Albania: il cammino verso l'Unione Europea

Articolo pubblicato il 17 ottobre 2014
Articolo pubblicato il 17 ottobre 2014

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A ovest della penisola dei Balcani, la giovane Repubblica d'Albania si sta formando poco a poco. L'Albania ha ottenuto ufficialmente il suo status di candidata all'adesione dell'Unione Europea martedì 24 giugno 2014. Stefan Füle, Commissario europeo per l'allargamento, ha sottolineato in questa occasione che questo primo passo sarà una spinta per le riforme democratiche e giudiziarie del Paese.

Ex giocatore di basket, Edi Rama mostra da un anno il volto migliore dell'Albania, uno dei paesi più poveri d'Europa. Sindaco di Tirana, la capitale, poi Ministro della Cultura, nel giugno 2013 ha formato un governo in cui l'età media è di 45 anni e le donne rappresentano un terzo delle cariche ministeriali.

La Repubblica albanese ha visto la luce nel 1992. Dopo una dittatura comunista comandata con il pugno di ferro dal dittatore Enver Hoxha dal 1945 fino alla sua morte nel 1985, si apre quindi alla democrazia. La dittatura, considerata una delle più repressive della storia europea contemporanea, ha rappresentato un peso per la costituzione di un nuovo ordine democratico. Dopo gli anni di guerre civili e il clima anarchico che hanno seguito la fine del regime, la Repubblica d'Albania si lancia quindi sul cammino verso l'Unione Europea. Nel 2009, aveva chiesto all'Unione di accordarle lo status di candidata. Seguiranno tre rifiuti da parte di Bruxelles e la domanda dell'Albania è stata accettata solo lo scorso giugno.

Perché ha incontrato tante difficoltà?

Agli occhi dell'Unione Europea, l'Albania presentava un problema reale riguardo alle questioni di sicurezza sul suo territorio. La presenza di una mafia importante e influente nel Paese e in seno ai Balcani aggrava il problema. Il governo ha fatto molti sforzi per sviluppare un servizio di sicurezza efficace, limitare le azioni della mafia e assicurare quindi una migliore gestione del territorio e della popolazione.

Malgrado ciò, il sistema albanese resta ancora oggi estremamente corrotto. Si articola tra potere politico, potere economico e media. Le élites vicine al governo utilizzano le risorse dell'Albania per arricchirsi approfittando degli investimenti stranieri. Allo stesso modo, le imprese straniere accettano gli accordi con il governo, perché in Albania possono fare ciò che da loro non è concesso.

All'Albania restano quindi ancora molti progressi da compiere in termini di politica interna. Se è vero che lo status di candidato può effettivamente aiutare il Paese a costruire la democrazia e a svilupparsi, esso può anche incoraggiare alcuni aspetti perversi del modello albanese, che poggia sulla corruzione dei dirigenti a vantaggio delle imprese straniere e a scapito della popolazione. L'integrazione dei Balcani occidentali nell'Unione Europea e, in particolare, dell'Albania segue l'espansione logica della UE, secondo Philippe Moreau Defarges, ricercatore all'Istituto Francese per le Relazioni Internazionali. Con la sua adesione, l'Albania potrà svolgere un ruolo essenziale per la stabilità geopolitica dei Balcani. La via europea sarebbe il modo migliore per garantire e mantenere la regione senza conflitti e regolare le differenze nei Balcani, come, ad esempio, in Kosovo. L'Albania si dichiara pronta ad affrontare le numerose sfide che l'attendono. La giovane Repubblica deve, nel frattempo, superare le sue prove e seguire il cammino che la porterà, in qualche anno, a integrarsi nell'Unione Europea.