Alcol: la Svezia compra alte gradazioni dai vicini

Articolo pubblicato il 06 agosto 2009
Articolo pubblicato il 06 agosto 2009

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Gli svedesi sono famosi per i loro eccessi alcolici. Già dal diciannovesimo secolo il Governo ha provato ad affrontare questo problema.

Gli svedesi hanno un rapporto difficile con l‘alcol: secondo uno studio commissionato dall’Ue bevono alcolici più raramente dei portoghesi (la maggioranza degli svedesi ha dichiarato di consumare alcol una volta alla settimana o 2-3 volte al mese, mentre il 47% dei portoghesi afferma di bere alcol quotidianamente), ma variano di molto le quantità di alcol consumate. Mentre il 69 % dei portoghesi intervistati ha dichiarato di bere solo una o due bevande alcoliche, il 29 % degli svedesi ha detto di consumarne il doppio e il 16 % addirittura cinque bevande.

La designer islandese Sigga Heimis si è trasferita in Svezia nel 2001, dopo aver lavorato per cinque anni a Milano, e ha fatto delle esperienze analoghe: «In Italia l’alcol era parte della cultura alimentare, bevevamo vino perché era previsto dal pasto. In Svezia invece l’alcol è un tabù, che non ha posto nella quotidianità». Ma quando gli svedesi iniziano a bere, dice Heimis, sono sfrenati, così anche una piccola bicchierata in ufficio dopo il lavoro può trasformarsi in una vera e propria sbornia.

Il “Systemet” svedese

Sin dal diciannovesimo secolo il Governo ha cercato di regolare la voglia di bere degli svedesi. Chi va in vacanza in Svezia forse si stupirà che nei normali supermercati si trovi solo birra con un tasso alcolico fino al 3,5 %, la cosiddetta “Lättöl”. Chi cerca alcolici più forti, o anche solo un buon vino, deve andare a comprarli nei Systembolaget, i negozi di alcolici controllati dallo Stato. Come i loro equivalenti norvegesi Vinmonopolet, durante la settimana questi negozi sono aperti solo dalle 10 alle 18, il sabato addirittura solo fino alle 13.

La politica svedese nei confronti dell’alcol affonda le sue radici nel diciannovesimo secolo, quando la Svezia era la casa dei poveri d'Europa, e la popolazione cercava conforto nella grappa e nell'acquavite. In reazione all’enorme consumo di alcol si sviluppò un movimento di astinenza che all‘inizio del ventesimo secolo contava 350 mila aderenti e che chiedeva al regno svedese un divieto totale dell’alcol. Il medico e assessore di Stoccolma Ivan Bratt ideò un compromesso il cui principio è lo stesso sul quale si basa il sistema odierno: escludere gli interessi di profitto privati attraverso la vendita controllata dallo Stato. L’omonimo sistema Bratt introdusse anche un libretto di razionamento, il cosiddetto motbok, che veniva concesso solo a uomini e donne nubili con più di 25 anni e solo in cambio di molte informazioni personali.

Dopo la fine della Seconda Guerra Mondiale, quando i razionamenti di qualunque sorta divennero impopolari, il sistema Bratt fu eliminato. Tuttavia il Governo svedese volle limitare il consumo di alcolici applicando un’elevata tassazione su queste bevande. L’ingresso della Svezia nell’Unione Europea, nel 1995, ebbe ampie conseguenze anche in merito all'alcol: in base al principio di libera circolazione delle merci, le importazioni, le esportazioni, la distribuzione e la produzione dovevano essere liberalizzate.

Ma, nonostante questo fatto, o forse proprio in seguito a ciò, non è cambiato nulla nella “missione” dello Stato: l‘apparizione su internet dei “Systemet”, come vengono chiamati comunemente i negozi statali di alcolici, informa in modo dettagliato sui rischi dell’alcol. Di per sé è una cosa positiva.©Akzidenz Grotesk /flickr

Il turismo alcolico scandinavo

In seguito ad un’analisi più approfondita, risulta evidente che i controlli dello Stato e i tentativi di evangelizzazione dei Systembolaget non risolvono il problema, ma lo trasferiscono solamente, e nel vero senso della parola, perché lo trapiantano verso gli economici Stati esteri. Chi, ad esempio, viaggia sul traghetto tra la danese Fredrikshavn e la svedese Göteborg, incontrerà quasi certamente degli svedesi che si sono riforniti in Danimarca di alcol a poco prezzo e che lo trasportano a casa su dei carrelli a mano. Anche Rügen è una meta di “shopping” amata dagli svedesi. Si può raggiungere comodamente via traghetto e ci si può rifornire di vino in Tetrapak e vodka in cartone ad un prezzo ancora più basso che in Danimarca. In Germania l'alcool è così economico che, nonostante i costi di viaggio, l'acquisto all'ingrosso si rivela comunque conveniente per i turisti dell'alcol. Ma gli svedesi non sono i soli a essere appassionati di viaggi: godono infatti dell’ottima compagnia dei loro vicini scandinavi. Anche molti danesi attraversano volentieri il confine tedesco per fare un carico di alcol, mentre i norvegesi, che tra gli europei sono quelli che pagano le tasse più alte sugli alcolici, si riforniscono in Svezia.

L’idea di proteggere la popolazione svedese dalle seduzioni dell’alcool attraverso i Systembolaget e un’elevata tassazione era sicuramente in buona fede, ma come spesso accade, la buona fede non dà per forza buoni risultati. Tuttavia, Sigga Heimis crede che il rapporto degli svedesi con l’alcol cambierà. «Sono fiduciosa che i giovani svedesi supereranno il tabù dell'alcol e potranno relazionarvisi in modo più rilassato. Questo non accadrà da un giorno all'altro ma, a lungo andare, anche in Svezia si affermerà una moderata cultura dell'alcol».