienza il prossimo...su cui sta già lavorando.

Tutte le foto sono state pubblicate per gentile concessione di ©Alex Winston/myspace